Al via il nuovo anno del Campus della Musica: l’intervista al direttore artistico Claudio Fabi

Al via il nuovo anno del Campus della Musica: l’intervista al direttore artistico Claudio Fabi

FIRENZE – In un mondo che va veloce, dove la posa conta più della stoffa, dove tutto è usa e getta a partire dal talento, c’è chi ancora crede in qualcosa e nei valori su cui si basa la professione di un artista.
Il talento esiste ancora, qualcuno ha ancora qualcosa da dire: in una società arida e troppo spesso brutale dove le persone vengono fagocitate dai meccanismi di mercato e dal circo mediatico che abbaglia ci sono ancora artisti che regalano poesia, passione e maestria. Dove sono? Come si esce dal circolo vizioso che obbliga ad apparire prima di essere, a sacrificare la propria arte e metterla da parte per omologarsi a una figura che qualcun altro ti cuce addosso?

 

Non è semplice emergere, in campo musicale soprattutto, non lo è stato per Lucio Battisti, per Franco Battiato e per De Gregori ma ancora più difficile lo è per chi ancora crede nel proprio sogno oggi, coloro che sentono quel bisogno viscerale di doversi esprimere per regalare agli altri la propria visione. In fondo l’arte cosa è se non condivisione?

 

Ed è proprio sulla condivisione e sulla formazione che si basa l’idea di Claudio Fabi e Carmen Fernandez che da 5 anni hanno dato vita a un progetto ambizioso e generoso allo stesso tempo. “Campus della Musica”, è questo il nome della nuova fucina di idee con base a Firenze che si propone di accompagnare gli artisti, o meglio tutti coloro che portano dentro il dono della sensibilità, in un percorso di formazione alla ricerca della strada giusta da intraprendere per realizzare il proprio sogno.
Non è un talent, non è una scuola, ma un cammino verso la consapevolezza di se stessi, che sta alla base della carriera artistica di un musicista, e allo stesso tempo un’occasione per farsi notare in un mondo in cui tutti guardano ma nessuno osserva: questo è il senso profondo del Campus.

 

Autore, arrangiatore e produttore, Claudio Fabi è uno dei protagonisti indiscussi della canzone italiana d’autore. I suoi successi sono praticamente ineguagliabili e le collaborazioni a dir poco storiche, solo per citarne alcune quella con Lucio Battisti, Paolo Conte, Johnny Hallyday e Claudio Abbado. Fabi, che si pone senza dubbio come testimone di cambiamenti importanti nell’ambito discografico italiano, lascia il bel paese negli anni ’90 per trasferirsi in Spagna per permettere al ballerino Joaquin Cortès di realizzare un disco. Ed è così che decide di rimanere in Spagna, a Madrid, per più di 20 anni. È proprio nella capitale spagnola che, insieme alla moglie e organizzatrice di eventi Carmen Fernandez, decidono di dare forma alla loro idea che prevedeva la costruzione di uno spazio dove fosse possibile esprimersi, dove gli artisti potessero crescere insieme ad altri artisti per creare una reale opportunità nel mondo musicale e discografico dei nostri giorni.

 

Abbiamo parlato con Claudio Fabi che ci ha raccontato meglio cosa è il Campus della Musica cercando di farci strada nel complicato mondo della discografia in una società in cui tutti si improvvisano tutto.

 

