Mannocci sulla potatura degli alberi di viale Giusti: “Una mattanza”

Mannocci sulla potatura degli alberi di viale Giusti: “Una mattanza”

LUCCA – Roberto Mannocci, presidente della sezione lucchese di Italia Nostra, interviene sull’abbattimento degli alberi lungo Viale Giusti.

“Con nota del 22 giugno, indirizzata a Comune di Lucca, Opera delle Mura e Soprintendenza, ponevamo quesiti sul perché della mattanza degli alberi lungo il lato esterno di Viale Giusti, a ridosso delle Mura Urbane, e chiedevamo se l’operazione aveva avuto tutti i pareri di competenza.

L’Opera delle Mura (unico Ente che ci ha risposto) ha affermato che questa Istituzione non centra niente con l’intervento anche se questo patrimonio arboreo (‘esemplari di acer negundo per l’esattezza’ e solo un po’ ‘storti’) era stato dalla stessa censito (a che scopo, diciamo noi?).

A Comune e Soprintendenza, invece, abbiamo dovuto rivolgerci personalmente. Dal Comune abbiamo saputo e verificato che lo scellerato intervento fa parte di un piano di “riqualificazione” del lato esterno di viale Giusti perché lì, assolutamente lì, il Comune vuole utilizzare gli oneri di urbanizzazione provenienti dall’intervento di ristrutturazione dell’adiacente ex fabbrica SAFILL.

Così il Comune ha sentito il bisogno/dovere di re-impiegare (anzi di far re-impiegare) questi fondi (che in realtà potrebbero essere destinati ad opere di urbanizzazione urgenti e necessarie in qualsiasi parte del suo territorio) per ‘abbellirne’ lo scenario intorno. Così il Comune ha elaborato il progetto di ‘riqualificazione’, partendo dall’abbattimento dei sanissimi e vecchi alberi esistenti al solo scopo di ‘rimetterli nuovi’ (che diamine!), i quali saranno però essenze di carpinus betulus piramidalis. Un progetto che prevede la realizzazione di una decina di passi carrabili in ‘pietra ricostruita’ (cioè falsa), cordoli in ‘macigno Balducci’ (falso), nuova illuminazione, …. e i restanti tratti di marciapiede ancora con ghiaia, oltre alla sistemazione dei servizi a rete nella trincea già eseguita. Questo progetto di “riqualificazione” sarà eseguito e diretto non dal Comune stesso, ma dalle imprese e dai tecnici di quei privati proprietari dell’ex Safill che devono erogare gli oneri di urbanizzazione e che in questo modo li ‘auto-pagano’!

Il Comune, tuttavia, (bontà loro e beneficio nostro) potrà svolgere azione di controllo! Non resta che sperare, almeno, che in questo mare di inutili nuove luci, inutili nuovi alberelli, inutile nuovo falso pietrame (povero e ricostruito)….. non scompaia definitivamente l’attuale cordolo in vera pietra di Matraia (come puntualmente avvenuto altrove: borgata di Ponte a Moriano, via Guidiccioni, Mura urbane, viale S. Concordio).

Questo (inutile) fantastico intervento sembrerebbe aver avuto un iter regolare. Tutta l’area attorno alle Mura fino alla linea ferrata è sottoposta al vincolo paesaggistico ai sensi della PARTE TERZA del vigente Codice dei BB. CC. e PP. (ex Legge 1497/39). In base a ciò è stata richiesta dal Comune di Lucca l’autorizzazione ambientale. La pratica ha così avuto il benestare paesaggistico dell’apposito Collegio (non sono da abolire gli enti inutili?), in data 15 febbraio u.s., e successivamente è stata inviata alla locale Soprintendenza per il controllo previsto dalle normative. Questa non si è espressa nel tempo a sua disposizione di 60 gg., causa assenza (?) per malattia del funzionario destinatario della pratica, che, naturalmente, non è stato sostituito da alcuno. E’ così scattata la norma del silenzio/assenso che grava su questi tipi di controlli per interventi che ricadono in aree sottoposte a questi vincoli generali.

