Tanti nuovi italiani con lo ius soli, ecco i numeri a Lucca e Capannori

LUCCA – Addio allo ius sanguinis, via libera allo ius soli temperato e allo ius culturae: la riforma della cittadinanza ha incassato il via da parte della Camera. Cosa cambia? Oggi i figli di immigrati sono stranieri, anche se nati in Italia, fino al compimento del 18mo anno di età. A quel punto hanno un anno di tempo per presentare la richiesta. Con le nuove norma, avranno la cittadinanza tutti coloro che nascono in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. In più, per lo straniero nato e residente in Italia legalmente senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza viene aumentato da uno a due anni dal raggiungimento della maggiore età.

La grande novità è lo ius culturae, che concede la cittadinanza italiana al minore straniero che sia nato in Italia o sia entrato nel nostro Paese entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale.

Quanti saranno i nuovi italiani? Secondo una ricerca della Fondazione Leone Moressa, poco meno di 800 mila. In realtà saranno un po’ meno, perché, rispetto al testo originale, si è deciso di non applicare lo ius ai cittadini europei, in quanto possono essere titolari di permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo solo i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea.

E in Lucchesia? Difficile dare numeri precisi. Ma, secondo i dati forniti dagli uffici anagrafe dei comuni di Lucca e Capannori, è possibile fare una stima. Ad oggi la popolazione extracomunitaria ammonta a 8168 persone (2721 a Capannori e 5547 a Lucca). I minori tra 0 e 17 anni sono 2664 (880 a Capannori e 1784 a Lucca) e di questi 1951 sono nati in Italia (641 a Capannori e 1320 a Lucca). Infine sono 321 i bambini nati all’estero tra 0 e 12 anni. Dunque, nei prossimi anni saranno davvero tanti i bambini figli di genitori extracomunitari che diventeranno a tutti gli effetti cittadini italiani residenti sulla Piana di Lucca.

35 commenti

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35 Commenti

  • Admin
    26 ottobre 2015, 08:09

    lo ius soli come metodo per l’attribuzione della cittadinanza viene utilizzato, fin da epoche risalenti, nei paesi piu’ isolati, e difficili da raggiungere, per motivazioni logiche: la necessità di favorire la colonizzazione garantendo diritti a tutti quelli che si spostano in quel territorio.
    Quasi tutti i paesi del nord america e dell’america latina adottano questo metodo, e lo stesso avviene per le ex colonie dell’impero inglese (india, sud africa, pakistan, australia, nuova zelanda) in modo incondizionato, ovvero e’ sufficiente la nascita sul territorio a prescindere da altre condizioni per l’attribuzione della nazionalità.
    Poi ci sono alcuni paesi che utilizzano lo ius soli (condizionato) senza avere questa necessità, ed in particolare ce ne sono tre in europa: Francia, Regno Unito, e Germania. Ovvero i tre paesi che, vuoi per il loro passato coloniale (ergo un lascito per favorire l’integrazione degli appartenenti alle ex colonie che volevano trasferirsi), vuoi per meri motivi di mercato del lavoro (Germania, per favorire l’integrazione dei neo immigrati) hanno le maggiori comunità non allogene d’europa. E anche i principali problemi per la gestione delle stesse.
    Le motivazioni che hanno spinto governo e parlamento, vista la mancanza di ragioni quali quelle che altrove giustificano lo ius soli, potrebbero sembrare puramente elettoralistiche. Il 41% raggiunto alle europee dello scorso anno, in un momento di sbandamento del corpo elettorale per mancanza di alternative credibili, sono ormai un ricordo. Urge pertanto la necessità di rintuzzare il crollo dei voti in qualche modo. E cosa c’e’ di meglio che accaparrarsi quelli dei neo-italiani che per riconoscenza voteranno (secondo gli strateghi del governo) l’attuale maggioranza parlamentare?
    C’e’ un pero’. In Francia, nel Regno Unito, in Germania, i flussi elettorali dimostrano che i neo naturalizzati, almeno per le prime legislature successive a quella in qui ottengono la nazionalità, storicamente distribuiscono il loro voto in modo difforme da quello della popolazione autoctona, ovvero si concentrano sui partiti che in qualche maniera cercano una regolamentazione rigida del fenomeno migratorio, sopratutto per paura che i loro diritti quesiti possano in qualche maniera essere compressi o limitati dalle nuove ondate migratorie.
    Come del resto accade che i cittadini di uno stato europeo residenti altrove, al momento del voto per posta o nelle sedi diplomatiche, votino al contrario di quel che si pensa, non per i partiti nazionalisti, quanto per quelli progressisti (vedere i risultati nelle circoscrizioni estere per il voto italiano).

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 11:08

    benvenuti!

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 11:20

    italiani si nasce..non si compra la cittadinanza in cambio di un voto

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 11:50

    Quindi? Se un bambino (di ciò stiamo parlando) nasce in Italia studia in Italia non ha diritto a chiamarsi Italiano? Cosa e’? Continuando, un bambino nato in Argentina da genitori figli di emigrati o nipoti di emigrati che studia in Argentina invece ha diritto alla cittadinanza? Bho

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 12:10

    @BUCCELLATO

    spero tu convenga che l’attuale sistema che garantisce la cittadinanza a sudamericani, americani o australiani che hanno l’unico merito di avere un nonno italiano e non sanno neanche dove si trova l’Italia sulla carta geografica è ridicolo

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 13:05

    Tanti nuovi voti per il pd, sarebbe più corretto.

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 13:06

    Secondo me il diritto di cittadinanza, nel caso che lei cita, dovrebbe essere acquisito automaticamente al compimento della maggiore età previa risposta affermativa al quesito posto dalla pubblica amministrazione.

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 14:08

    Italiano + italiano = italiano
    Italiano + non italiano = italiano
    Non italiano + non italiano = NON italiano, anche se son qui integrati da 40 anni. Io la vedo così, non baratterei mai la mia patria per qualche voto

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 15:13

    Chiacchiere e tante belle parole piene di ipocrisia…

    unico intento è quello di creare nuovi elettori..

