Viareggio, settant’anni fa la strage alla ex Casa del Fascio: una tragedia da ricordare

VIAREGGIO (Lucca), 31 luglio – Questa è una storia dimenticata. Rimossa forse, sicuramente sopita dalla memoria collettiva di una città, Viareggio, presa nel tempo a ricordare altri momenti più felici per fortuna,  e altre stragi , più recenti, purtroppo. Sporadici articoli di giornale, a volte, hanno ripercorso questa vicenda negli anni, senza peraltro mai entrare approfonditamente nella sua tragedia globale. Ignorando o scordando la dimensione totale del dolore.

Questa storia inizia poco dopo il  termine della Seconda guerra mondiale: il 18 luglio 1945.

Le truppe americane schierate in Italia attendono gli ordini di imbarco. Tra queste la 92° Divisione “Bufalo”, di stanza a Viareggio.
Il comando operativo della divisione, l’ Head Quarter, era posizionato presso il Principino (la costruzione stile impero davanti all’Hotel Principe di Piemonte, in piazza Puccini).

Il generale Clark, comandate della 5° Armata, vi aveva tenuto la riunione decisiva per lo sfondamento del fronte ovest, del 5 aprile ’45.
Gli ufficiali superiori della Divisione (bianchi), alloggiano al Principe, dove suona incessantemente la banda-orchestra della Buffalo, all’ Hesplanade, al Kursaal.Per gli ufficiali inferiori  e per i soldati  afroamericani, ci sono le tende, montate in quantità, in pineta. Per loro , la sera,  il dancing “il Gatto Nero”.
La sensazione di vitalità, il morale, l’euforia che si respira tra i soldati, e’ quella comprensibile di chi ha finito di combattere una guerra dura, sanguinosa e difficile, ed è rimasto vivo.

E i vincitori, si sa, prendono tutto.
Donnine compiacenti giunte da fuori, alcuni locali, grazie ai dollari abbondanti in tasca, alcool non sempre di qualità, girano in abbondanza tra i soldati che, spesso, la sera eccedono nei …festeggiamenti.

La situazione a Viareggio diventa incandescente; furti nelle abitazioni, rapine a mano armata, violenze sulle ragazze, risse nei locali, ormai sono all’ordine del giorno.

Il Governatore americano , il capitano Gordon West, preme con il Comando della 5° Armata, affinché la Divisione si sposti rapidamente da Viareggio verso la “Peninsular Base Section”, situata a nord di Livorno lungo l’Aurelia, in una zona di bosco mediterraneo, che nasce a Tombolo e termina a Marina di Pisa. Tutta la zona è interamente occupata da un immenso acquartieramento logistico americano. Vi sono anche tre campi di prigionia, a Coltano, affidati alla vigilanza della 92° “Buffalo”, il Prigioner War, P.W 335, il 336, e il 337.
La zona è di fatto un gigantesco accampamento americano, completo di supporti logistici sanitari, aeronautici, portuali.
Negli anni successivi sarà conosciuto come “Camp Darby”.
Vi nascerà, nella zona sud prima dell’Arnaccio, una cittadella di baracche e tende, dove confluiscono un po tutti i disertori, gli sbandati, le prostitute, e che nel dopoguerra verrà descritta come Tombolo,”l’inferno nero”.

Il Governatore alleato dispone che il movimento delle truppe stanziate a Viareggio venga salutato dalla città con una festa danzante che si terrà dalle ore 16 del 18 luglio 1945, presso la monumentale ex Casa del Fascio, una costruzione stile impero, terminata nel ’40′, posizionata in piazza Mazzini, davanti al mare. E’ una costruzione solida, rimasta illesa dai bombardamenti che pesantemente hanno colpito Viareggio (più di 70!) , e quindi riutilizzabile con pochi adattamenti. L’ha costruita un certo Gemignani, speculare  praticamente a quella casa del Littorio  che sorge a Lucca, in Borgo Giannotti, adesso sede di una caserma della Polizia di Stato, la “Muzzi”.

