Tom Waits strega il pubblico italiano

Tom Waits strega il pubblico italiano

MILANO – Non solo Summer Festival… la viareggina D’Alessandro & Galli, oltre all’importante festival lucchese, ha prodotto e organizzato le tre tappe milanesi di Tom Waits in Italia per il suo Glitter and Doom Tour. Un paradiso per gli occhi, le orecchie e lo spirito di 9.000 fans.

Roberto Benigni, Nicoletta Braschi e Lella Costa presenti al concerto del 17 luglio

Quello di giovedì sera 17 luglio al Teatro degli Arcimboldi a Milano, è stato uno di quei concerti che passerà sicuramente alla storia per vari motivi: il primo fra tutti è la presenza in Italia di Tom Waits, cantautore americano con la voce roca “modellata” da anni di vita “sulla strada” a base di alcool e sigarette, che nell’arco della sua carriera (iniziata nei primi anni ’70) ha toccato il suolo italiano solamente tre volte: una brevissima apparizione al Premio Tenco nel 1986, durante il Mule Variations Tour a Firenze e in questa occasione milanese; secondo motivo per la band stellare che lo ha accompagnato (anche se mancava Larry Taylor, più volte annunciato dalla stampa) Patrick Warren alle tastiere; Omar Torrez alla chitarra suonata in spanish-style, Vincent Henry ai fiati, Casey Waits (figlio di Tom) alla batteria e percussioni e Seth Ford-Young al basso e contrabbasso; altra caratteristica la presenza in platea di numerosi vip del mondo dello spettacolo mondiale: Roberto Benigni con Nicoletta Braschi, i R.E.M. (senza Michael Stipe), Vinicio Capossela, Mario Luzzatto Fegis, Lella Costa, la moglie di Waits Kathleen Brennan (poetessa-autrice di tutti i testi dell’ultimo periodo del cantautore) e altri ancora nascosti tra il pubblico cercando di non “rubare” la scena al personaggio Waits; non ultimo motivo l’affascinante baraccone da luna park creato sul palco che faceva da sfondo all’istrionismo e alla giocosità delle interpretazioni di Waits.

La scaletta parte subito con un pezzo dell’ultimo triplo cd “Orphans”, Lucinda, inframezzata da Ain’t Going Down To The Well per poi prendere la strada dei vecchi successi con Falling Down, la canzone portata al successo da Scarlett Johannson nella sua breve incursione musicale della sua carriera, e con Way Down in the Hole, Black Market Baby, Hang Down Your Head, Misery is the River of the World, Eyeball Kid. Le emozioni più forti arrivano nella seconda parte quando Waits lascia il palchetto circondato da megafoni, trombe e cosparso di gesso bianco creando, ad ogni passo,  un polverone degno dei migliori spettacoli da vaudeville: si mette al pianoforte e scherzando con il pubblico sul dialetto milanese intona le prime note di On The Nickel, per poi passare alla canzone accolta con grandissimo entusiasmo, Tom Traubert’s Blues e il suo ritornello Waltzing Mathilda… Subito dopo un saluto al suo caro amico Roberto Benigni che con lui ha recitato in due film Daunbailò e Coffee and Cigarettes (entrambi di Jim Jarmusch) e suonato il pianoforte nell’incipit de La Tigre e la Neve dello stesso Benigni. Ed è proprio quella You Can Never Hold Back Spring che Waits dedica al suo amico e alla moglie in un’interpretazione struggente, poetica e crepuscolare.

Con Innocent When You Dream il pubblico diventa il protagonista nel momento in cui Tom lo lascia cantare a squarciagola il ritornello: «It’s such a sad old feeling, the fields are soft and green, it’s memories that I’m stealing, but you’re innocent when you dream, when you dream, you’re innocent when you dream…». La collaborazione con il pubblico continua nella canzone seguente, Lie To Me, in cui Tom lo incita a fare il verso del “rain dog” (un suono a metà tra un ululato e un gridolino effeminato). In Hoist That Rag e Make It Rain sale sul palco anche l’altro suo figlio Sullivan nel ruolo di percussionista e clarinettista. Make It Rain segna la conclusione spettacolare del concerto, attraverso una cascata di coriandoli e glitter che cade come la pioggia sopra la band. Ma richiamato a gran voce dal pubblico per più di cinque minuti, eccolo che ritorna sul palco per lasciarci ancora tre canzoni indimenticabili tra cui Hold On, romantica bluesaggiante ballata di Mule Variations, Goin’ Out West e Anywhere I Lay My Head tratta dal suo disco più alternativo Rain Dogs.

Un concerto fuori dal tempo, magico, che ci conduce là dove nessun artista fino ad oggi ci ha accompagnato, ovvero nella bellezza della miseria umana, della povertà, dell’essere al di fuori degli standard umani e sociali, per dirla all’americana, degli outsiders, di coloro che sono al di fuori di ciò che è considerato normale. Tom Waits è il cantore di questo tipo di uomo: quello che la società vede come un emarginato Tom lo rende unico, prezioso; quello che sta sui bordi delle strade, Tom lo esalta a vate; quello che erra senza una meta, come un cane randagio, Tom lo celebra come un santo. Lui stesso, definito l’orco di Pomona si fa paladino della gente comune e si inserisce nella galleria dei personaggi della storia della letteratura insieme a Quasimodo, ai nani di Biancaneve, ai personaggi Beckettiani, ma anche al Don Chisciotte. Potremmo definirlo un diavolo moderno che rende l’inferno un paradiso attraverso le sue canzoni, nella bellezza delle sue ballate, nell’umanità dei suoi testi.

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