“Migrantes”, parte tre: tensioni razziali e “guerra fra gli ultimi”. Il caso Giardino

LUCCA – “Se vogliono la guerra, faremo la guerra!”, grida alla telecamera una donna anziana in sedia a rotelle con i tubi dell’ossigeno nel naso. Sul video poi appare una costruzione fatiscente, parte una musica inquietante e arriva il titolo del servizio: “Lucca, nel palazzo della vergogna”. Siamo ai primi di settembre nel Quartiere Giardino della frazione di Pontetetto e la trasmissione andata in onda in quei giorni si chiama “Dalla vostra parte”, un form condotto assieme a “Quinta colonna” da Paolo Del Debbio, giornalista televisivo di origini lucchesi. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni – durante l’ultima campagna elettorale – aveva visitato “a sorpresa” il Quartiere Giardino, accompagnata dal dirigente provinciale del suo partito, Marco Santi Guerrieri, protagonista assoluto della trasmissione di Rete4 di cui stiamo raccontando: “Ultimamente stanno avvenendo diversi fatti di ruberie – ha detto a “Dalla parte vostra” il politico -, sono sparite delle biciclette, sono stati fatti scassi”. In particolare degli extracomunitari avevano occupato “Il palazzo della vergogna”, ossia la famosa “Stecca” al centro di un locale Contratto di quartiere che ne prevedeva l’abbattimento per recuperare “spazio verde” ed eliminare una struttura architettonica che – secondo gli abitanti – richiama il termine “ghetto”. La storia continua, dopo la trasmissione Mediaset, con il Comune che dispone la muratura delle entrate della costruzione. Rimane comunque nella memoria l’immagine dei cittadini in rivolta che guidano le telecamere in un edificio ben oltre i limiti umani dell’abitabilità (nonché dell’agibilità), gli slogan contro i derelitti che lo avevano occupato abusivamente e qualche punto interrogativo: cosa facevano di male gli extracomunitari oltre a vivere in condizioni di degrado assoluto? E’ vero che la stecca sarà ristrutturata per accogliere – come dicono al quartiere – “rom, sinti e neri”? Insomma si tratta davvero di un problema legato alle tensioni razziali? Per rispondere è necessario tornare indietro nel tempo, alla fine degli anni Cinquanta…

C’era una volta la Cittadella

Prendeva il suo nome dalla famosa Cittadella di Castruccio Castracani ed era uno dei quartieri popolari all’interno del centro storico. Si trovava fra la via omonima, la piazzetta Cittadella e le vie dei Tabacchi e del Molino finché – per una serie di scelte urbanistiche – ne fu decisa la demolizione a partire dal 1957. Vi abitavano circa 40 famiglie che oggi probabilmente rientrerebbero nei canoni delle “nuove povertà”, che furono trasferite (assieme ad altre provenienti da altre zone “degradate” del centro storico) proprio nel Quartiere Giardino, che fu costruito per ospitarle agli inizi degli anni Sessanta. “Rimase nella Cittadella la famiglia Pioli – racconta Mauro Favilla, ex sindaco di Lucca che fu primo cittadino in diversi periodi storici, fra cui gli anni Settanta -, che vinse un ricorso contro la demolizione della sua abitazione”. Ma tant’è: le nuove stecche, che erano due, furono assegnate secondo criteri stabiliti dall’amministrazione locale, visto che non si trattava di edifici costruiti dall’Ente autonomo Case Popolari (fondato nell’era Fanfani), ma di proprietà comunale. Favilla racconta che però “pur essendo stato allora un grande miglioramento per quelle persone, lo stile di vita di queste ultime portò a un veloce degrado delle strutture”. Famiglie che vi si ammucchiavano dentro di generazione in generazione, vasche da bagno usate come orti o fioriere e altre situazioni osservate negli anni, non facilitavano l’integrazione del quartiere all’interno dei canoni sociali della classe media, rendendo di fatto nel tempo il quartiere una sorta di “ghetto”. “Quando gli anziani morivano la casa passava automaticamente ai figli – continua Favilla – in maniera legittima, il problema è che nel caso si liberasse una casa, essa veniva automaticamente occupata da altre famiglie”, creando così una catena – diciamo – di usi e consuetudini che esulavano la burocrazia, creando negli anni una vera e propria nebulosa sull’effettiva titolarità degli inquilini nei riguardi delle case in cui vivevano. Attraverso questo scenario di forte degrado edilizio e disagi per le famiglie, che affonda le sue radici in una passato ormai lontano, si arriva alla metà degli anni Duemila, quando Lucca si aggiudica – come prima classificata in Toscana – un finanziamento ministeriale di circa 9 milioni di euro per la riqualificazione del quartiere Giardino. Ossia…