La Red Cross americana , che la gestisce come “circolo e sala ritrovo” per i soldati, ē incaricata di organizzare la festa.
Vengono recluti orchestrali famosi per quel tempo.
Numerose “signorine”, confluiscono in zona provenienti da tutta Italia, nella speranza, spesso concreta di potersi accompagnare con un soldato americano.
Questo movimento di donnine è così intenso, che addirittura le autorità militari americane organizzano, in pieno pragmatismo yankee, presso l’hotel Hesplanade,  una scuola apposita, dove addestrare e istruire le aspiranti fidanzate dei soldati americani,  per poter diventar delle brave “war bride”.
Molte e numerose le ragazze che confluiscono presso la scuola, dove una apposita commissione interna, disponendo dei fascicoli personali dei militari, cerca di accoppiare i profili psicologici più vicini, per poter ottimizzare i risultati!
Tra le frequentatrici di questo mondo, ricordiamo una giovanissima Lilli (Elena) Greco, bellissima e prorompente,  che farà perdere la testa a numerosi soldati, fino a far scatenare una gigantesca rissa che distruggerà il Kursaal; negli anni successivi, Lilli, pochi anni dopo, cambierà nome;  sarà meglio conosciuta come Sandra Milo!

Adesso apriamo una storia parallela: alla fine 1943, gli Alleati prima dello sbarco di Salerno, fanno credere ai Tedeschi con un paio di radiomessaggi di inganno, che tenteranno uno sbarco a Nord di Livorno, tra Viareggio e Forte dei Marmi.

La notizia è giudicata attendibile, la fonte anche: in effetti a Viareggio c’ë un porto, uno scalo ferroviario merci, potrebbe anche essere plausibile …
La Kommandantur, da ordine di minare tutta la spiaggia, e predisporre delle difese anti sbarco, e di sgomberare la popolazione di Viareggio.
E la spiaggia verrà pesantemente minata , con largo impiego di mine anticarro sulla battigia, e antiuomo nell’interno

Inoltre vengono realizzati ostacoli fissi con filo spinato, bunker, camminamenti, piazzole di tiro, vengono interrati dei carri in funzione di cannone fisso. La popolazione viene sgomberata. La macchina da guerra fa il suo lavoro.

Ma lo sbarco, per fortuna,  non avviene.
Le mine, però, rimangono. E impediscono alla gente di fruire del bene più prezioso che Viareggio ha: la sua spiaggia, la sua bellezza.
E allora un sindaco lungimirante, l’avvocato Corrado Ciompi, il sindaco dell’emergenza, intuisce che per far rinascere Viareggio occorre far ripartire subito la sua naturale vocazione turistica.Fa costruire una strada fino a Torre del Lago, da il via all’opera di dragaggio e alla pulizia del porto dagli scafi distrutti, dispone la riparazione dei moli e della ferrovia danneggiati dalle bombe,  e autorizza l’apertura  di un casinò.  

Occorre però bonificarla dalle mine.
Per questo viene attivata l’organizzazione militare dedicata alla bonifica dei campi minati ( B.C.M.) , che ha un Comando Sottozona  a Pisa.
E arrivano i “rastrellatori”, operai civili, militarizzati e adeguatamente preparati che si occupano di rastrellare e bonificare le mine sotto la spiaggia, assieme a un un’ulteriore numero di operai assunti il loco sotto la guida del Comitato di Liberazione Nazionale, che contribuiscono a spalare tutta la sabbia fino a 2, 5 metri di profondità. È un lavoro immane. Ma necessario, e fruttuoso.

Al 18 luglio tutta la spiaggia è sminata; le mine vengono raccolte, disinnescate, e stoccate presso un deposito di fortuna, negli scantinati del villino Montauti, adiacente alla ex casa del fascio. Questo villino, inizialmente di proprietà di una nota famiglia lucchese, i Fanucchi, facoltosi mercanti e imprenditori, era stato realizzato (assieme ad un altro simile lì vicino,  nel biennio 1910-1911) da Achille Orzali.

Nel 1945 era disabitato, e per questo fu scelto come deposito temporaneo per lo stoccaggio delle mine, una volta disinnescate dai detonatori. Le mine rimosse venivano quindi posizionate impilate negli scantinati del villino, in attesa di essere poi trasportate al Comando SottoZona B.C.M. di Pisa , per successiva distruzione presso il poligono di Marina di Vecchiano-Foce di Serchio.

Ma il viaggio di mine, su autocarri americani  da  3 assi, pianificato e concordato per il 18 luglio 1945, non ebbe successo.
Pisa era piena di mine, erano arrivati dei carichi da Orbetello, e da Venturina , che avevano praticamente ingolfato tutto il piazzale del Comando Sottozona, per cui non era possibile riceverne più, per motivi di sicurezza.  Fu quindi ordinato ai mezzi carichi di mine, il rientro su Viareggio; nel frattempo veniva cercata una soluzione per la distruzione presso il centro più vicino, forse quello di Massa.