In sostanza, poiché la Soprintendenza non ha neanche guardato la pratica paesaggistica…. , gli storici alberi si sono potuti abbattere e tutto il progetto/insulto in falso pietrame può essere realizzato. A cosa vale, oggi, l’asserzione del coordinatore della Soprintendenza per il settore ambientale/paesaggistico che se avesse visionato la pratica mai la avrebbe passata?

Tutta questa operazione evidenzia carenze organizzative per noi, e per tutti, inaccettabili.

Eppure questa pratica, questo progetto, questi lavori, secondo noi, presentano una grossissima magagna (e appare perlomeno strano che siamo solo noi ad averlo notato)!

In realtà, secondo il nostro giudizio, l’iter della pratica non è così regolare come parrebbe a prima vista! Sull’area pubblica dell’intervento in questione infatti non grava solo il vincolo ambientale d’area di cui alla PARTE TERZA del Codice, ma trattandosi di bene immobile di proprietà pubblica, è automaticamente classificato Bene Culturale e in quanto tale è sottoposto ai vincoli della PARTE SECONDA del Codice che, all’art. 10, c. 2, lettera g), recita:

‘Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali:

g)- pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani che rivestono interesse artistico e storico’.

L’art. 12 dello stesso Codice precisa, poi, che se le cose pubbliche di cui all’art. 10 hanno più di 50 anni l’interesse storico artistico è automatico, salva apposita specifica verifica liberatoria da parte del Ministero per i BB. CC.

Sui viali della circonvallazione muraria lucchese, quindi, vigono contemporaneamente due tipi di vincolo: l’uno (ai sensi della PARTE TERZA del Codice, ex L. 1497/39) che è un vincolo generale, indiretto, paesaggistico di area che investe tutti i beni privati e pubblici dal centro storico alla ferrovia, l’altro (ai sensi dell’art.10, PARTE SECONDA del Codice, ex L. 1089/39) che è un vincolo diretto (quale bene culturale) su tutto lo spazio pubblico la cui sistemazione ha più di 50 anni (salvo la verifica liberatoria di cui sopra e che non c’è mai stata nel caso in esame).

L’annotazione non è ininfluente. Se (come noi sosteniamo) sul viale della circonvallazione delle Mura Urbane vige il vincolo di Bene Culturale, è ai sensi di questa specifica norma della PARTE SECONDA del CODICE che doveva essere richiesta l’autorizzazione alla Soprintendenza per effettuare l’intervento in atto e , per questo tipo di vincoli, non solo la Soprintendenza ha potere assoluto e non limitato ad un semplice controllo di quanto già autorizzato dal Collegio Ambientale, ma non è contemplato lo strumento del silenzio/assenso dopo i 60 giorni dal ricevimento della pratica.

Pertanto, secondo la nostra interpretazione delle norme, i lavori effettuati risulterebbero incompleti nella richiesta e illegittimi nell’esecuzione e pertanto penalmente perseguibili.

Chiediamo pertanto alla Soprintendenza, verificato quanto sopra da noi esposto, di bloccare immediatamente quanto illegittimamente si sta effettuando senza la Sua autorizzazione, di procedere a segnalare alle Autorità competenti, come dovuto, tutti gli abusi riscontrati e di pretendere che la richiesta di autorizzazione a realizzare il progetto di cosiddetta riqualificazione del viale Giusti venga ad Essa inoltrata ai sensi della PARTE SECONDA del Codice e di esprimersi compiutamente su tale nuova richiesta secondo le proprie valutazioni a tutela del patrimonio culturale.

Certo questo non ridarà a Lucca gli alberi abbattuti, ma impedirà, forse, facendo osservare il pieno rispetto della legge, che danni simili siano nuovamente perpetrati.

In attesa, inviamo distinti saluti”

– Roberto Mannocci, Italia Nostra Lucca –

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