Come nasce l’idea del Campus della Musica, come è organizzato e quale è l’obiettivo di questo progetto?
“L’idea del campus nasce già in Spagna prima che a Firenze. In realtà io e Carmen, che è la direttrice esecutiva, non sapevamo se creare questa realtà qui a Firenze, a Milano o a Roma. Tutto nasce ovviamente dal talento e della preparazione, su queste basi noi lavoriamo per dare vita a un percorso di formazione al lavoro del musicista e per dare aiuti formativi e educativi ad esso. Il Campus della Musica si fonda principalmente sul tema della comunicazione e sulla personalizzazione. ‘Cosa può servire adesso a un ragazzo che ha talento ma non ha ancora trovato la sua strada?’: questo è ciò che ci chiediamo per realizzare al meglio la nostra professione.
Nel 2014 abbiamo così iniziato a cercare in Italia il luogo e l’amministrazione pubblica più adatta per rendere possibile il nostro progetto. È stato un caso fortunato perché nel momento in cui Dario Nardella è stato eletto Sindaco ha creduto subito in noi e ci ha dato il Teatro dell’Opera come sede principale. Fin dal primo anno gli iscritti furono subito molti, circa 60/70, e provenienti da ogni parte d’Italia. I primi tempi sono stati ovviamente di assestamento per capire quale fosse la strada giusta per noi da intraprendere e allo stesso tempo per far capire ai partecipanti cosa fosse il Campus, molti rimasero attratti dalla mia storia e dai grandi nomi, come De Gregori, che hanno preso parte al Campus per regalare ai partecipanti le loro esperienze.
Dall’idea all’azione sono passati 5 anni di lavoro nei quali alla formazione abbiamo unito anche la produzione che è per noi il premio per coloro che hanno le caratteristiche giuste per un progetto più a lungo termine che si traduce poi nella produzione dei brani per dare agli artisti un’opportunità in più.
In questo momento il nostro gruppo è formato da 20 artisti in gestazione e abbiamo realizzato due compilation, quella di quest’anno uscirà a breve e si intitolerà “Yes We Campus”, distribuita dalla Universal. Inoltre quest’anno, stabilendo una convenzione con il Teatro della Toscana, abbiamo ottenuto come sede principale quella del Teatro di Scandicci. Questo significa per noi una grande apertura ma anche una concentrazione logistica del nostro lavoro. Allo stesso tempo cercheremo di ridare vita al teatro aprendolo a terzi”.

 

Il Campus della Musica, e tutti coloro che stanno dentro a questa ambiziosa bolla artistica, si pone come un operatore culturale con lo scopo di offrire un percorso di formazione a tutti coloro che hanno il talento ma non hanno gli strumenti per fare del proprio sogno la loro professione. L’iscrizione e la partecipazione al campus è infatti totalmente gratuita e avviene attraverso la partecipazione all’evento annuale del Campus della Musica che quest’anno si terrà sabato 6 ottobre e domenica 7 novembre presso il Teatro dell’Opera di Firenze.

 

Perché un giovane dovrebbe scegliere il Campus della Musica e non un talent come X-Factor o Amici?
Alla base di tutto ci deve sicuramente essere il talento. La differenza sta nel criterio con cui il ragazzo si vede proiettato nel mondo della musica. La TV ha indubbiamente un grande potere e di conseguenza un talent, permettendo una continua visibilità, crea popolarità e quindi dà all’artista un’illusoria speranza di fare in fretta a scalare il successo. Dietro la macchina della TV ci sono poi altre grandi macchine legate al mondo della discografia ma è solo l’artista che deve scegliere cosa vuole fare del proprio futuro. Il talent non rappresenta un percorso di formazione ma è più legato al marketing cioè corrisponde ad entrare in un giro in cui speri che si accorgano di te.
Il campus non può e non vuole competere con i talent ed è decisamente una cosa diversa. Il Campus è un passaggio attraverso la formazione che ha un periodo più lungo. Il lavoro che facciamo noi è quello di concentrarci sulle canzoni e sul profilo dell’artista negli anni, cerchiamo di dare loro consapevolezza di sè, non di creare un prodotto che possa funzionare sul mercato discografico”.

 