Ore 15 del 18 luglio 1945. Ex Casa del Fascio, adiacente al Villino Montauti, di nuovo pieno di mine.
Gli orchestrali assunti per questa festa organizzata dalla Red Cross americana stanno arrivando con gli strumenti.
La festa comincia alle 16, ma già molti soldati sono dentro i locali della ex Casa del Fascio, riadattata a centro di ritrovo per la truppa americana.
Con loro molte “signorine”, confluite a Viareggio. Tutti sanno che è una festa di addio, di saluto.

Ilio Ghelarducci, vigile urbane coscienzioso piantone, presidia il villino, controllando che il materiale non venga “prelevato” da chi lo potrebbe utilizzare per fini non leciti. Il villino è esattamente adiacente alla ex-Casa del Fascio, proprio dietro. Lo separa uno stretto viottolo. Praticamente confinano a contatto.
Come in tutti i retro edificio, vi un accumulo di materiale di risulta, cartacce, scartoffie, foglie secche, tavolame, sedie e panchine rotte di legno. Tutto ammucchiata nel viottolo.

Fa caldo il 18 luglio, un caldo eccezionale.
La festa, non ancora iniziata formalmente, è già praticamente cominciata.
La musica, suonata da orchestrali locali, è altissima.
Boogie-woogie e alcool. A volontà.

Ore 15, 30.
Il bravo vigile Ilio Ghilarducci, vede uscire dallo scantinato del villino, un fumo, acre, nero, denso. Tipico della combustione del tritolo, che è un nitrato del toluene, un derivato del petrolio.

Ilio dà l’allarme, urla, fa allontanare la gente in strada, cerca di avvisare i soldati, che ormai completamente coinvolti nella festa non capiscono, e continuano a ballare sotto la musica assordante.

0re 15,46 più o meno…del 18 luglio 1945. Il deposito delle mine salta in aria. Una esplosione terrificante, devastante, incredibile come potenza scuote Viareggio e tutta la Versilia. Un enorme quantità di energia si libera in un istante, distruggendo completamente il Villino Montauti, sbriciolandolo.
L’esplosione devasta e distrugge il retro della ex Casa del Fascio. L’onda esplosiva diretta entra immediatamente dentro il grande fabbricato, lo investe violentemente, devastandolo, sventrandolo, rovinandolo.  La violenza della esplosione è così forte che l’intero fabbricato, un enorme telaio in cemento armato rivestito di travertino romano e mattoncini a faccia vista, edificato su una precedente fondazione con interposto uno strato di asfalto, viene traslato di 2 cm in avanti! Tutti i vetri rimasti integri di Viareggio vanno in frantumi.

Le abitazioni ed i tetti più vicini vengono danneggiati gravemente, il caffè Fappani, dall’altra parte della passeggiata viene travolto e distrutto.
La fortissima esplosione viene udita fino a La Spezia, a Lucca, a Livorno.
Il bilancio è drammatico: 16 viareggini identificati, più di 40 soldati completamente smembrati, e altrettante “signorine”.
Si sfiora la cifra di 100 deceduti. ( l’ultima bambina morta verrà trovata sotto le macerie due giorni dopo).
Non si saprà mai il numero esatto, tra soldati, e donne non identificate, è impossibile.Le cronache narrano che i soldati e i vigili del fuoco soccorritori, posizionano dei teli a scivolo dalle finestre dei piani alti e rotolano sui camion direttamente, membra umane, busti, teste parti di corpi…
E’ un macello, una strage.  Pesantissima.

A complicare la situazione, a causa dell’imminente trasferimento della divisione su Livorno, l’organizzazione sanitaria militare, nel frattempo è stata smobilitata. Dell’ospedale militare americano, schierato presso lo stadio dei Pini, rimane solo un posto di medicazione,,
Tutto lo sforzo logistico sanitario che consegue, viene assorbito da rivitalizzato Ospedale Tabarracci, con tutte le limitazioni di cura comprensibili…
Intervengono squadre di vigili del fuoco da Lucca e da Pisa.
I funerali delle vittime  verrano celebrati due giorni dopo, la mattina presto, alle 8 del 20 luglio, con un manifesto firmato congiuntamente dal Sindaco, l’avv. Ciompi, e dal Presidente del Cln, Manfredini.