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 15:30

    @Marco

    con la nuova legge, per ottenere la cittadinanza per nascita è sufficiente che uno dei due genitori abbia un permesso di soggiorno di lungo periodo.
    Premesso che, con l’attuale normativa, l’avere un parente italiano entro il terzo grado permette a qualunque soggetto non comunitario di ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari di durata quinquennale rinnovabile sine die, cio’ vorra’ dire che la presenza di un nascituro italiano permettera’ ai nuclei familiari di grandi dimensioni il ricongiungimento in italia de iure, con i conseguenti costi in termini di previdenza ed assistenza moltiplicati per n volte.
    Logica avrebbe voluto che l’attribuzione della nazionalita’ ai nati in italia fosse stata collegata al conseguimento della stessa da parte dei genitori stranieri (ad oggi dieci anni di residenza in italia continuativi), ergo garantire la nazionalita’ al minore nato in italia, che ha fatto almeno le scuole elementari (con profitto) in italia, e relativa domanda del o dei genitori aventi diritto alla naturalizzazione.
    In questo modo invece succedera’ questo: essendo sufficiente che uno dei genitori abbia un permesso pluriennale, questi al momento della nascita del figlio (magari concepito nel paese di provenienza del padre) portera’ la madre in italia a partorire, iscrivera’ all’anagrafe il figlio, e una volta ottenuta la cittadinanza per lui, fara’ richiesta di ricongiungimento familiare anche per altri parenti entro i limiti previsti dalla legge attuale (che non ha limiti numerico-quantitativi). Il nucleo familiare ricongiunto in italia in questo modo non potra’ essere espulso fintanto che il minore italiano per nascita restera’ nel paese.

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 15:36

    Con buona pace dei lucchesotti forzanuovisti, per fortuna non si arresta il percorso dell’allargamento dei diritti.

    Viene riconosciuto anche a livello parlamentare un surplus di civiltà non era più rinviabile.

    E finalmente viene sanata una discriminazione incomprensibile ai danni dei figli dei migranti .

    Spiace (ma nemmeno tanto) che le “opposizioni” (uaz uaz uaz) non perdano occasione per fare campagna elettorale tentando di mistificare.

    Siamo in una società in cui il numero delle nascite è al minimo mondiale, ben lontano dagli standard di riproduzione della specie.

    Se non ci fosse quel 15% di figli di stranieri, nel nostro paese il crollo demografico sarebbe ancora più grave.

    Di fronte a questo dato, qualunque persona saggia dovrebbe porsi non solo il problema di riconoscere ai migranti i diritti elementari ma anche la convenienza che essi diventino una parte produttiva della società.

    Perchè di loro abbiamo bisogno per sopravvivere.

    E non è finita.

    Occorre garantire anche un diritto alla socialità.

    Troppi migranti vivono ancora sulla loro pelle un isolamento nella vita quotidiana e nella cosiddetta società civile.

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 16:26

    Quindi essere italiano è una caratteristica genetica dominante?
    Tipo Italiano + russo = italiano
    Chissà cosa ne pensano i russi.

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 16:37

    X GIGINO
    Se un “non italiano” nasce in Italia, frequenta la scuola in Italia, lavora in Italia…. che senso ha dirgli “vai a casa tua”. La “sua casa” è l’Italia ed è anche giusto che voti (nello stesso modo ha poco senso considerare italiani chi l’Italia non l’ha mai vista, solo perchè figli di italiani).
    Detto questo i criteri per ottenere la cittadinanza devono essere molto rigidi al fine di concederla solo ai meritevoli.

    RISPONDI
  • Admin
    26 ottobre 2015, 17:51

    @ius soli
    Si certo, siamo in Italia, il parametro da considerare è quello nazionale.

    @gabtro
    No ovvio che non si sfratta chi ha un permesso ma i suoi figli saranno della nazionalità cui si riferisce il permesso!

    Sennò addio rose, apriamo pure le ginecologie che tutte le partorienti afrihane veran qui!

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 20:03

    NOI difendiamo lo Ius Sanguinis – norma presente nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, al contrario dello Ius Soli, vigente quasi esclusivamente nel continente americano – contro la volontà degli Stati Uniti e dei governanti italiani ad essi graditi; noi crediamo che gli Italiani siano tali per sangue e per cultura e non a causa di flussi ‘migratori’ provocati da finte rivoluzioni e pseudo primavere arabe che hanno prodotto soltanto povertà, guerra ed esodi, teleguidati dagli stessi americani allo scopo di mettere in crisi l’Europa”. –

    See more at: http://www.radiofn.eu/fioreaccettiamo-invito-confronto-sullo-ius-soli-giovedi-saro-nazareno/#sthash.2uKIeR3Q.rXjfSrA5.dpuf

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 21:20

    Benvenuti!

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  • Admin
    27 ottobre 2015, 00:48

    “Se un “non italiano” nasce in Italia, frequenta la scuola in Italia, lavora in Italia”

    per i pochi con questi requisiti certo ma per chi non lavora delinque e si gratta dall mattina alla sera ? contributi a gratis ?? a vita ??

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  • Admin
    27 ottobre 2015, 00:50

    Una campana di vetro per Kyenge
    Premessa fondamentale: ogni manifestazione di razzismo è da condannare.
    In generale, anche quando non si tratta di razzismo, il rispetto per gli altri è fondamentale. Sempre.
    Nessuna giustificazione di alcun tipo, quindi, per chi butta le banane a un ministro diversamente pigmentato.

    Dopodiché, chiunque fa politica in italia sa bene che si butta in un’arena in cui la critica, che spesso supera il limite, è la regola.
    Lo è con tutti i politici.
    Lo scherno verso i politici è consuetudine: vogliamo forse contare i post, i fotomontaggi ironici o i messaggi su facebook in cui si dà della poco di buono alla Carfagna? Tanto per citarne una a caso, ma ne troveremmo in tutti i partiti. Dagli scherni a Bossi per la sua malattia che rende incomprensibile quello che dice alla Bindi presa in giro perché diversamente avvenente.