Il Contratto di quartiere

Costruisci nuovi alloggi, spostaci le famiglie e poi distruggi i vecchi edifici fatiscenti dove abitavano: era questa la politica del Ministero delle infrastrutture. Certo, le Regioni erano gli enti prioritari nella distribuzione dei finanziamenti, ma qualora non ne avessero fatta esplicita richiesta entravano in graduatoria i comuni e fu così che i fondi arrivarono a Lucca. C’era però un problema, ossia i “patti di stabilità”, che rendevano le amministrazioni pubbliche incapaci di gestire i fondi, così vennero create delle società satellite come prolungamento stesso degli enti. Per gestire i fondi del Contratto di quartiere fu così creata la “Lucca Holding Progetti Speciali e Risorse Srl”, che teneva per conto del Comune di Lucca i rapporti con il Ministero e aveva come missione la realizzazione dei nuovi alloggi, nonché l’abbattimento di quelli vecchi. L’iter, partito dal 2006 e arrivato ai giorni nostri attraverso tre amministrazioni (Fazzi, Favilla e Tambellini), che – fra ciò che è già stato fatto e quello che rimane da costruire – porterà entro giugno 2016 al numero totale di 62 alloggi comunali (ad opera di Lucca Holding Progetti Speciali), 86 realizzati da Erp Lucca (Edilizia residenziale pubblica), 1 area commerciale, 2 demolizioni, una riqualificazione 300 metri quadrati per le attività sociali), nonché lo scavo di 1 enorme cassa di espansione di 13 ettari richiesta dall’Autorità di Bacino come protezione del quartiere dagli eventi alluvionali (costata circa 1 milione e mezzo di euro e realizzata fra il novembre 2008 e il giugno 2014). La differenza fra le case della Holding e quelle dell’Erp stanno nei canoni calmierati: per le prime (26 consegnate e assegnate, 36 in consegna a marzo) si paga circa 40 euro al mese, mentre per le altre la somma varia fra i 180 e i 300 euro. “I nostri alloggi sono di classe energetica alta – spiega Andrea Bertoncini, amministratore unico di Lucca Holding Progetti Speciali Srl -, quindi realizzati secondo i più moderni canoni di abitabilità. Gli slittamenti nelle consegne (il piano edilizio doveva concludersi nel 2011, ndr) sono dovuti a problematiche di cantiere per i diversi cambi di affidamento dei lavori, visto che le ditte fallivano per la crisi economica e la formula di assegnazione delle nuove gare richiedeva tempi non proprio agili”. Insomma, alla fine la faccia del nuovo Quartiere Giardino la potete vedere in anteprima nelle foto del plastico allegate a questo articolo, ma rimane il problema principale della stecca non demolita della discordia. Perché dopo un anno e mezzo dall’insediamento della giunta Tambellini si è fatto marcia indietro? E’ vero che sarà ristrutturata e assegnata “a rom, sinti e neri” come dicono gli abitanti del quartiere? Lo chiediamo ad Antonio Sichi, assessore comunale con delega alle Politiche Abitative e Valorizzazione Immobiliare.