Maneskin, Calcutta, Ghali: dove saranno tra dieci anni? La maggioranza di questi artisti sono fuochi di paglia destinati a spengersi subito?
“Questo discorso riguarda l’autoria e non la performance. La performance va e viene ma l’artista deve dimostrare sempre quello che vale e soprattutto deve continuare a creare. Quando si parte da una formazione si perfeziona il repertorio e l’immagine, in questo modo si è sicuri che questa formula artistica ha da dire qualcosa negli anni. Questa è la nostra forma di lavorare, la stessa che hanno utilizzato artisti del calibro di De Gregori e Battiato che hanno ancora un grande appeal per i giovani, a dimostrazione che la loro offerta artistica aveva un valore.
Oggi il discorso è diverso ed è legato principalmente all’immagine e alla macchina televisiva. La televisione ha creato e continua a creare personaggi per fare il proprio business, ma questi sono solo usa e getta. La formula di dare in pasto al pubblico qualcuno che vince e molti che perdono è una formula che funziona da sempre. Nella nostra società la TV ha preso il posto di un teatro o di un club riproponendo il contatto diretto che si ambientava in questi luoghi. Un artista può avere l’immagine giusta e il repertorio giusto e di conseguenza una possibilità maggiore grazie alla forte spinta che la TV può dare in termini di pubblico e popolarità immediata ma al 99 per cento questo non andrà oltre perché quello che propone è solo un qualcosa di pronto senza una formazione solida alle spalle. Gli esperti che lavorano nella grande macchina televisiva formano questi artisti per cercare di tirare fuori il meglio di loro in quella determinata situazione ma dal momento che non funzionano più li abbandonano ed è per questo che molti giovani dopo un incredibile successo immediato cadono in depressione o comunque rinunciano a credere nelle proprie capacità e nel proprio sogno.
È una formula, questa, che noi del Campus non abbiamo scelto perché non produce cultura ma solo un out out: successo o non successo”.

 

Cosa propone di diverso il Campus, e tu in particolare, ai giovani artisti?
“Quello che il Campus utilizza è un metodo che non fa male, non stiamo promettendo niente a nessuno ma abbiamo l’obiettivo di cercare di far emergere gli artisti in modo sano. I ragazzi passano con noi anni e questo non può far altro che bene, in primis perché condividono con altri musicisti quello che esprimono. La deontologia del Campus è quella che tutti quanti possano trovare momenti di condivisione creando occasioni importanti come il Circolo degli Autori o gli incontri con i grandi musicisti del passato. Bisogna poi essere anche imprenditori di se stessi, è un lavoro continuo che si sviluppa attraverso l’esempio e la condivisione degli stessi problemi. I nostri artisti sono persone felici e soddisfatte che venendo qui respirano aria pulita lontano dai grandi numeri e dalla logica dei soldi”.

 

Tu hai avuto l’occasione, durante la tua carriera artistica, di collaborare con i rappresentanti per eccellenza della musica italiana, primi tra tutti Lucio Battisti e Lucio Dalla. Come è cambiato il mondo del cantautorato e della discografia negli ultimi 40 anni?

“Il mercato musicale si è modificato tantissimo dagli anni ’70 e ’80 fino a passare da un grande potere della discografia nei confronti di tutto quello che succedeva a un nullo potere della discografia a favore della musica dal vivo e dello streaming. Oggi ognuno di noi può fare tutto e chi produce deve far sì che questi criteri vengano programmati e capiti e poi prodotti. Le etichette indipendenti infatti lavorano così: pochi soldi e molte idee e soprattutto un piano che metta nel posto giusto al momento giusto l’artista. Non importano grandi mezzi per fare successo, l’importante è far capire il cuore e quello che la persona ha da dire“.

 

Tu, a quanto pare, sei un ottimista e nonostante tutto credi e punti ancora sui giovani cercando di realizzare il loro sogno.
Mio figlio dice che sono un ossessivo compulsivo! La realtà è che culturalmente tengo sempre presente i 2000 anni di storia di umanesimo e so che i progressi e i valori nascono sempre dall’etica. Cambia la politica e l’economia ma la forza dell’uomo sta nel portare avanti nuove idee e per far questo bisogna sempre credere nel proprio lavoro. Bisogna studiare gli esempi ma capire sempre cosa c’è dentro di noi partendo dalla propria attività culturale.
Ho mantenuto questa visione negli anni solo perché da giovane ho avuto la fortuna di approcciarmi a questo lavoro dopo gli studi di musica classica e di conoscere persone e formare artisti che potessero durare negli anni capendo il loro talento e creandogli il più possibile le condizioni per andare avanti nel tempo.
Alcuni, nell’ottica della mercificazione, credono che il potere dell’artista derivi dalla multinazionale e che sia questa a creare esso ma non è così, al contrario il grande artista si è sempre formato da solo perché aveva qualcosa da raccontare. Esempio su tutti i Queen“.