    Ecco, chi fa politica sa che la politica è anche questo. Una Binetti, per esempio, sa che ricevere una caterva di insulti sui social network fa parte del gioco.
    Pensate se la Carfagna decidesse di mandare la Digos a casa di ognuno che ha postato un messaggio ironico su di lei e le ginocchiere. Ci sarebbe mezza italia in da perquisire.
    È giusto tutto questo? No, in un paese civile il rispetto per tutti è fondamentale. Però i politici sanno che funziona così e lo accettano.

    Cécile Kyenge no invece. Non lo accetta, e appena qualcuno alza i toni sopra il limite del consentito parte la perquisizione, la denuncia, il processo. Se usassero gli stessi criteri per chi insulta Berlusconi i tribunali sarebbero saturi.

    Insomma, puoi criticare con le parole più dure tutti i politici ma non Cécile Kyenge.

    Lo ripeto affinché sia chiaro: qui non si giustifica alcun atto di razzismo.
    Intesi?

    Però quando sei in politica devi renderti conto che non stai giocando con la casa delle bambole. Devi mettere in conto che se vai a un confronto con del pubblico tra la gente ci può essere qualcuno che ti contesta, magari con toni esagerati e fuori luogo. Non puoi metterti in un angolo a piangere e dire che lo dici alla maestra.
    Devi mettere in conto che ci possa essere chi ti insulta, e tu devi avere le spalle abbastanza quadrate per rispondergli a tono.
    Lo fecero Brunetta e Bindi quando furono contestati per diversi motivi.

    Kyenge invece no, se c’è anche il minimo sospetto che ci sia qualche contestatore non si presenta.
    E così è successo con la notizia che si è avuta ieri: Kyenge non parteciperà alla festa della Lega dove era stata invitata per un confronto.

    Perché Kyenge vuole la campana di vetro, non vuole che l’insulto le arrivi all’orecchio.
    Non lo vuole perché non ha le spalle abbastanza grosse per reggere la situazione.

    Da un certo punto di vista lo si può anche capire. Fino a qualche mese fa era un’anonima oculista di provincia e nel giro di pochi mesi è diventata inspiegabilmente prima deputata e poi persino ministro.
    Non ha fatto quella gavetta necessaria per abituarsi all’attacco continuo di quando fai politica. Non ha avuto il tempo per farsi la scorza dura per resistere agli attacchi.

    Però ora si deve rendere conto che è ministro, e come ministro non può scappare dai dibattiti perché ha un qualche sospetto che ci possano essere delle contestazioni.
    Se uno ti grida un insulto razzista dalla platea tu devi essere in grado di rispondergli per le rime. Fa parte del gioco, non puoi pretendere che tutto intorno a te sia un mondo di persone che ti applaude soltanto.

    Eppure è così che vuole il ministro Kyenge. Lo esige.
    Le uniche occasioni pubbliche in cui si presenta sono situazioni in cui non può essere contestata (chi protesta viene tenuto a debita distanza dalle forze dell’ordine). Davanti a sé trova solo bambini sorridenti e sindaci con fascia tricolore pronti a fare la foto.
    Qualche giorno fa è andata al Consiglio Comunale di Cantù e alla minoranza non è stato concesso di parlare.
    Zitti, muti, arriva Kyenge e l’art. 21 della Costituzione va in soffitta.
    Non sia mai che poi qualcuno dice qualcosa che non garba a Kyenge e il Ministro non sa come rispondere.
    Tutto deve compiersi come se fosse una commedia, con il suo copione fatto di banalità politicamente corrette e il ministro che sorride e risponde con altrettante banalità. Tutti che si amano, tutti che sono d’accordo e tutti che sono felici.

    Il ministro recita la sua parte, poi prende si fa scarrozzare da un’altra parte a ripetere la commedia.
    Una commedia in cui non c’è posto per la contestazione, perché Kyenge non la saprebbe affrontare. È stata istruita per la commedia base: sorridi, fai la foto col sindaco, dici tre banalità imparate a memoria e saluti.
    Se qualcuno ti contesta tutto si fa più difficile. Devi essere in grado di rispondergli a tono ma Kyenge non è capace di farlo. Non lo sa fare perché politicamente è al livello zero. Lo si è visto al videoforum di repubblica: tre quarti d’ora di intervista in cui Kyenge non ha detto NULLA. Il vuoto spinto, non un’idea politica, non un concetto, non un ragionamento. ZERO.
    È ovvio che se non sei abituata a portare avanti idee, concetti e ragionamenti non puoi improvvisare una risposta a chi ti contesta.
    Necessiti dello staff che si inventa le risposte: te le può suggerire per l’intervista concordata, oppure le scrive su twitter a nome tuo. Ma sul palco sei sola, e lei idee devi tirarle fuori tu, al momento. Non hai il suggeritore nella buca.
    Visto che Kyenge non ne è capace le hanno costruito attorno una campana di vetro. Non può entrare in contatto con qualcuno che la pensa diversamente, altrimenti è un disastro. Rischia di non saper rispondere.

    La scusa che ha preso per non andare al dibattito organizzato dalla Lega è stata un palla che ha preso al balzo, una scusa perfetta arrivata al momento giusto.
    Ovviamente non hanno alcun senso le sue pretese. Come può chiedere che Maroni imponga ai suoi militanti di evitare attacchi verso di sé? Oh sì, può chiederlo alla base, può espellere (come già capitato, tra l’altro) chi si lascia andare a frasi razziste.
    Ma non può evitare che ciò accada di nuovo, perché non è dietro le spalle di ogni militante a controllare ciò che posta su facebook.
    Così come non può controllare ogni persona che accede alla platea del dibattito.
    Quando organizzi un dibattito puoi chiedere che ci sia un moderatore di fiducia, che ci sia un servizio d’ordine che tenga calmi gli animi, ma non puoi pretendere la sicurezza che nessuno ti contesterà, perché ad un dibattito pubblico entra chi vuole e l’organizzatore non può prevedere che farà la gente tra il pubblico.
    L’alternativa è avere un pubblico di figuranti, di attori che applaudono a comando. Il compimento perfetto della campana di vetro per Kyenge.