L’emergenza umanitaria

L’ex sindaco Favilla ci aveva già spiegato come “i tempi sono cambiati e ciò che anni fa era una politica di lenta integrazione di soggetti borderline è diventata in pochissimi anni un’emergenza a causa dell’intensificazione dei flussi migratori”, asserendo che se fosse lui a governare punterebbe sulla ristrutturazione di capannoni industriali per far fronte al nuovo scenario. Anche Sichi è d’accordo sul fatto che l’emergenza abitativa sia collegata ai tanti arrivi dalle nazioni in guerra, ma non solo. “Con l’esplosione della bolla, fra il 2008 e il 2009, il mondo è cambiato – spiega –, basti pensare che dalle 472 richieste di affitti calmierati del 2009 siamo arrivati a 622 nel 2014, ossia a un aumento del 40 percento dovuto alle nuove povertà. Per questo il Contratto di quartiere pensato nel 2004 e approvato nel 2005 è stato rivisto. Perché si parla di uno scenario completamente diverso, allora tutte le agevolazioni andavano verso l’acquisto di un’abitazione, tanto che molti comuni avevano anche dismesso gli uffici casa, oggi la richiesta è del tutto diversa”. L’assessore, nato nel quartiere Cittadella, racconta poi di non essere finito nel Quartiere Giardino solo perché la sua era una delle poche abitazioni che non fu demolita: “Capisco molto bene la realtà di chi abita nelle case popolari – continua -, ma le indicazioni sono cambiate perché la crisi degli alloggi adesso chiede di ristrutturare anche i vecchi edifici che un tempo venivano demoliti. La Regione Toscana ci ha quindi chiesto una ricognizione di tutte le strutture sfitte, come ha fatto con tutti gli altri comuni, e ha poi deciso che la stecca doveva essere destinata all’accoglienza”. Basti pensare che negli 2 anni sono stati assegnati 134 appartamenti, contro ai 270 dei 10 anni precedenti. “La nostra scelta è favorire politiche di integrazione, non chi vive esclusivamente di assistenzialismo, perché vogliamo che i cittadini abbiamo i mezzi per rialzarsi dalle attuali difficoltà”. Ma è vero ciò che sostengono gli abitanti del Quartiere Giardino che la stecca sarà destinata preventivamente a certe etnie piuttosto che altre? “L’edificio è composto da 4 appartamenti e 10 mini appartamenti – risponde l’assessore – che saranno assegnati a chi ne avrà diritto in graduatoria. Lei cosa pensa, che in case così piccole andranno grandi nuclei di persone? Probabilmente se le aggiudicheranno delle coppie di anziani, il resto sono leggende metropolitane”. E siamo da capo: c’è un problema di tensione razziale al Quartiere Giardino?

Noi e loro

“Gli extracomunitari sono una componente marginale dei problemi al Quartiere Giardino, che di fatto non è certamente in lotta con gli immigrati – spiega Fabio Barsanti di Sovranità, che ha seguito la vicenda -. Certo, i cittadini lì sono tutti d’accordo sul concetto del ‘Prima gli italiani’, ma le tensioni non sono di natura razziale. L’attenzione sugli extracomunitari è stata posta al momento dell’occupazione della stecca tramite lo sfondamento delle porte, ma si è trattato di una situazione temporanea”. Insomma, pur dando il via alla muratura delle porte la trasmissione televisiva ha sbagliato il bersaglio? “Bisogna vedere che succederà – continua Barsanti -: se come ha annunciato l’assessore Sichi il Comune farà davvero ristrutturare la stecca per destinarla all’emergenza abitativa, quindi a situazioni di marginalità, sappiamo già che in quei parametri rientrano prima di tutto rom ed extracomunitari, gli italiani sono sempre una minima parte. Gli abitanti del quartiere si sentono in un ghetto e hanno paura che la situazione peggiori. Il servizio televisivo ha messo fine alle criticità legate all’occupazione abusiva, l’assegnazione dei nuovi nuclei è un altro problema”. Ma cosa hanno fatto gli immigrati per essere così odiati? “I cittadini hanno imputato a loro i furti nelle abitazioni sulla base delle statistiche dei crimini, che vedono gli extracomunitari in testa alle classifiche. Poi la paura del ‘vicino nero’ se ci pensate è una cosa umanamente comprensibile, anche se non sempre è legittima. Il punto è che la giunta Tambellini non ha rispettato il contratto fatto con i cittadini, che quindi si sentono traditi dalla politica. Poi è giusto che se mancano case si debba provvedere, ma proprio sulla base di questa mancanza di rispetto di cui si sentono vittima al Quartiere Giardino sarebbe meglio individuare nuove soluzioni e tenere fede agli impegni con gli abitanti del posto. Noi continueremo a sostenerli organizzando con loro manifestazioni di protesta civile”. Ma esistono sul territorio luoghi dove si respirano delle reali tensioni razziali? “Abbiamo rilevato – risponde Barsanti – criticità in questo senso nelle zone dell’Arancio, di Largo Sforzi e in via Vecchi Pardini, a Sant’Anna. E’ lì che i progetti di inclusione vanno in cortocircuito con la vita quotidiana degli abitanti del posto”.

