Destra e Sinistra, la diversità sta nell’approccio al domani

LUCCA – Per affrontare il tema di oggi la prima cosa da fare potrebbe essere porsi una domanda: “Che cos’è la Destra, che cos’è la Sinistra?” come cantava Gaber con la sua pungente ironia. E’ un quesito, oggi, più che mai attuale e senza una risposta definitiva da parte del mondo delle scienze politiche. Nel Secondo Dopoguerra era facile individuare la dicotomia grazie ai due blocchi dominanti, gliStati Uniti democratici e liberali a destra, l’Unione Sovietica comunista e totalitarista a sinistra, una frattura importante che ha segnato la storia di quasi tutto il ‘900.

Oggi, nel mondo, si affacciano movimenti, come da noi i 5 Stelle, che sembrano avere in sé i tratti di entrambe le tradizioni. Dovremmo, forse, valutare la ricollocazione di destra e sinistra in un contesto meno rigido che veda le due parti su posizioni diverse ma ridefinite su canoni diversi. Una considerazione che si può applicare anche ad altre realtà europee.

Le due componenti sono state facilmente definibili fino alla caduta del muro di Berlino, quando parlare di sinistra voleva dire riferirsi a valori come rivoluzione, progresso, giustizia sociale, emancipazione delle minoranze, a destra, invece, si sottintendevano valori come la meritocrazia, il conservatorismo, l’adesione alla tradizione, il pragmatismo. Con la caduta delle ideologie i termini destra e sinistra hanno in parte perso la forza del loro significato.

Fino a ieri, perciò, si potevano classificare come estremisti di destra coloro che avevano una interpretazione radicale e massimalista delle posizioni tipiche della destra, quali ad esempio conservatorismo e un movimento di estrema destra poteva essere di ispirazione neofascista, o appoggiare il neonazismo. A sinistra, invece, coloro che facevano riferimento a ideologie o filosofie quali il comunismo, il socialismo, l’ecosocialismo, il marxismo, il trotskismo, il marxismo-leninismo, l’internazionalismo, l’anarchismo ed il femminismo, in sostanza, tutti quei soggetti o gruppi che miravano al rovesciamento tramite una rivoluzione del capitalismo con una conseguente instaurazione di una società egualitaria e collettivista.

LUCCA – Oggi è molto diverso: la destra e, forse con maggior evidenza, la sinistra hanno ripudiato i rispettivi estremismi, hanno entrambe un approccio più liberale e hanno nella democrazia il loro unico orizzonte. Hanno accettato la costruzione di una società che fornisca uguali possibilità, ma che diversifica sulla base del merito, con una differenza sulla necessità espressa dalla sinistra di non lasciare indietro nessuno, ma non è su queste differenze che più si identificano i diversi schieramenti. La diversità sta nell’approccio al domani dove la sinistra continua ad essere la forza che cerca di anticiparlo e guidarlo mentre la destra sembra preoccupata e lo intende come una minaccia da cui difendersi. In questo, oggi, si manifesta la differenza: a sinistra l’apertura si traduce in internazionalismo, in contaminazione culturale, e in un’attenzione ai diritti e all’ambientalismo, a destra, invece, c’è paura per la diversità e diffidenza per il non conosciuto che generano un appiattimento su movimenti isolazionisti e parafascisti.

La sinistra, infine, ha sempre avuto una particolare attenzione verso il lavoro e la sua dignità, ed un riguardo alla ridistribuzione della ricchezza. A questo proposito faccio solo un inciso, secondo il Rapporto “Grandi disuguaglianze crescono”di Oxfam, diffuso da pochissime testate nazionali, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza.

Nell’enciclopedia Treccani alla voce estremismo politico si legge: “collocazione degli attori politici (partiti, sindacati, movimenti, associazioni o individui) in prossimità di un estremo dell’asse destra-sinistra definito in termini prevalentemente ideologici. La difficoltà di generalizzare i concetti di destra e di sinistra ha indotto a riformulare la nozione in termini storici e psicologici. Perciò sono stati individuati alcuni nuclei tematici di cultura politica ai quali ricondurre ideologie e comportamenti estremistici: per es., il nazionalismo, il razzismo, il totalitarismo.”

Alla base di ogni estremismo, comunque, ci siano temi molto forti. Quando, come oggi, le ideologie non sono più i riferimenti della politica vengono ricercate altre fonti di ispirazione per coloro che intendono vivere nella società portando il confronto ai limiti estremi e esprimendo la volontà di contrapporsi fino allo scontro frontale e fisico. Sono comportamenti che fanno parte della natura umana e che, nel contesto socio-politico, si esprimono soprattutto con finalità e intenti destabilizzanti, a prescindere dall’appartenenza

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