Lucca “scioglie” l’inverno di Jon Fosse. Al Giglio cresce l’attesa per la terza riproposizione di “Winter” a opera del regista lituano Oskaras Koršunovas

LUCCA, 27 marzo – Entriamo alla conferenza stampa al Giglio senza aver mai sentito parlare di Winter e ne usciamo senza la benché minima idea di quale sia il plot intorno a cui si snoda lo spettacolo che si appresta ad andare in scena domenica prossima, 30 marzo alle 18, sul palcoscenico del Teatro San Girolamo.

Durante l’intero incontro con il regista, Oskaras Koršunovas, e con gli unici due attori dell’intera opera drammatica, la lituana Ruta Papartyte e il lucchese Marco Brinzi, ci vengono presentati frammenti di forma, squarci di arte teatrale, ma nessun accenno ai contenuti e alla trama dello spettacolo.

Così occorre fidarsi dell’unico spunto utile incontrato, a fatica, sul web. Dal portale britannico “Orange Tree Theahre” apprendiamo – ex post – che la trama del presunto capolavoro di Jon Fosse (drammaturgo norvegese, classe 1959, vincitore del prestigioso Premio Ibsen) dovrebbe essere approssimativamente questa: “uno stanco uomo d’affari incontra una donna nel parco di una città. Bella, scapigliata e strana, lei rappresenta un enigma al quale è difficile resistere. Lui la porta nella sua camera d’albergo e intreccia con la donna una relazione appassionante. Questa commedia esplora un incontro tanto ordinario quanto estremo”.

Questo è quanto. Altro non è dato sapere. Ma la trama di uno spettacolo teatrale, per di più se si tratta di teatro sperimentale, è davvero poi così importante? Forse no, se nessuno dei protagonisti di questo esperimento culturale ha ritenuto di dovervisi soffermare. E, forse, non è importante neppure il linguaggio con il quale la storia è stata originariamente narrata, se è vero che entrambi gli attori – chiamati da Oskaras a leggere e studiare l’opera di Fosse – al termine della lettura hanno espresso la stessa unanime considerazione: un sincero e imperscrutabile “Bah!”.

Già, perché l’intero libello consta di una settantina di pagine che sono un concentrato di monosillabi sciolti, slegati tra loro, scevri di punteggiatura. Tipo: “ah!”, “sì”, “però…”. E, per stessa ammissione del geniale regista, “Fosse è così importante e così conosciuto non per quello che ha scritto, ma per quello che non ha scritto. Se leggi le sue opere, all’inizio non ci trovi quasi nulla, solo un cumulo di parole semplicissime. Ma la sua drammaturgia è nei silenzi, nelle pause tra le parole, nel sospeso, nel non detto. È tutto lì. Monosillabi. Non c’è la formulazione dei concetti a cui ci ha abituati Ibsen, ad esempio”.

Winter è un testo che viene definito “freddo, astratto, in cui gli attori sono chiamati a recitare e a muoversi con parsimonia”. Eppure, dopo l’esordio in Norvegia come dramma psicologico e la riproposizione in Lituania in chiave di mistery play, Oskaras si accinge a presentare al pubblico lucchese lo stesso spettacolo in una veste nuova e inedita (e, pare, strabiliante).

“È stata l’Italia a riscaldare le parole di Fosse in quest’opera che esce dalle cornici di genere”, spiega il regista. “Nonostante da noi al nord in questo momento faccia più caldo che da voi”, ironizza, “in questi dieci giorni di lavoro intenso al Giglio questo spettacolo di laboratorio si è come sciolto, si è scongelato quel ghiaccio che c’era nell’opera originaria e la versione italo-lituana è diventata più emotiva. Lucca, d’altronde, è una città meravigliosa e una fonte di ispirazione continua”.

Il risultato, ancora in itinere, di questa inedita alchimia di talenti internazionali pare aver strabiliato gli stessi attori che, in parte guidati dalla mente creativa di Oskaras, in parte lasciati “a briglia sciolta” per impossessarsi naturalmente delle rispettive parti, faticano a tirare le fila di un percorso artistico che li ha portati più lontano di quanto avrebbero immaginato loro stessi. “Quando ho realizzato che avrei dovuto imparare una parte esclusivamente composta da frammenti di battute scollegate, per di più in italiano, sono rimasta senza parole”, ammette la bionda e filiforme attrice lituana. “Ma a distanza di dieci giorni io stessa non mi riconosco più. Ho acquisito uno stile nuovo di recitazione e vedendo lo spettacolo spero capirete di cosa sto parlando”.

Concorde il giovane ma già apprezzatissimo collega lucchese, che del Giglio conosce ogni meandro: “Ricordo quando qui a teatro facevo la maschera e strappavo i biglietti”, sorride oggi Brinzi. “Recitare qui domenica all’interno di una produzione viva di prosa sarà emozionante. Questo testo è fatto di pause brevi, lunghe, sembra una partitura musicale. Ma nella sua semplicità apparente nasconde una profonda complessità”.

La tensione della novità e l’emozione della scoperta tengono sulle spine anche il direttore artistico del Giglio, Aldo Tarabella, che non lesina espressioni iperboliche per dichiarare il suo amore sconfinato per l’artista Oskaras. “Peccato non aver fatto in tempo a prepararle, perché avrei tanto voluto fare delle magliette con scritto: grazie Oskaras”, dichiara estasiato alla stampa. “Avere qui a Lucca uno dei registi più acclamati e importanti d’Europa è un gran regalo e un onore. E ci fa riscoprire il valore di una città che lo stesso regista, ieri mattina, ha definito come “un terreno che favorisce la creatività degli artisti”. Questo sposa la nostra mission, che è da un lato accogliere le esperienze di compagnie ed artisti, ma dall’altro accrescere la nostra capacità artistica e produttiva sperimentando nuovi linguaggi”.

Non a caso, Oskaras è stato scelto per aprire la stagione multidisciplinare di teatro e musica “Camera con vista” che si protrarrà fino a maggio con tre spettacoli in prima nazionale: oltre a Winter, anche Il crollo di casa Usher e Ospiti.

Silvia Maria Cristina Senette
@silviasenette

(Foto di Laura Casotti per LoSchermo.it)

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