Quasi 1,5 milioni per il nuovo canale del Soccorso; nel 2005 gli “esperti” stimarono necessaria una manutenzione irrisoria. Baccelli: “Sottovalutazione del rischio”. Ora il San Luca può anche aprire

LUCCA, 2 aprile“Nel 2005, quando fu firmata la relazione conclusiva dello studio di fattibilità del nuovo ospedale San Luca, fu messo nero su bianco che la situazione di rischio idro-geologico non sarebbe stata compromessa a patto che venisse eseguita sulla rete di insistenza della struttura una manutenzione straordinaria da 250 mila euro. In realtà, ora che i lavori sono ultimati, la cifra complessiva per mettere in sicurezza l’area è stata di un milione e 430 mila euro”.

Nonostante il tono pacato e lo sguardo sereno, le parole che il presidente della Provincia Stefano Baccelli rivolge alla stampa locale, chiamata a raccolta per tastare con mano quanto realizzato sul canale del Soccorso, cadono come macigni. Macigni a cui ciascuno può dare il nome che preferisce: negligenza, leggerezza, incompetenza, colpa, imprudenza… Il numero uno di Palazzo Ducale preferisce non sbilanciarsi e, rispetto a quanto appena rivelato, preferisce parlare semplicemente di “sottovalutazione del rischio idraulico”.

In merito alle responsabilità, però, non si pronuncia. Né per il clamoroso errore di valutazione sulle reali necessità dell’area San Filippo, né sulle stime economiche dell’operazione richiesta, né sull’enorme scampato pericolo che si sarebbe corso se ci si fosse affidati ciecamente a quella valutazione. “Quella relazione del 2005 fu stilata da un gruppo tecnico a composizione mista”, spiega Baccelli. “Al suo interno c’erano membri dell’autorità di bacino del fiume Serchio, altri del Comune di Lucca, altri ancora dell’Asl. Fu stabilito che la zona su cui sarebbe sorto l’ospedale non presentava particolari esigenze, ma quando nel 2008 iniziarono i lavori, con l’avvio dei cantieri e della stagione fredda iniziarono anche i primi allagamenti e ci si rese conto delle reali necessità”.

E così, con quei 250 mila euro stimati per l’intera opera di manutenzione, furono avviati i primi lavori al canale del Soccorso per adeguarne la capacità idrica allargandone la sezione. Ma per completare l’intervento ne sono occorsi altri 850 mila, ottenuti sotto forma di finanziamenti regionali grazie all’accordo integrativo per la messa in sicurezza idraulica del San Luca. Quindi altri 150 mila euro per la manutenzione ordinaria del reticolo delle acque di San Filippo e dell’Arancio. Infine ulteriori 300 mila euro per gli interventi che il Comune ha realizzato nel tratto che collega alla Santissima Annunziata.

Insomma, un classico intervento all’italiana: di quelli che sai quando parti, ma non sai quando finisci e quanti quattrini andrai a spendere. Ma, in questo caso, se è vero che l’esborso era tutt’altro che previsto, le tempistiche sono state invece più svizzere che italiane. In meno di un anno, tutto è stato completato e per l’inaugurazione del nuovo ospedale la rete idrica dell’area è pronta e testata.

“È stato fatto il progetto, la gara d’appalto, i lavori”, rammenta il presidente della Provincia mostrando a giornalisti e fotografi l’asfalto che ancora odora di fresco sui tratti percorsi in sotterranea dai nuovi scatolari. “Le imprese hanno operato bene e in fretta nonostante il brutto tempo perché l’obiettivo era terminare tutto prima dell’avvio delle attività ospedaliere e testare l’efficienza del nuovo canale prima dell’inaugurazione del San Luca. In poco tempo è stata ultimata un’opera delicata che, se posticipata, avrebbe creato immensi disagi”.

Mentre seguiamo l’assessore alla difesa del suolo, Diego Santi, il direttore generale della Provincia, Riccardo Gaddi, e il dirigente del servizio competente, Gennarino Costabile, Baccelli confessa che i problemi di Lucca e provincia sotto il profilo del controllo delle acque non sono certo chiusi con il capitolo San Filippo. “Dobbiamo ragionare e riflettere in prospettiva nei prossimi mesi e nei prossimi anni per valutare l’impatto dei vari componenti dell’aspetto idraulico su tutta la provincia. Qui non è sorto solo l’ospedale, ma un’infinità di nuovi capannoni. Non è certo colpa dei privati, ma di una regolamentazione urbanistica evidentemente non particolarmente attenta al territorio: basta guardare le foto di Google Earth per constatare che negli ultimi 10-20 anni è sparito un terzo della nostra campagna e i campi si sono trasformati in qualcos’altro”.

Un allarme che ricalca esattamente quello lanciato solo pochi mesi fa anche dal commissario del Consorzio di bonifica Auser Bientina, Ismaele Ridolfi. “Se a questo sommiamo i repentini cambiamenti climatici, che hanno portato negli ultimi 15 anni a un aumento dell’intensità delle piogge del 900 per cento, capiamo la gravità della situazione”, conclude Baccelli. “Questo pretende e impone che, come amministratori, ne prendiamo atto e ci comportiamo di conseguenza”.

Incamminandoci lungo la traversa III di via di Tiglio, la delegazione istituzionale e il codazzo della stampa ricevono il saluto caloroso di chi, del quartiere, è la memoria storica: Filomena, Marisa e Gilda, tre arzille ultrasettantenni che agli imprevisti della vita hanno imparato a rispondere con sereno e rassegnato fatalismo.

“Qui, ormai, ci siamo rimaste noi sole”, racconta Marisa sollevando le spalle. “L’altro inverno ci siamo svegliate con l’acqua alle ginocchia. Non abbiamo avuto neanche il tempo di uscire a mettere i sacchetti di sabbia e c’era già l’acqua in casa”. Pronta la risposta di sagacia toscana del presidente Baccelli: “Ora se ritorna l’acqua la colpa è di quel signore lì”, sorride indicando l’ingenger Costabile. Poi, serio, puntualizza: “No, scherzo, vedrete che qui problemi non dovrebbero più essercene”.

Le tre donne stanno al gioco, poi – sollecitate a esprimere un’opinione sul nuovo “vicino di casa”, l’ingombrante San Luca che hanno visto sorgere in una manciata di mesi, come la nuova strada che separa le loro case dalla struttura – commentano così: “Qui ce l’hanno fatto e quindi bisogna essere felici per forza. Capisce com’è la faccenda? I miei figli, che sono nati qui in questa casaccia dove mi hanno lasciata, mi dicono “dai, mamma, almeno se ti succede qualcosa hai l’ospedale vicino”. E vagli pure a dare torto!”.

Silvia Maria Cristina Senette
@silviasenette

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