Contro le liberalizzazioni Firenze copia Lucca, ma trova solo buone intenzioni e appelli dei commercianti

LUCCA, 19 luglio – Firenze si ispira a Lucca per provare a contrastare l’apertura di nuovi esercizi di ristorazione in centro storico: “siamo convinti di poter sperimentare delle misure nuove per mettere uno stop all’apertura di nuovi minimarket, a Lucca lo hanno fatto”, ha detto il primo cittadino del capoluogo regionale Dario Nardella illustrando alla stampa il piano ‘Firenze vivibile’. L’intento dichiarato, quello di aggirare “la norme sulle liberalizzazioni” varata dal Governo Monti, lo stesso regolamento a cui le associazioni di categoria chiedono al Comune di porre un freno anche a Lucca.

Peccato che quando il successore di Matteo Renzi dovrà passare dalla teoria ai fatti, non potrà certo prendere spunto da una ordinanza o una delibera di Palazzo Orsetti, visto che anche a Lucca il ‘neoprotezionismo’ contro le liberalizzazioni è per ora soltanto una speculazione dell’assessore all’urbanistica Serena Mammini e di quello del turismo Giovanni Lemucchi che addirittura vorrebbero inserirlo nel Piano Strutturale dopo la concertazione di un percorso partecipato con la cittadinanza.

Anzi, diversamente da Lucca, dove oltre la dichiarazioni e i comunicati di Confcommercio si brancola nel buio, proprio da Firenze arriva uno stralcio di idea che ha qualche percentuale di possibilità di non incorrere in sonore bocciature da parte di Cassazione o Tar: utilizzare il “principio della salute pubblica”. “Modificheremo i regolamenti facendoci forza su motivazioni sanitarie, mostrando una correlazione tra consumo di alcol e punti di vendita”, ha fatto sapere Nardella, sottolineando come sia ormai “dimostrato” che, quanti più negozi ci sono, quanto più la gente ‘alza il gomito’.

Allo stesso modo le liberalizzazioni mettono a rischio anche le attività commerciali storiche, ed in questo caso a Firenze si pensa di aggirare le norme appellandosi al ‘Codice dei beni culturali’: “L’obiettivo è tutelare non solo gli arredi interni ma anche la destinazione, perché al posto di un caffè storico non possa mai venire in negozio di abbigliamento”, spiega il sindaco ‘gigliato’. Una buona idea che potrebbe venir utile anche per Lucca, se già il tessuto dei negozi storici non fosse stato devastato e rimpiazzato quasi completamente.

In definitiva i problemi dei due centri storici sembrano essere gli stessi: tutela delle tradizioni, controllo delle nuove aperture e misure ‘antibivacco’ per garantire il decoro urbano (certo, va detto che la ‘movida’ fiorentina è altra cosa rispetto a quella lucchese). All’atto pratico però rimane sempre il sospetto che cotanto impegno per aggirare la legge sia una sorta di ‘protezionismo’ atto a garantire rendite di posizione messe in dubbio dalla concorrenza e dal libero mercato. Ad esempio rientrerebbe proprio nella facoltà e nei compiti delle amministrazioni locali rafforzare, in caso di necessità, il controllo del territorio, elevare multe ai maleducati e trasgressori e così via. 

Incredibilmente invece in Italia, mentre lo Stato recepisce la normative Comunitarie e ne fa legge richiamando più volte gli enti ad adeguarsi e rispettarle, si deve prendere atto di sindaci ed amministrazioni con l’ossessione di aggirare ciò che viene deciso in sede di Governo centrale, come se ogni località fosse enclave o stato dell’Italia dei Comuni che non c’è più.

LEGGI ANCHE:

Lucca studia il numero chiuso per i locali in centro, il Tar pronto alla bocciatura: regola anti-liberalizzazioni

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com