I capponi di Renzo (conclusioni)

Diceva Oscar Wilde che “L’opinione pubblica è il tentativo di organizzare l’ignoranza della comunità e di elevarla alla dignità di una forza fisica”. E come stiamo tristemente osservando ci sono persone che hanno preso alla lettera queste parole, visto che intorno a noi si sta scatenando il caos, nutrito dalla paura e dal pregiudizio. Senza stare ad approfondire situazioni al limite, come politici che sventolano armi da fuoco in diretta televisiva, è chiaro che sia in corso una strumentalizzazione che gioca sulla solita formula della lotta al diverso come catarsi per la sofferenza vissuta dai cittadini. Ma – come già detto – individuare il male assoluto in un’etnia o in una particolare cerchia di persone non risolve i problemi di una nazione completamente in ginocchio a causa di decenni di politiche scellerate, molte delle quali portate avanti proprio da coloro che si fanno oggi paladini del cambiamento. In realtà, vedere sullo schermo una persona anziana, sulla sedia a rotelle e i tubi dell’ossigeno inveire contro un branco di derelitti che – da quel che sappiamo – sono colpevoli solo di essere costretti a vivere in condizioni disumane a causa della loro povertà fa pensare, nonostante l’illegalità della loro azione di occupazione che va comunque condannata. Fa pensare perché, come abbiamo visto, anche gli stessi abitanti del quartiere preso in esame hanno nel tempo sviluppato una sorta di “usi e consuetudini” che trascendono la mera burocrazia sulla base di una necessità che non è solo umana, ma è presente anche nel regno animale: trovare una tana, un rifugio. Una casa. L’emergenza alloggi rientra a tutti gli effetti nel “pacchetto emergenza immigrazione”, per questo abbiamo deciso di affrontarla in questa puntata del ciclo “Migrantes”, nonostante fosse trasversale e comunque – come ha giustamente detto Barsanti – “marginale” ai veri problemi degli abitanti del quartiere, che vanno collocati all’interno di un sistema che – nel bene o nel male – crea cortocircuiti, disagio e l’impressione di sentirsi traditi o abbandonati da chi invece dovrebbe tutelare. Fa pensare perché l’impressione è che tutti quanti – italiani ed extracomunitari in grandi difficoltà – facciano parte di un disegno più grande che qualcuno potrebbe chiamare “divide et impera”. A noi, invece, osservando questa “guerra degli ultimi” viene semplicemente in mente un passo de “I promessi sposi”. Quello dei capponi di Renzo: “Lascio pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe a capo all’ingiù, nella mano di un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. (…) e dava loro di fiere scosse, e faceva sbalzare quelle teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra,come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.

Stefano Giuntini
@Stefanogiuntini

(Si ringrazia per la collaborazione “Lucca Holding Progetti Speciali e Risorse Srl”. Hanno collaborato Lorenza Cardone, Mauro Favilla, Gabriele Landucci, Andrea Bertoncini, Antonio Sichi e Fabio Barsanti).