    Ma non è questo che un politico può fare. Un politico deve confrontarsi, consapevole che tra il pubblico ci possa essere chi lo contesta.
    Non può andare solo dagli amici,deve confrontarsi con tutti.
    Poi magari quando si trova al dibattito può decidere di andarsene se chi lo ha organizzato non è in grado di tenere l’ordine, ma non può escludere a priori qualcuno.

    Da tempo ormai qui si cerca il confronto con i sostenitori dello ius soli. Di alcuni tentativi di contatto ho parlato pubblicamente, mentre altri tentativi sono rimasti nel dietro le quinte.
    In tutti i casi i sostenitori si sono negati al confronto.
    Parlano tanto di dover discutere del problema, ma quando vado a proporre loro un confronto pubblico con regole chiare scappano a gambe levate.

    Scappano perché sanno che lo ius soli è una panzana e davanti a un confronto pacato e sui fatti (non sugli slogan) tutte le loro assurdità sullo ius soli crollerebbero.
    Dicono che vogliono il confronto ma in realtà lo temono, molto più efficiente rifugiarsi negli slogan triti e ritriti (“sono nati e cresciuti qui…. è assurdo che non siano italiani… balotelli…“).
    Se invece fai un dibattito devi portare idee e ragionamenti e lì per i sostenitori dello ius soli sono dolori.

    L’unico modo che abbiamo per sconfiggere i sostenitori dello ius soli è rimanere sulle idee e pretendere il confronto.
    Gli insulti razzisti sono la cosa strategicamente più sbagliata, perché agli occhi della gente mettono Kyenge dalla parte della ragione (è la vittima, se la attaccano dei razzisti significa che ha ragione – pensa la gente).
    Gli insulti razzisti sono carburante per Kyenge che così non è più tenuta a giustificare le sue balzane idee, ha ragione in automatico.

    Bisogna quindi in tutti i modi evitare gli attacchi razzisti e pretendere che scenda nel ring del confronto, dove deve portare idee senza che le vengano suggerite con l’auricolare dallo staff.

    Chi la attacca sul piano del razzismo si renda conto quindi che non fa nulla di utile, ma anzi aiuta il suo avversario.

    http://www.noiussoli.org/

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  • Admin
    27 ottobre 2015, 10:01

    @BUCCELLATO

    bell’intervento, ma non hai affatto risposto al mio quesito.
    lo riporto, per praticità

    “spero tu convenga che l’attuale sistema che garantisce la cittadinanza a sudamericani, americani o australiani che hanno l’unico merito di avere un nonno italiano e non sanno neanche dove si trova l’Italia sulla carta geografica è ridicolo”

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  • Admin
    27 ottobre 2015, 10:07

    @NO IUS SOLI

    sai scrivere anche un pensiero tuo oppure fai solo copia-incolla?

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 11:42

    @DANIELA, ma chi sono gli italiani? son come loro nati sul suolo italiano, poi ce ne sono di discendenza latina, longobarda unna gotica,tedesca normanna greca,ottomana gli unici italiani che non esistono sono gli italiani di discendenza italiana, perchè gli italiani puri non esistono, siamo in attesa di conoscere se ve ne siano di discendenza aliena, discendenti di donne italiche rapite da astronavi aliene e fecondate nello spazio, si susseguono convegni e convegni sul tema

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  • Admin
    27 ottobre 2015, 12:04

    E quando pensi di averle viste tutte, Giovan Sergio Benedetti si mette a fare humour! Chapeau..

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  • Admin
    27 ottobre 2015, 13:48

    il voluto disgregamento della razza italiana longobarda sta definitivamente compiendosi ci abbiamo provato a cambiarlo 70 anni fa è andata male. Ora ne pagheremo lo conseguenze.Non lamentiamoci per il futuro dei nostri figli e’ grazie hai buonisti e ipocriti come proletario globale che avviene cio’.

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  • Admin
    27 ottobre 2015, 14:30

