Studenti, esuli e istituzioni sulle tappe del dramma giuliano-dalmata. I racconti dei tre giorni di “viaggio della memoria”, tra emozioni e nuove responsabilità

LUCCA, 25 marzo“Pochi possono capire il peso continuo della sofferenza che stagna nell’animo dell’esule, il dolore di vedere la propria casa e la città abitate da stranieri e contemplarle da turista di passaggio. La mia sofferenza nasce da lontano: è quella di un bambino che si è trovato di fronte un mondo diverso dai propri sogni, lasciando dietro di sé la sua casa, la sua terra, le sue radici, la sua giovinezza”.

Forse queste poche parole di Aligi Soldati, che hanno commosso tutti i partecipanti alla presentazione del “viaggio della memoria” nella sala giunta della Provincia di Lucca, possono aiutare chi non ha visitato i campi di concentramento della ex-Jugoslavia a capire quello che devono aver visto e vissuto i cento visitatori del tour partito da Lucca il 14 marzo insieme ai rappresentanti di Provincia e Comune.

Tra questi, anche il presidente di Palazzo Ducale, Stefano Baccelli, e quello del consiglio comunale, Matteo Garzella, promotori dell’iniziativa insieme alla Scuola per la Pace e all’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea.

Un viaggio di tre giorni, sulle tappe dell’esodo giuliano-dalmata, che ha visto protagonisti anche 16 studenti di una classe quarta dell’istituto “Pertini” di Lucca, presenti oggi insieme a un insegnante e al dirigente scolastico per dare testimonianza dell’esperienza vissuta in prima persona. Un’esperienza che non esitano a definire “veramente impressionante”.

“Avevamo già studiato quei fatti a scuola all’interno di un progetto specifico, ma ripercorrere quelle tappe storiche e vedere le emozioni di chi quei fatti li ha vissuti sulla propria pelle è stato particolarmente formativo e significativo”, racconta Martina con l’enfasi di chi sta ancora elaborando le proprie emozioni. “È stato un viaggio che ha arricchito il nostro bagaglio culturale con la consapevolezza che i nostri avi hanno fatto degli sbagli e noi giovani, che siamo il futuro, lotteremo con il potere del nostro intelletto per impedire che accadano ancora cose così orribili”.

Molti i luoghi simbolo degli orrori imposti al popolo slavo visitati da giovani e adulti: dal Sacrario di Gonars, a Udine, al campo di concentramento sull’isola di Rab, in Croazia; dalla città di Pola al comprensorio di Padriciano, un tempo centro di accoglienza degli esiliati e ora sede di un museo della memoria. Milleseicento chilometri in pullman, “stando anche un po’ strettini”, ammette il presidente Baccelli ricordando i momenti di scambio intergenerazionale che hanno accompagnato la visita istituzionale. “La sera si passeggiava per le strade deserte di Pola rimpiangendo la “vitalità” della nostra Lucca”, prosegue rammentando ai ragazzi presenti la complicità di quei momenti di svago.

Perché di sentimenti cupi e momenti di riflessione erano già fin troppo intrise le giornate. Lo stesso Baccelli parla di “tre giorni intensi” e di “un viaggio che è stato una vera, seppur breve, esperienza di vita insieme agli studenti e agli esiliati di cui questa memoria è realmente un pezzo di vita”. “Anche per quelli della mia generazione questa storia, insieme ad altre storie, è stata raccontata malamente sia per scarsa diligenza sia per una precisa volontà di riportarla in modo parziale e volutamente mistificato”, ragiona a voce alta il presidente della Provincia. “Per lunghi anni la storia della ex-Jugoslavia è stata misconosciuta e non venivano considerate appieno le vittime degli orrori e del silenzio”.

Di qui la voglia delle istituzioni lucchesi di organizzare, a distanza di sessant’anni, un viaggio della memoria in quegli stessi luoghi che hanno dato origine all’esodo giuliano-dalmata, la cui diaspora ha portato molti esuli a raggiungere anche la nostra provincia, come ha voluto rimarcare Soldati: “La città di Lucca mi ha accolto, mi ha donato nuove radici. La chiamo “la mia Lucca” e la amo profondamente”.

Ad affiancarlo nel suo tuffo in quel doloroso passato, anche il presidente del consiglio comunale che, appena raggiunta Pola, ammette di aver avuto “l’idea inopportuna e indelicata di chiedere ad Aligi cosa stesse provando; la sua risposta, con le lacrime agli occhi, è stato un lungo e ininterrotto silenzio che diceva più di mille parole”. Garzella parla della visita ufficiale delle scorse settimane come di “un’occasione unica e preziosa per chiedere scusa a quei territori da parte delle istituzioni che non l’hanno mai fatto”. Un’occasione per allacciare anche un primo contatto con il Comune di Pola nella speranza che sia solo il primo passo di un percorso che porti a coinvolgere la comunità lucchese.

Commossi e sentiti anche i racconti di Paola Rossi, dell’Anpi provinciale, e di Stefano Bucciarelli, presidente dell’Istituto storico della Resistenza, che hanno voluto focalizzare le loro riflessioni sui concetti di emozione e responsabilità, come presupposti per comprendere la storia ed elaborarla con senso critico.

Straordinariamente intensa anche la testimonianza resa da Armando Spinelli, come Soldati esule accolto a Lucca. “Ricordo quando, nel ’63, già integrato in Toscana e assunto in banca, tornai a Zara, mia città natale. Andai in treno fino a Trieste e poi in pullman fino a Zara. Scesi e cominciai a piangere senza riuscire a fermarmi”, ricorda oggi con voce rotta dal pianto. “Sono esperienze che segnano interiormente per tutta la vita. Ma Lucca ci ha reso signori, come signori sono i lucchesi”.

Silvia Maria Cristina Senette
@silviasenette

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