 

Non è tutto così banale come alle volte sembra, quindi. Quanto è alto il rischio di uniformarsi alla moda? Adesso sembra che ci sia un filone che viene seguito da tutti i cantautori emergenti e nel quale il successo è più semplice.
È difficile farsi spazio nella nostra società odierna perché c’è effettivamente più domanda che offerta e questo è legato all’uso e al consumo della musica che si è spezzettato. Sono rimasti i grandi nomi, come per esempio Jovanotti, ma gli ultimi arrivati sono nati quasi tutti da etichette indipendenti iniziando a fare concertini qua e là, solo per citarne uno Brunori Sas. Lui, per esempio, è emerso perché è riuscito ad avere una buona gestione di sé e insieme ai suoi collaboratori si è creato un tipo di immagine e atteggiamento che funziona.
Bisogna essere figli di questi tempi, i ragazzi creano dei partiti e si uniscono per moda, come per esempio il minimalismo che ora funziona nella scrittura o nei video clip ma che in realtà rappresenta un modo di vivere e un modo di pensare“.

 

A proposito dell’universo social, sembra quasi che ora sia più importante quello che hai da mostrare rispetto a quello che hai da dire. Il talento passa anche attraverso instagram?
Sicuramente oggi l’immagine è importante e non possiamo dire il contrario perché è attraverso questa che si capisce cosa è l’artista. Allo stesso modo il mondo social lo considero un rischio che allo stesso tempo però presenta l’opportunità di scegliere quello che si vuole mostrare agli altri. Alla fine è un’occasione, l’artista deve guardarsi intorno e capire il linguaggio del suo pubblico, e qui si torna al fatto di essere imprenditori di se stessi. Non possiamo pretendere di essere capiti a tutti i costi.
In passato la potenza del marketing poteva imporre la presenza di una figura sul mercato che durava quel che durava e poi finiva, adesso no. Inoltre c’è anche una forte frammentazione territoriale e sociale che deriva dal provincialismo della società in cui viviamo e lo dimostra il fatto che un artista come Calcutta riempie uno stadio a Latina, la sua città, ma oltre quel confine?
In ogni caso credo però che ogni cosa vada sfruttata nel giusto modo, anche i social, un’artista deve usare gli strumenti che ha e giocare le proprie carte sempre. Questo si fa solo con l’osservazione, è solo guardandosi intorno che si capisce come poter massimizzare le proprie potenzialità“.

 

È quindi sottile il limite tra vendersi a un effimero successo, a un bagliore di luce che fa perdere l’equilibrio per un solo secondo e restare in piedi nel marasma della discografia odierna inondata da millennials su youtube e potenti macchine che fagocitano il talento e l’arte a favore del business.

 

L’arte è bellezza e verità, l’arte è rimanere fedeli ai propri valori, non sacrificare le cose in cui si crede ma avere l’intelligenza di cambiare punto di vista per sbirciare intorno a noi e capire in che direzione va il mondo, senza affogare nell’egocentrismo e nella auto commiserazione che nessuno ci capirà mai.
L’arte è una cosa seria, non è improvvisazione, non è una scintilla, il talento può esserlo ma per diventare arte deve essere coltivato con pazienza e fatica. Ed è questo che Claudio Fabi, portavoce della filosofia con cui si muove e agisce il Campus della Musica, cerca ogni giorno di trasmettere ai partecipanti che prima che cantautori sono uomini e donne con le proprie paure e le proprie debolezze ed è giusto che sia così, anzi sarà proprio da queste che, con sensibilità e orgoglio, verrà fuori l’anima, l’unica cosa che conta nella vera arte, niente di più.

 

L’invito è quindi rivolto a tutti e le iscrizioni al nuovo anno del Campus della Musica sono ancora aperte. Basterà visitare il sito www.campusdellamusica-firenze.com e prenotarsi per l’evento del 6 e 7 ottobre dove si inaugurerà la nuova stagione attraverso la presentazione del progetto e l’incontro con ospiti speciali tra cui Motta, Stato Sociale, I Ministri, Zen Circus e Brunori Sas. Sarà possibile in quell’occasione seguire la procedura per essere scelto e iniziare a far parte di questa realtà. Inoltre tutti gli artisti che già fanno parte di questa grande famiglia avranno la possibilità di esibirsi e di presentare la nuova compilation “Yes We Campus” che sarà portata in tour in tutta Italia nei prossimi mesi.

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