    Le nostre proposte
    Siccome poi capita che qualcuno ti viene a dire “sì, bravo, bravo, sei solo capace di criticare… ma tu cosa proponi?” qui riassumo le nostre proposte.
    Innanzitutto c’è da chiedersi se davvero c’è da cambiare qualcosa. Sì, qualcosa da cambiare c’è. E la necessità di un cambiamento della legge c’è perché c’è un problema. Il problema però non sono i requisiti per ottenere la cittadinanza bensì la burocrazia che si oppone a questo processo; il desiderio di ottenere la cittadinanza da parte degli stranieri non è dettato necessariamente dall’avvenuta integrazione (non è che si sentono italiani) bensì dal fatto che essere straniero in italia significa scontrarsi con mille problemi burocratici.
    Per questo:
    Si investa nelle strutture dello Stato che forniscono servizi allo straniero. Si assuma nuovo personale, si acquistino fotocopiatrici e risme di carta, si aumentino le ore di apertura al pubblico…Si faccia tutto quello che si deve fare in modo che si rispettino i limiti imposti dalla legge e un permesso di soggiorno venga rinnovato in venti giorni o una domanda di cittadinanza trovi risposta in due anni. La legge già c’è, il governo investa quello che che si deve investire per attuarla.Semplicemente si forniscano servizi allo straniero dignitosi ed efficienti.
    Si faccia formazione del personale. Chi si mette allo sportello stranieri deve essere in grado di parlare diverse lingue straniere. Ma sopratutto deve essere una persona educata che rispetta la dignità della persona, qualunque sia la sua condizione o nazionalità. E si controlli che questo avvenga: nel momento in cui un impiegato della Questura non rispetta la dignità di uno straniero gli si dà un calcio nel sedere e lo si licenza. Senza ricorsi, appelli, e sindacati vari. Via.
    Per quanto riguarda i limiti proponiamo che non vengano abbassati: dieci anni sono un tempo giusto per integrarsi in una società e diventarne cittadino. Anzi, visto che non c’è motivo perché un cittadino polacco o finlandese si debba integrare più facilmente in italia rispetto a un norvegese o svizzero proponiamo di:
    alzare il requisito di residenza a dieci anni necessari per ottenere la cittadinanza anche per i cittadini di uno stato U.E., equiparandoli ai cittadini di altri stati.
    Se poi il problema è che la residenza viene interrotta solo sulla carta – per disguidi burocratici non dipendenti dallo straniero – facendo così ripartire il conteggio degli anni di residenza da zero, si possono fare due cose:
    una legge di interpretazione autentica in cui si stabilisce che il requisito di residenza si possa dimostrare, in caso di buco nella registrazione anagrafica non superiore a sei mesi, con altri mezzi come un contratto di lavoro o un certificato di frequenza scolastica; oppure
    introdurre il meccanismo, già in uso in altri stati, per cui gli anni possono essere cumulati e non necessariamente continuativi, con delle opportune limitazioni. Ad esempio, si può richiedere che il cittadino straniero abbia vissuto almeno dieci anni in italia nei dodici anni precedenti alla domanda di naturalizzazione, dei quali almeno gli ultimi quattro consecutivi.
    Questo sarebbe utile anche in altri casi. Ad esempio se il cittadino straniero interrompe la residenza per sei mesi in quanto va al proprio paese a curare la madre malata il conteggio della residenza non si interrompe.
    Una cosa importante che va sicuramente cambiata nell’attuale legge sulla cittadinanza riguarda i requisiti linguistici. Essere cittadini implica molte cose, dal diritto di voto (che implica il dovere di informarsi), al dovere di lavorare per non pesare sulla società. Tutte cose per le quali serve parlare la lingua del paese che ti ospita. E parlarla bene. Perciò propongo di:
    introdurre nella legge il requisito di conoscenza della lingua italiana per ottenere la cittadinanza italiana a livello non inferiore al C1.
    Siccome poi vogliono darmi d’intendere che i cittadini stranieri chiedono la cittadinanza italiana perché si sentono intimamente italiani nella loro anima (e mica per semplificarsi la vita, cosa andate a pensare?) e perché sentendosi italiani vogliono restare in italia tutta la vita propongo di:
    porre come condizione per concedere la cittadinanza italiana a uno straniero che rinunci alla sua cittadinanza d’origine. Dopo tutto se si sente italiano e vuole vivere in italia per sempre non gli serve più. Se poi cambia idea e vuole tornare al suo paese, vi ritorna, vi risiede un tot di anni come richiesto dalla legge di quel paese, e riacquista la cittadinanza a cui aveva rinunciato. Ma se vuole diventare italiano fa una scelta: o di qui o di là.
    Abbiamo visto che il razzismo non si combatte stampando passaporti, perché se un problema è nella società non lo estirpi distribuendo libricini dalla copertina color vinaccia a delle persone. Il razzismo non lo combatti neanche coi discorsi buonisti alla vogliamoci tutti bene, e nemmeno ripetendo come un disco rotto che una volta quelli che emigravano eravamo noi (per inciso, gli italiani emigravano in paesi come l’Argentina dove erano invitati dallo stesso governo argentino per popolare il paese, non si intrufolavano illegalmente nel paese).
    Il razzismo lo si combatte facendo sperimentare cosa significa essere stranieri agli italiani di oggi (non a quelli di una volta). Perciò la proposta è di:
    buttare fuori dall’italia tutti i giovani italiani per almeno un anno prima del compimento di 25 anni d’età. Chi studia si fa un anno di studio all’estero, chi lavora se ne va a lavorare all’estero.
    Qualcuno potrebbe pensare che sia una proposta un po’ eccessiva, ognuno ha le sue cose da fare ed essere obbligati ad andare all’estero per un anno potrebbe creare problemi, per esempio per i lavoratori che dovrebbero interrompere il proprio lavoro. Eppure, una volta succedeva lo stesso per il servizio militare, quando lo stato ti imponeva di interrompere quello che stavi facendo, ti obbligava a lasciare morosa e famiglia e andare a fare la marionetta al servizio di qualche invasato nella parte opposta d’italia. Niente da scandalizzarsi se si impone di fare lo stesso mandando i giovani obbligatoriamente all’estero.
    Via, fuori dai piedi un anno, vivendo in una lingua straniera, arrabbiandosi quando gli impiegati dell’azienda elettrica non ti capiscono e non ti fanno il contratto per la corrente elettrica, facendo a botte per un posto in fila davanti all’ufficio immigrazione, incontrando ogni giorno tutte quelle difficoltà che uno straniero deve affrontare, un po’ per la lingua un po’ perché non conosci la burocrazia di quel paese e nessuno sembra volerti aiutare. Vedrete che quando se ne tornano in italia queste persone davanti a uno straniero in difficoltà non si spazientiranno più.

    http://www.noiussoli.org

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 14:45

    @Marco

    gli italiani residenti in argentina (immigrati dagli anni 50-60, che non hanno avuto la nazionalita’ argentina dunque) e gli oriundi italo-argentini con doppio passaporto sono circa seicentonovantaquattro mila (secondo l’AIRE, anagrafe italiani residenti all’estero, e la sede diplomatica italiana in argentina)
    Di questi hanno usufruito del diritto di tornare in italia/venire la prima volta in quanto oriundi in circa sessanta-ottantamila negli ultimi quindici anni (in parecchi finita la crisi di inizio duemila sono tornati indietro).
    Un numero quanto meno limitato, sui circa cinque milioni di stranieri attualmente presenti in italia.
    Americani e australiani immigrati in italia con il doppio passaporto, invece, se ne contano in poche centinaia, e per lo piu’ per motivi di studio.

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 15:39

    @BUCCELLATO

    considera che più della metà degli argentini (fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Italian_Argentine) può vantare almeno un nonno italiano il fatto di “regalare” la cittadinanza italiana è reale. I passaporti in gioco sono circa 24 milioni.

    e poi ché ti limiti agli argentini? ci sono brasiliani, cileni, peruviani, australiani etc.

    la legge attuale attribuisce la cittadinanza a gente che l’italia non sa neanche dove si trova. e questo è un problema.

    @FINE DEI GIOCHI

    anche il verbo avere della lingua italiana non se la passa tanto bene

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 15:40

    @NO IUS SOLI

    ti ripeto, sei in grado di articolare un tuo pensiero o sai fare solo copia-incolla?

