Junior Butterfly e ‘lanterne giapponesi’ in ricordo delle vittime delle atomiche e di Stazzema al 60esimo Festival Puccini

TORRE DEL LAGO (Lucca), 12 agosto – Un’ opera che è prima di tutto un grido appassionato contro la guerra e al tempo stesso un inno all’amore. Una composizione moderna, melodica che il musicista e compositore giapponese Shigeaki Saegusa ha immaginato come sequel del capolavoro pucciniano Madama Butterfly con cui Giacomo Puccini gettò un ponte tra la cultura orientale e quella occidentale e che sarà rappresentata a Torre del Lago domani, mercoledì 13 agosto alle ore 21.15, per la prima volta con il libretto tradotto in italiano.

La messa in scena di Junior Butterfly sarà anche l’occasione per lanciare un messaggio di pace e per ricordare le vittime inermi delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki 6 e 9 agosto 1945 e della strage nazifascista compiuta a Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto del 1945. Un messaggio che sarà simbolicamente affidato alle acque del Massaciuccoli nel quale saranno liberate alcune tradizionali lanterne giapponesi, “toro” le stesse della tipica cerimonia giapponese Toro nagashi con cui si commemorano i defunti affidando le lanterne alle correnti dei fiumi o alle maree del mare.

Sul podio a dirigere l’Orchestra del Festival Puccini il direttore giapponese Naoto Otomo, mentre il Coro sarà formato da artisti italiani del Coro del Festival Puccini e dal Coro giapponese Roppongi Chorus, un coro formato da professionisti del mondo dell’economia, uomini politici che per passione appassionati d’opera. Le scene sono di Rumi Matsui e il disegno luci di Valerio Alfieri.

Junior Butterfly racconta la storia di, Dolore, figlio di Cio Cio San adottato dalla famiglia Pinkerton. Junior Butterfly Angelo Fiore è stato cresciuto senza memoria della madre. L’unico legame che lo stringe a essa è il suo soprannome, Junior Butterfly. Su incarico della Direzione d’Informazione Bellica degli Stati Uniti viene inviato a Kobe, in Giappone, dove viene discriminato a causa delle sue radici etniche. Nel frattempo il Giappone ha avviato la sua invasione della Cina continentale, aumentando l’antagonismo delle Forze Alleate, che si oppongono fermamente alle conquiste militari giapponesi.

In Giappone J. B. si innamora di Naomi, Rossana Cardia ma non riesce a chiederle di sposarlo, dilaniato dalla contraddizione tra amore e dovere. Il fratello maggiore di Naomi, il tenente Noda, Eugene Villanueva gli chiede di riconsiderare l’idea delle nozze dicendogli che non riusciranno, per quanto ci provino, a tradire le loro patrie. J. B. risponde: «Io sarò sempre neutrale! Io da qui non partirò, rimarrò nel paese dove c’è la tomba di mia madre. E ciò mi sembra il dovere d’un figlio ibrido come me».

Sentendo queste parole il tenente Noda conclude «Non approvo per ora la vostra unione. Ma forse verrà un bel dì in cui avrete la benedizione». Nessuno gioisce al matrimonio tra J. B. e Naomi, ma essi sono comunque benedetti dalla nascita di un adorabile bambino, e vivono una loro breve felicità. Nel frattempo la situazione ostile tra le loro patrie, Giappone e Stati Uniti, si fa più tesa. J. B. e Naomi si promettono l’un l’altro che anche se saranno separati i loro cuori «resteranno uno». Arriva quindi la notizia dell’inizio delle ostilità. Arrivando dal consolato americano Mr. Burton Pedro Carrillo annuncia che la base di Pearl Harbour è stata attaccata, che è l’inizio della guerra, il consolato è stato chiuso, e loro sono in stato d’arresto. Naomi e suo figlio visitano il campo di prigionia dove J. B. è detenuto. Con la promessa di rivedersi proprio a Nagasaki, Naomi lascia il campo. Nelle macerie della città di Nagasaki, sono passati due mesi da quando la bomba è stata sganciata. La guerra è finita. J. B. è stato rilasciato, ed è arrivato in città alla ricerca di Naomi e del bambino. Esausto, si trascina sulla cima di una collina. La città in cui i suoi genitori si sono amati è ormai irriconoscibile. Ma l’oceano, la cui superficie lui e sua madre avevano ogni giorno scrutato assieme, è mosso dalle onde, come se niente fosse successo.

Raggiunta una chiesa, entra e chiede a una monaca Valentina Boi se sappia dove sia sua moglie, Naomi. J. B. si presenta come Benjamin Pinkerton Junior, marito di Noemi. La monaca gli porta dalla cappella un pugnale laccato, decorato con un dragone, e glielo consegna. «Questo è un ricordo di tua madre», gli dice, e lo informa che Naomi è ancora viva. Naomi giace su un letto; era a Nagasaki durante l’attacco atomico. Interamente avvolta in una benda di cotone, si turba nel sentire la voce di J. B. che la chiama. J. B. le giura amore eterno. E lei: «Il nostro amore, come l’onda che lava le rive delle spiagge, come la brezza, accarezzerà i furori e le ire della terra». Queste sono le sue ultime parole. Naomi muore, J. B. si getta su di lei e la stringe fra le braccia.

@loschermo

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