La Libertas ammaina l’ultima bandiera

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PIEVEPELAGO (Modena) – Toni Carruezzo lascia il ritiro di Pievepelago. E’ l’uscita dal campo dell’ultimo idolo dei tifosi rossoneri. Per lui un futuro da dirigente, ma prima, forse, un altro anno da calciatore lontano da Lucca. La sua storia.

Lo si era capito dopo il ritardo nella partenza per il ritiro: la reticenza della società nel ratificare il contratto del capitano era una chiara avvisaglia dell’intenzione di rinunciare al bomber brindisino. E’ così che dopo tre giorni di allenamenti Eupremio Carruezzo ha preso atto del fatto che per lui nella nuova Lucchese non c’è posto: riserva di Francesco Zizzari e di un altro centravanti che deve ancora arrivare.

Un ruolo da comprimario che a trentotto anni non si è sentito di recitare; per lui adesso si prospetta una carriera dirigenziale come responsabile del settore giovanile, oppure un incarico nel Losanna, altra società di proprietà del presidente Fouzi Hadj.

Ma è difficile credere che per Carruezzo sia stata una scelta facile da accettare: la partenza per il ritiro parla chiaro riguardo la sua volontà di sentirsi ancora utile alla causa rossonera come giocatore. E del resto, a discapito dell’età, anche lo scorso anno per quanto impiegato part time aveva scosso le reti avversarie per ben undici volte. Mister D’Arrigo lo vorrebbe a Pistoia, pare che in un primo momento l’offerta sia stata rifiutata, ma adesso forse il bomber potrebbe ripensarci.

Arrivato dal Como nel 2001, aveva trovato a Lucca la sua dimensione ideale: in campionato 172 presenze e 80 reti, secondo realizzatore di sempre nella storia rossonera. Dotato di tecnica individuale di categoria superiore, non aveva impiegato molto tempo ad entrare nelle grazie della tifoseria rossonera.

Ma il legame era diventato inscindibile proprio nel momento in cui la sorte aveva girato le spalle al bomber infrangendosi sul palo della porta difesa da Pagotto nella finale playoff contro la Triestina: se Carruezzo avesse segnato quel rigore la Lucchese sarebbe probabilmente finita in B. Un legame talmente forte che quella notte i tifosi andarono a rincuorarlo a casa e lui promise che non se ne sarebbe andato da Lucca senza aver prima portato in serie B la Lucchese.

Da quel momento alti e bassi per la società rossonera, tra stagioni iniziate con grandi ambizioni miseramente naufragate strada facendo e squadre partite per salvarsi che raggiungevano i playoff, l’unica certezza era la classe e la vena realizzativa del capitano. Una serie di annate deludenti in cui l’unica cosa che scaldava i tifosi rossoneri era poter invocare Toni-goal, uno slogan che da oggi non unirà più tutto lo stadio in una sola voce.

Ora la serie B che aveva promesso potrà, speriamo, raggiungerla da dirigente.

Ammesso che per lui possa essere la stessa cosa.

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