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 16:08

    @marco

    la legge attuale attribuisce la cittadinanza a chi la chiede (e non in automatico a chi ha ascendenti italiani)

    e la chiedono veramente in pochi dall’estero, anche perche’ nessuno ha voglia di venire in un paese che, ai loro occhi, e’ quasi un declassamento (borges diceva che “gli argentini sono arroganti come i francesi e si considerano furbi come gli italiani”)

    un cambiamento epocale (che tartassera’ le casse pubbliche per decenni) come quello che vorrebbero fare, avrebbe avuto senso se milioni di immigrati di ritorno avessero voluto far le valigie per tornare in italia. E non e’ successo.
    questo dimostra ancora di piu’ l’inutilita’ di questa legge…

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 17:29

    @BUCCELLATO

    anche la nuova legge sullo ius soli darebbe la cittadinanza solo a chi la chiede…

    chi ha un passaporto da “sud del mondo” è ben felice di prenderne uno da “nord del mondo”.

    altro che citazioni “a bischero” di Borges! altro che declassamento!

    ripeto, non vi è alcuna ragione in cielo o in terra per dare la cittadinanza italiana a gente che ha il solo merito di avere un nonno italiano

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 19:31

    @marco

    no, l’attribuzione della cittadinanza e’ automatica con l’iscrizione all’anagrafe del nascituro (e copia del permesso di soggiorno), al di la’ del fatto che poi un minore non puo’ esercitare motu proprio nessun diritto se non a mezzo di chi ne ha la responsabilita’…

    evidentemente ci sono “sud del mondo” che meritano piu’ di altri “sud del mondo”..

    non c’e’ nessuna ragione, parimenti, di dare la cittadinanza italiana per il semplice fatto di esser nati in italia. L’integrazione e’ una materia complicata, ci vogliono sforzi e risorse, non e’ che con un tratto di penna si cambia la realta’. E dato che le citazioni piacciono tanto stalin una volta affermo’, in proposito, “neanche l’onnipotente parlamento britannico puo’ con una legge trasformare un uomo in donna” (vabbe’ che i tempi son cambiati, e il gender e altre menate), pero’ il succo e’: la legge segue la realta’, la puo’ irregimentare, regolare, pero’ non puo’ cambiarla, e la realta’ del modo in cui e’ stato gestito il fatto dell’immigrazione (perche’ e’ un fatto, non un problema, non una risorsa, semplicemente un fatto) da parte dei governi degli ultimi venti anni e’ stato vergognoso, vuoi per lassismo da un lato, vuoi per troppa rigidita’ (di principio) dall’altro.
    La stragrande maggioranza della popolazione rifiuta (a esser gentili) gli immigrati, e sara’ ancora così per parecchio tempo, e questa e’ la realta con cui gli stessi immigrati dovranno confrontarsi.