Leggi anche

“Migrantes”, parte due: l’accoglienza profughi nella società civile

“Migrantes”: il ruolo della Chiesa nell’accoglienza, fra luoghi comuni e realtà

18 commenti

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

18 Commenti

  • Admin
    27 ottobre 2015, 00:43

    mettetela come volete ma dove ci sono migranti c’e’ tensione sempre e comunque e degrado

    fanno gruppo solo tra loro come delle bande e il resto lo sappiamo

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 02:08

    Ancora standing ovation!!!!!!!!

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 10:35

    Interessante, approfondito e (a quel che mi risulta) obiettivo.
    Preparo i popcorn per leggermi i commenti degli odiatori professionisti che frequentano questo sito.

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 11:46

    Articolo molto illuminante,impeccabile,che affronta i problemi di cui sentiamo sempre parlare sui giornali in modo diverso,trasversale e rende un punto di vista sul tema inedito e controcorrente…azzecatissima,in questo contesto,la metafora dei capponi del Manzoni,dove Renzo è Renzi(lo Stato che dà le scosse),l’Europa l’Azzeccagarbugli che alla fine non risolve niente,cittadini ed extracomunitari delle povere bestie che invece di solidarizzare si beccano a vicenda come fanno sovente i compagni di sventura.la guerra degli ultimi.Davvero un’intuizione geniale,che chiude un gran pezzo d’informazione pubblica aprendo le menti con la lezione della cultura classica italiana!!!!!grande redazione!

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 11:57

    sì il riferimento ai capponi di renzo è perfettamente calzante

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 12:01

    Chissà se Daniela si è presa il disturbo di leggere l’articolo o ha visto la parola “Migrantes” nel titolo ed è andata direttamente al box dei commenti…
    Il resto lo sappiamo cosa, rispetto a questo approfondimento? Sai andare oltre una riga e mezzo di giudizio?

    Che poi perché “Migrantes”, in spagnolo?!?! Basta con questa esterofilia, chiamiamoli in italiano!!!

    (Ovviamente sto scherzando eh)

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 14:31

    immigrati e clandestini….si dice

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 15:56

    Da abitante del quartiere Giardino concordo su alcune cose e meno su altre. Da noi non esiste alcun pregiudizio sulle persone tanto meno sui migranti. Siamo un quartiere nato e cresciuto sui preconcetti soprattutto da parte degli abitanti di Pontetetto, all’epoca con una cultura contadina. Pensate che a scuola non ci mettevano a sedere al banchino accanto ad un nostro coetaneo del vecchio paese. Nel nostro quartiere abitano molte famiglie di extracomunitari che si sono integrate bene. E’ vero che negli ultimi tempi sono uscite delle dichiarazioni che riportano al razzismo ma, come è vero che un fiore non fa primavera, altrettanto vero è che le parole di una persona non rappresentano l’idea di un intero quartiere. Quello che vogliamo e che chiediamo ad alta voce è il rispetto di quel famoso contratto di riqualificazione che prevedeva l’abbattimento di quegli edifici non più risanabili e la costruzione di nuovi. Tutto qua e come si dice al Giardino il resto son discorsi.

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 17:59

    @Stefano: leggere di queste discriminazioni che avete subito già da bambini mi fa male al cuore, è il sintomo che i pregiudizi sono duri a morire e che non c’è bisogno di venire da un altro continente o avere la pelle di un altro colore per subirli. Il servizio televisivo descritto, però, devi ammettere che dava un’altra immagine della gente del tuo quartiere, ma questo giornale oltre ad approfondire dà anche spazio per le repliche e le testimonianze dei diretti interessati. Nell’esprimerti la solidarietà mia e di tutta la mia famiglia dico che mi piacerebbe tu invitassi anche altri tuoi vicini di quartiere a raccontare su queste pagine le loro storie,perchè credo che abbiamo tutti solo da imparare dalle realtà,più che dal filtro televisivo o da quello ben più largo e onesto de loschermo,che nonostante faccia un lavoro unico nella sua onestà e obbiettività comunque non è omniscente. Grazie e buona giornata.