Le indagini, svolte dalle Autorità militari Alleate e dal Commissario Mazzaglia del Regio Commissariato di Pubblica Sicurezza indagheranno varie cause: autocombustione ( complice il gran caldo ,e la presenza di materiale combustibile secco nelle vicinanze), incendio accidentale causato da una cicca di sigaretta gettata dalle finestre sul retro… Verrà investigata anche la causa dolosa: alcuni giorni prima è stata violentata una ragazza nella pineta, da alcuni soldati afroamericani, e non si esclude una ipotesi di vendetta… ma non vengono trovati riscontri efficaci a questa ipotesi e quindi la causa accidentale rimane la più veritiera.

D’altra parte, è pur vero che le mine erano disinnescate, e quindi poco pericolose, ma si tratta sempre di un eccezionale quantitativo di esplosivo potente accumulato e concentrato. Un incendio che raggiunge la temperatura di accensione del tritolo, sui 380°, provoca il successivo innescamento e quindi la detonazione a catena del materiale.

Ilio Ghilarducci rimarrà ferito, e per il suo gesto di coraggio, nel rimanere sul posto e dare l’allarme, riceverà un Attestato di Benemerenza dal Ministero degli Interni.

A settant’anni dalla tragedia, venerdì 18 luglio, presso la Casa Comunale, alla presenza del vicesindaco Rossella Martina, delle autorità locali , e della cittadinanza invitata, il  tenente colonnello Biondi ha ripercorso questo triste evento. Nella stessa occasione, è stato premiato con una targa di riconoscenza il signor Mario Grasselli, ultimo vivente (91 anni!) dei rastrellatori della Sottozona Bcm di Pisa, che aveva operato proprio nella spiaggia antistante piazza Mazzini, nell’estate del ’45. Alla serata hanno partecipato anche i “renaactors” della Linea Gotica della Lucchesia in uniforme d’epoca.
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5 Commenti

  • Admin
    26 agosto 2015, 18:28

    MORIRE COSI’ IN UN MOMENTO DI FESTA, DOPO ESSERE SOPRAVVISSUTI A QUELLA GUERRA, E’ STATA VERA SFORTUNA, FORSE UN PO’ DI NEGLIGENZA C’E STATA

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  • Admin
    26 agosto 2015, 19:43

    persiste ancora il mito di un fascismo relativamente “buono”

    il fascismo eliminò la libertà e portò l’Italia in guerra

    110.000 caduti nella lotta di liberazione in Italia e all’estero

    migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città

    chi sminuisce le colpe del fascismo non sa la storia, dimentica i fatti o condivide molto di quel periodo, che la storia ha già condannato

    la scuola si deve mobilitare, deve spiegare ai giovani cosa è stato il fascismo, le sue avventure di aggressione e di guerra

    non si deve dimenticare, mai

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  • Admin
    27 agosto 2015, 12:05

    La Luce
    tornerà prima o poi

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  • Admin
    28 agosto 2015, 14:34

    proletario globale forse proprio te non sai la storia….

    se pensi che elimino la liberta e porto la guerra sei un folle, porto disciplina prosperità e diritti che prima nemmeno esistevano vedi la riforma della sanità e le pensioni,la digrazia è stata fatta da Badoglio lasciando inermi e con un pesantissimo accordo che di fatto sanciva l’autodistruzione dell’italia scatenando una guerra civile tra italiani folle questo…da una parte la parte che era fedele alla patria dall’altra quelli fedeli aiutati e spalleggiati da stalin tito e altri…totale un vero disastro…forse sei te che devi studiare un po…leggi… noi fummo costretti ad allearci con la germania perché altrimenti ci avrebbe fatto fuori e dichiarato guerra per la posizione strategica che avevamo, fare i voltafaccia cosi consapevoli di ciò che sarebbe accaduto è stato il vero reato….

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  • Admin
    28 agosto 2015, 14:37

    per quanto anno insegnato a me l’invasori sono stati gli angloamericani non certo itedeschi di cui eravamo alleati…siamo noi che di punto in bianco siamo passati dall’amico al nemico creando caos e disgrazie. un popolo puo anche perdere la guerra ci stà essere ridicoli alla faccia del mondo no e noi abbiamo fatto quello.

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