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 19:33

    FAQ contro lo ius soli
    Cos’è lo ius soli?
    Lo ius soli è un principio per cui chi nasce in un paese è cittadino di quel paese.
    In italia invece la legge sulla cittadinanza è basata sullo ius sanguinis, ossia è italiano chi ha almeno un genitore italiano (anche adottivo)
    Perché fanno tanta pressione per ottenere lo ius soli?
    Perché gli stranieri in italia devono fare i conti con la burocrazia asfissiante (anche gli italiani, a dire il vero, ma per gli stranieri è peggio).
    Per fare un esempio, delle volte sono necessari due anni per ottenere il rinnovo di un permesso di soggiorno.
    Se fossero italiani dalla nascita non dovrebbero più fare code alla Questura e tutte le difficoltà burocratiche sparirebbero.
    Ma allora lo ius soli è una cosa bella!
    No, lo ius soli è lo strumento sbagliato per risolvere un problema vero.
    Che gli stranieri abbiano problemi burocratici enormi è innegabile e lo sa chiunque passa una mattina davanti a un qualsiasi ufficio immigrazione di una qualsiasi questura. Lunghe code fin dall’alba per ottenere un certificato che il più delle volte arriva con ritardi intollerabili.
    Ma se il problema è la burocrazia la soluzione è la burocrazia.
    La soluzione è investire nel sistema burocratico in modo che i servizi forniti agli stranieri siano efficienti e dignitosi.
    La soluzione è far lavorare meglio gli uffici immigrazione, in modo che per un rinnovo del permesso di soggiorno servano 20 giorni e non due anni.
    La vera rivoluzione culturale avverrà quando uno straniero si sentirà a suo agio vivendo in italia da straniero, quando non dovrà desiderare di diventare italiano per poter dimenticare le code alla Questura. Perché le code all Questura non ci devono essere a priori.
    Ok, ma se uno vuole diventare italiano che male c’è?
    Se uno vuole diventare italiano può farlo già ora. Per i cittadini di uno Stato membro U.E. bastano 4 anni di residenza in italia, per gli apolidi 5 anni e per gli altri servono 10 anni.
    Ma questi bambini sono nati e cresciuti in italia!
    Parlano italiano!!11!
    Tifano italia!!1!
    Sono italiani!!!111!!!1!
    Attenzione, che hai detto?
    Sono nati e cresciuti in italia.
    Attenzione alla seconda condizione: sono cresciuti in italia.
    Lo ius soli non ha nulla a che vedere con quello che stai dicendo. Lo ius soli consiste nel dare la cittadinanza alla nascita, quando il bambino è appena nato.
    Quel bambino non parla italiano (al massimo emette qualche vagito), non tifa italia, non ha nulla che lo identifichi con la cultura, la lingua, gli usi e i costumi italiani.
    Gli si vuole dare la cittadinanza per il fatto che è nato sul sacro suolo della Repubblica. Come se ci fosse una forza magica che esce sottosuolo italiano e battezza come italiano ogni bambino nato su quella terra.
    In buona sostanza lo ius soli ha la stessa logica dell’astrologia: essere nati con la Luna in Scorpione ha la stessa influenza sul bambino che ha essere nato sul sacro suolo italico.
    Aspetta, ma davvero con lo ius soli stanno proponendo una sciocchezza simile?
    Ebbene sì. Ti propongono sempre la storia del “sono nati e cresciuti in italia” ma poi nella legge la cittadinanza la vogliono dare a quelli che “sono nati” senza il “e cresciuti”.
    Ovviamente non parlano di sacro suolo italico e della sua forza magica.
    La loro logica però è ancora più demenziale. Ti dicono: noi vogliamo dare la cittadinanza italiana ai figli di stranieri che vivono già in italia, non di chi passa di qui per caso. E se i genitori vivono già in italia significa che sono stanziali e ci rimarranno anche in futuro.
    La parte “e cresciuti” dunque sarebbe garantita presumendo che i genitori non se ne andranno a vivere altrove dopo sei mesi dalla nascita dal figlio.
    Questo modo di ragionare è di per sé figlio di una concezione vecchia dell’immigrazione, quell’idea per cui una persona cambiava paese come decisione permanente e una sola volta nella vita. Ora invece andiamo verso una mobilità sempre più… mobile. In Spagna è già il secondo anno in cui il numero di stranieri diminuisce. Più andremo avanti e più la gente si sposterà di frequente per seguire il flusso delle opportunità.
    Ma consideriamo pure l’irrealistico scenario in cui gli immigrati arrivati in italia non si spostano più dall’italia per tutto il resto della loro vita.
    Che fretta c’è nel dare la cittadinanza ai loro figli? Tanto resteranno in italia per sempre, possono ottenere la cittadinanza per naturalizzazione col tempo.
    Quando davvero saranno italiani per essersi naturalizzati.
    Ma così dovranno aspettare 18 anni per diventare italiani!
    Non è vero. Questo viene ripetuto di frequente ma è una bufala.
    Un figlio di stranieri nato in italia diventa cittadino italiano (di diritto!) al compimento del 18esimo compleanno.
    Ma quella non è l’unica strada per ottenere la cittadinanza italiana.
    Se il figlio è nato in italia significa che i genitori sono residenti in italia almeno dalla sua nascita. Ciò significa che nel peggiore dei casi quando il figlio avrà 10 anni i genitori già avranno vissuto 10 anni italia. A quel punto hanno già vissuto 10 anni in italia e possono ottenere la cittadinanza italiana. Nel momento il cui la ricevono i genitori diventano cittadini italiani anche i figli.
    Quindi un figlio di stranieri nato in italia può diventare cittadino italiano all’età di 10 anni. Alla peggio! Se i genitori invece sono arrivati in italia 6 anni prima della sua nascita il bambino potrà diventare italiano a 4 anni.
    E a 10 anni un bambino non necessita della cittadinanza italiana per fare un concorso come geometra al catasto.
    Però, dai, questi bambini sono cinesi che manco sanno dov’è la Cina…non sanno niente del paese d’origine dei genitori. Come fai a dire che non sono italiani?
    Quando sono cresciuti potrai dirlo, ma quando sono nati non sai dove vivranno. Se dopo tre anni dalla nascita la famiglia si trasferisce in Germania andranno alle scuole tedesche, parleranno tedesco, cresceranno tedeschi, non italiani.
    Se invece rimangono in italia allora potrai dare loro la cittadinanza italiana.
    E poi scusa, ti sei reso conto di che hai detto?
    No, perché? Che ho detto di male?
    Hai detto che quei bambini figli di Cinesi non sanno manco dov’è la Cina, non sanno nulla della cultura cinese. E l’hai detto con un’aria di soddisfazione…
    Se ti dicessi che un figlio di genitori italiani nato in Germania non sa nulla dell’italia e non parla italiano la prenderesti bene?
    In effetti…
    In effetti verresti a dirmi che è uno scandalo, che deve studiare l’italiano, che deve mantenere vive le sue origini, che non deve dimenticare la cultura italiana!
    Per i figli dei cinesi in italia invece ti sta bene che non sappiano nulla della Cina. Anzi, lo usi come punto di forza per sostenere lo ius soli.
    Ma scusa, che differenza c’è tra le due situazioni? Nessuna (a meno che tu non voglia dirmi che la cultura italiana è la migliore del mondo e deve sovrastare tutte le altre).
    Ad essere obiettivo devi riconoscere che è un peccato. È un peccato che quei bambini figli di cinesi non sappiano parlare cinese e non sappiano nulla del paese d’origine dei genitori.
    Che un bambino mantenga viva in sé la cultura del paese d’origine dei genitori è cosa buona e giusta.
    Poi cresce, si crea la sua identità e decide se in lui prevale la parte italiana o quella cinese.
    Quei bambini figli di cinesi che non sanno nulla della Cina non sono una vittoria dell’italia ma una sconfitta di una società che dice loro che italiano è meglio.
    Adesso però, dimmi la verità: che male c’è se diamo loro la cittadinanza alla nascita?
    C’è che così tu pensi di risolvere il problema di come vivono gli stranieri in italia distribuendo passaporti.
    In italia però vivono molti stranieri che non vogliono diventare italiani.
    Prendete ad esempio i cittadini giapponesi che si sposano con cittadini italiani: hanno diritto a vivere in italia con il loro marito o moglie italiani, ma non vogliono la cittadinanza italiana perché altrimenti dovrebbero rinunciare a quella giapponese.
    Ebbene, questi stranieri alla Questura dovranno andarci sempre, perché saranno stranieri sempre.
    A loro non puoi dire di diventare italiani per smettere di fare la coda alla Questura.
    Se tu mi dici che risolvi il problema degli stranieri dando la cittadinanza facile non ti accorgi che questa soluzione per questi stranieri non funziona. Per loro il problema di servizi inefficienti resterà come prima.
    Se invece ti impegni per fornire servizi efficienti agli stranieri il problema sarà risolto per tutti.
    Come avviene sempre in questi casi, tutte le parole e l’energia sprecate sullo ius soli hanno sviato l’attenzione dal problema vero, ossia l’esigenza di offrire servizi efficienti agli stranieri viventi in italia, anche a quelli che non vogliono diventare italiani.
    E poi lo sai che lo ius soli sarebbe inutile? Ti stanno prendendo in giro.
    Perché mai lo ius soli sarebbe inutile?
    Ci sono diverse proposte di legge, alcune propongono di dare la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati in italia da genitori che risiedono in italia da 5 anni. Le stesse proposte di legge prevedono però che i genitori stessi possano prendere la cittadinanza dopo 5 anni di residenza.
    Quindi, nel peggiore dei casi succederebbe una cosa del genere
    Con lo ius soli
    1 Gennaio 2015 – I genitori arrivano in italia
    2 Febbraio 2020 – nasce il figlio: visto che i genitori vivono da 5 anni in italia riceve la cittadinanza italiana per ius soli
    10 Febbraio 2020 – I genitori fanno richiesta di cittadinanza per se stessi visto che vivono in italia da 5 anni e un mese.
    30 Giugno 2020 – i genitori ricevono la cittadinanza italiana
    Senza ius soli
    1 Gennaio 2015 – I genitori arrivano in italia
    2 Febbraio 2020 – nasce il figlio
    10 Febbraio 2020 – I genitori fanno richiesta di cittadinanza per se stessi visto che vivono in italia da 5 anni e un mese.
    30 Giugno 2020 – i genitori ricevono la cittadinanza italiana
    30 Giugno 2020 – contestualmente ai genitori anche il bimbo riceve la cittadinanza italiana
    Con ius soli il figlio riceve la cittadinanza a Febbraio (alla nascita), senza ius soli la riceve a Giugno (assieme ai genitori).
    Che cosa cambia ad avere la cittadinanza italiana o meno nei primi cinque mesi di vita? Nulla.
    E questo nel caso limite. Se il bambino nasce anche solo uno o due anni dopo l’arrivo dei genitori fanno prima i genitori a ricevere la cittadinanza di naturalizzazione che i figli per ius soli.
    Sono proposte di legge prive di logica.
    Ho sentito parlare del paradosso dei gemelli, di che si tratta?
    Il paradosso dei gemelli è quello di Einstein e con lo ius soli non c’entra niente.
    Quello a cui ti riferisci è il paradosso dei fratelli.
    Prendi una coppia di stranieri che si trasferiscono in italia. Hanno due figli, uno nato quando erano al paese d’origine e uno nato in italia. Quello nato al paese d’origine è arrivato in italia coi genitori quando aveva pochi mesi di vita. Va all’asilo in italia, parla italiano, ma è straniero.
    Il fratellino invece nato in italia riceve la cittadinanza italiana per ius soli solo perché è nato italiano.
    Il primo parla italiano, ha vissuto cinque anni italia, ma non è italiano. Il fratellino che ha appena emesso il primo vagito invece sì.
    Che senso ha?
    Però lo ius soli ce l’hanno in tutta Europa!
    Non è vero. Gli unici paese in Europa con lo ius solo sono:
    – Regno Unito (il genitore deve essere generalmente stabilito nel paese e non di passaggio);
    – Germania (dopo 8 anni di residenza dei genitori);
    – Portogallo (5 anni di residenza dei genitori);
    – Grecia (5 anni di residenza dei genitori);
    – l’Irlanda (3 anni cumulati negli ultimi 4 anni);
    Quindi la storia per cui ce l’abbiano in tutta Europa è una colossale bufala.
    Ma anche se ce l’avessero tutti non cambierebbe la sostanza: lo ius soli è illogico a prescindere da quanti e quali stati lo adottino.
    Ammettilo, sotto sotto voi che vi opponete allo ius soli siete un po’ razzisti.
    Razzisti? E perché mai? Uno svizzero o un norvegese è della stessa razza bianca caucasica di gran parte degli italiani. Perché mai negare la cittadinanza italiana per ius soli a un figlio di norvegesi sarebbe razzismo se la razza è la stessa?
    Ok, ho capito: hai detto razzista senza renderti conto che la cittadinanza non ha nulla a che fare con la razza.
    Volevi dire “discriminatore vegli gli stranieri”.
    Ma ancora ti rispondo di no.
    Anzi, siete voi che sostenete lo ius soli i discriminatori verso gli stranieri. Voi che andate in giro indossando magliette con scritto “Straniero a chi?“.
    No, vi chiedo: che male c’è ad essere straniero?
    Straniero non è un insulto, perché mai dovresti arrabbiarti se uno ti chiama straniero?
    Chi davvero discrimina gli stranieri è chi non rispetta la loro identità e offre loro la cittadinanza italiana (evidentemente da essi considerata di un livello superiore!) come unica via per vivere dignitosamente in italia.
    Ma è vero che con lo ius soli le coste italiane sarebbero assalite da partorienti col tentativo di far nascere il figlio in italia in modo che abbia la cittadinanza italiana per ius soli?
    No, questa è un’altra bufala. Tutte le proposte di legge sullo ius soli prevedono che i genitori debbano essere già residenti in italia da un certo numero di anni.
    Il caso più permessivo è quello della proposta di legge popolare che pone questo limite a un anno. Quindi il bambino deve essere stato concepito almeno tre mesi dopo l’arrivo in italia dei genitori.