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 18:47

    Testimoniare con chiarezza come stanno le cose e evitare le strumentalizzazioni è un principio fondamentale al quale devono attenersi coloro che fanno informazione. Lo SCHERMO in questo momento sta dando ai cittadini un servizio encomiabile e obbiettivo attraverso il quale ciascuno può confrontarsi e verificare la veridicità dei fatti e delle testimonianze.Personalmente mi complimento con il giornalista per la ricostruzione storica dei due quartieri della città che hanno avuto ed hanno la loro importanza nel tessuto cittadino.

    RISPONDI
  • Admin
    28 ottobre 2015, 11:04

    Probabilmente i clandestini che avevano occupato abusivamente la stecca sono stati trasferiti come sempre in un hotel 3 stelle!!!

    RISPONDI
  • Admin
    28 ottobre 2015, 11:42

    @ Italiano vero:
    Bufala che propinano e che prontamente la gente si beve per far bella figura al bar.
    Se vi interessa qualcosa di più realistico qualche link utile:
    http://goo.gl/ajNofJ
    http://goo.gl/i68COJ
    http://goo.gl/QpZ1k8 (sulle leggende sugli immigrati in generale)
    http://goo.gl/2mi6ap
    http://goo.gl/d3M3kT

    RISPONDI
  • Admin
    28 ottobre 2015, 12:11

    Articolo ben documentato che denota una preparazione raggiunta attraverso un lavoro basato sullo studio dei fatti e dei documenti come le foto ci dimostrano.Sono d’accordo a che intervengano a dire il loro pensiero gli abitanti del quartiere in quanto la loro esperienza sul territorio aiuta a capire come le situazioni sono vissute e come realmente sono.Più siamo ad esprimere la nostra idea più i problemi si risolvono.

    RISPONDI
  • Admin
    28 ottobre 2015, 15:45

    Il contratto di quartiere, con l’abbattimento della stecca sostituita con la costruzione dei nuovi blocchi, per noi simboleggiava uscire dal ghetto, quel ghetto che per 60 anni ci ha segnati. Siamo stati per molti anni emarginati dalla società ma, nonostante ciò, il quartiere era cresciuto e un ulteriore salto di qualità lo avrebbe fatto con questo progetto. Ci sentiamo traditi e a niente sono valse le nostre legittime proteste e il voler sedersi ad un tavolo per trovare una soluzione alternativa allo stravolgimento del contratto. Abbiamo sempre avuto come risposta che la decisione era stata presa e non sarebbero tornati indietro rifiutando di fatto ogni nostra iniziativa in merito. La cosa che fa più rabbia è come i cittadini non contano niente di fronte a decisioni, che noi riteniamo scellerate, prese dai nostri amministratori.

    RISPONDI
  • Admin
    31 ottobre 2015, 11:14

    Mi auguro che oltre a Stefano facciano sentire la loro voce altri abitanti del quartiere Giardino in quanto il problema non sono gli immigrati ma la mancanza di realizzazione degli impegni presi e non mantenuti.Bisogna tenere aperto il problema sulla realtà e non farsi strumentalizzare da chi ha interesse a spostare l’asse sull’immigrazione e l’accoglienza.

    RISPONDI
  • Admin
    4 novembre 2015, 07:59

    Mi piacerebbe sapere se in questo quartiere ci sono ad oggi immigrati clandestini o se era tutta una strumentalizzazione per gettare fango su persone scappate dalle guerre per salvarsi la vita.

    RISPONDI
  • Admin
    4 novembre 2015, 11:45

    @per chiarezza

    “persone scappate dalle guerre per salvarsi la vita”..

    aggiungerei…per ulteriore chiarezza….

    “che poi vengono in itaglia a pretendere in maniera spavalda e strafottente diritti e mantenimento e molto spesso delinquono e rubano”

    RISPONDI
  • Admin
    4 novembre 2015, 12:33

    @ Gabriele

    E aggiungerei: Pretendendo alberghi a 5 stelle, sky, playstation, wifi e menu di loro gradimento

    (come nei link)

    RISPONDI

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com