“Il baliatico”: quando le donne garfagnine emigravano per fare da balia ai bimbi delle signore ricche

LUCCA – Storie dure, di privazioni, sacrifici, di famiglie abbandonate nella speranza di una vita migliore, lavoro pesante ma onesto per guadagnare quei maledetti soldi per risollevarsi da un destino scritto. Non sono storie di oggi, non si parla di migranti giunti con i barconi da chissà dove. Si tratta dei nostri bisnonni, dei nostri parenti che partivano dalla Garfagnana per ogni angolo del mondo per lavorare e cercare poi di mandare qualche soldo alla famiglia lontana nella speranza di un ricongiungimento.

Tanto per parlare in cifre e capire bene l’entità di questo fenomeno dal 1880 sono state calcolate mediamente più di mille persone l’anno emigrate in un territorio come la Valle del Serchio di circa 40 mila anime. Di solito erano gli uomini, i capifamiglia a prendere la gravosa decisione di abbandonare la loro terra per andare nelle lontane  “Meriche” (come venivano chiamate in alcune lettera di emigranti garfagnini le lontane Americhe erroneamente), ma stavolta vi raccontiamo il contrario e cioè quando erano le donne che partivano e i mariti rimanevano a casa a coltivare i campi, addirittura si può dire che i primi flussi migratori garfagnini erano composti da sole donne, fatto veramente singolare che vale la pena di essere raccontato.

Tutto cominciò molto prima del grande esodo di fine Ottocento, quando i garfagnini cominciarono a partire per la Corsica impiegandosi nei lavori agricoli e poi in Francia attratti da paghe migliori, insieme agli uomini partirono anche le loro mogli, giovani spose, forti e robuste che trovarono impiego come balie, da li cominciò quel fenomeno meglio conosciuto come “baliatico”. Spieghiamo un po’ di cosa si trattava: il baliatico nacque come frutto di questa migrazione stagionale in Corsica e nella parte meridionale della Francia. Ebbe inizio poco oltre la metà dell’800 e si sviluppò principalmente ad Ajaccio, Bastia, Nizza ed anche Parigi.

Le donne e le ragazze garfagnine sono considerate le migliori in assoluto in tutta la Corsica e nel sud della Francia, le migliori perchè robuste, sane, si cibano di cose naturali e anche per carattere sono le più servizievoli e con pochi idee balzane nella testa. Il trattamento che veniva offerto era veramente allettante: oltre al vitto e all’alloggio ben diverso da quello abituale, si prometteva un salario doppio e anche triplo rispetto a quello dei mariti che in quelle stesse zone avevano lavorato come braccianti. Molte mamme lasciavano i loro bambini a casa, in Garfagnana, ed andavano ad allattare i bambini delle signore. Scriveva il Gian Mirola, noto scrittore e studioso garfagnino: “Qualche volta il baliatico fu imposto come condizione di matrimonio:ci sposiamo, tu vai a far da balia, io resto qui, al nostro figlio daremo il latte della Brunella (la mucca)”.

Naturalmente si trattava di un lavoro temporaneo, il lavoro da balia durava dai 12 ai 14 mesi tranne nei casi che il bambino affidato morisse o si perdesse il latte. Poteva capitare (molto spesso) che ultimato l’allattamento, la balia passasse ad un altra famiglia o rimanesse nella solita casa come serva. Ma guardiamo come avveniva la selezione per diventar balia. La donna interessata si presentava ad un medico o a alcune levatrici locali che facilitavano l’incontro tra domanda ed offerta spesso dietro al pagamento di una tariffa.

Esistevano radicate convinzioni che rapportavano l’aspetto fisico delle donne (alte,basse,brune o bionde) alla loro capacità di balia e prevedevano un trattamento economico conseguente. Individuata la famiglia di destinazione la balia garfagnina doveva essere pronta a partire appena richiesto ma alla condizione essenziale e tassativa che il marito rimanesse in Garfagnana, senza mai raggiungerla dato che, si credeva che eventuali rapporti sessuali potessero  avere in qualche maniera effetto sull’allattamento.

Le veniva quindi pagato il viaggio verso la Corsica, un salario mensile, inoltre regali ed omaggi in funzione della sua bravura e del rapporto che si instaurava tra lei e il bambino, esisteva inoltre un corredo da balia che andava dagli abiti, alla biancheria, perfino ai gioielli nelle famiglie più ricche.Naturalmente non era tutto rose e fiori consideriamo sempre la lontananza della famiglia, la difficoltà della lingua e dell’impatto sull’ambiente cittadino e tutta quella serie di comportamenti imposti che cozzava in pieno con lo stile di vita garfagnino.

Si pensi alle norme igieniche da osservare per l’allattamento o ai precisi orari per le poppate. Ci fu inoltre (tanto per complicare le cose) tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 un forte movimento che si vedeva contrario a questo tipo di emigrazione e di lavoro, fu ampiamente discusso e criticato questo abbandono della propria prole da parte delle balie, fortissime furono le polemiche anti- emigrazione, anche nella nostra valle si ebbero vere e proprie campagne denigratorie contro le balie condotte da alcuni giornali locali con esplicite accuse di “maternità mercenaria”, la cui deriva naturale (così si diceva) era il meretricio (la prostituzione).

Ma ciò che turbava veramente i denigratori era il sovvertire dei ruoli familiari consolidati che portava la donna ad assumere il ruolo di capofamiglia, inteso nella semplice accezione di chi guadagna di più. Ma come detto nonostante gli ottimi guadagni la sofferenza di queste donne garfagnine era tanta, questo è uno stralcio di una lettera del 1901 di una balia garfagnina di Villa Collemandina alla propria famiglia che cresce suo figlio:

“Il bimbo mi farete sapere se vi ha fatto tribolare e mi direte se continua andando migliorando se avere speranza che cammini almeno verso primavera e quanti denti ha fatto, mi direte tutte le cose che o molto piacere di saperle, la lettera che mi ha scritto il fratello credetemi chio non sono stata capace di leggerla una volta intiera senza piangere. La vostra Anna”.

Il baliatico si protrasse ancora molto nel tempo da quella data ed è innegabile che contribuì sostanzialmente alla trasformazione dei costumi e della mentalità.

@LoSchermo

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1 Commento

  • Admin
    13 ottobre 2015, 23:04

    Bravo Sig.Marzi,dal suo scritto si capisce quanto amore abbia per la sua terra e le sue tradizioni .

    Oggi il mondo è cambiato totalmente da quei tempi ed, in particolare,sono cambiate le persone che si disinteressano totalmente alla storia del territorio garfagnino e della Toscana.

    Anche dalle mie parti,la Valdinievole,la gente se ne strafrega di essere passati di mano da Lucca a Pistoia,regalia del ventennio agli amici di merende pistoiesi.
    Cordiali saluti.

    Giovanni Torre
    Montecatini Terme

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