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 19:54

    @UN RAGGIO DI SOLE nessuna intenzione di fare humour
    è un discorso molto serio,tutti siamo migranti o figli di migranti,e quindi con pari diritti, io per esempio sono longobardo da parte materna se poi il mondo è umoristico non è colpa mia

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 20:39

    @giovansergiobenedetti
    siamo tutti migranti, o te, ma che dici?! Cioè se vuoi vai pure, io un ti tengo per davvero!!

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 22:07

    @GIGINO tutti migranti, confermo il nostro antenato comune l’homo sapiens necque in Africa, probabilmente in Eritrea e fece un viaggio lungo millenni, attraverso la penisola arabica, lIndia il contenente asiatico la Siberia
    laRussia l’Europa infine l’Italia, a meno che Gigino non discenda dall’uomo di Neanderthal, che preesisteva in Europa e che però secondo gli scienziati si estinse, sarebbe un caso eccezionale che costringerebbe gli scienziati a metterlo sotto osservazione per rivedere tutte le teorie

    RISPONDI
  • Admin
    27 ottobre 2015, 22:41

    @GSB: l’umorismo era riferito alle italiche ratte ed agli ingravidamenti alieni. Con profondo gusto constato che non rinuncia al motto, stavolta ai danni del Gigino invero un po’ cavernicolo. La prego, non abbandoni questa sua nuova, promettente vena senza prima averla sfruttuata a fondo!

    RISPONDI

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