Konya dei Santasangre in scena al Teatro Studio

SCANDICCI (Firenze), 21 febbraio – Stasera al Teatro Studio di Scandicci andranno in scena i Santasagre con con una particolare performance che ha già riscosso successi a Roma e Milano e che vede in scena la performer fiorentina di adozione Monica Demuru, il musicista Luca Tilli al violoncello e la danzatrice Annamaria Ajmone, diretti da Diana Arbib e Dario Salvagnini. Il collettivo indaga in Konya (nome della capitale dei turchi selgiuchidi, grande centro culturale della Turchia fra il XII e il XIII secolo in cui Mevlana Rumi fondò l’Ordine Sufico) il significato di Amore, attraverso la suggestione della tradizione Sufi. 

Amore, inteso nella sua accezione assoluta e totalizzante, non ridotta al sentimento affettivo e ludico. La meditazione, il respiro, la danza roteante e la pratica del Dhikr, sono gli strumenti principali usati dai Dervisci per raggiungere uno stato di trance e ricercare una connessione diretta con Dio. L’approccio laico, adottato dalla compagnia Santasangre, approfondisce e sviluppa la Pratica che il Derviscio compie: l’attuazione concreta di una volontà, il raggiungimento della conoscenza attraverso l’esperienza. In Konya si resta di fronte al desiderio di elevazione e alla tensione che ne scaturisce, attraverso la ripetizione di un processo atto a trovare un equilibrio tra movimento e statica, in una scansione di fallimenti che rappresentano l’elemento imprescindibile di ricerca e comprensione. In tutto lo spettacolo la partitura visiva viaggia di pari passo con l’esecuzione dal vivo della musica, l’azione scenica è immersa nelle proiezioni video che disegnano un’ambientazione rarefatta e misteriosa. Il ritmo del corpo è fisiologico, in costante relazione con l’ambiente sonoro nel quale è immerso e attraverso il quale si modifica.

Partitura sonora: l’aspetto musicale è composto e sviluppato su differenti livelli, l’esecuzione dal vivo, del violoncellista Luca Tilli e della performer vocale Monica Demuru, sono parte integrante di una partitura elettroacustica oscillante tra struttura rigida e struttura aleatoria. L’interpretazione della voce e dello strumento, viene ampliata dalla rielaborazione elettronica in tempo reale attraverso il supporto di un’orchestrazione virtuale, di una base elettronica e del nastro sonoro. La genesi musicale dello spettacolo, trae fonte creativa dalla musica contemporanea occidentale, dall’improvvisazione radicale, dalla ricerca elettroacustica, dall’ elettronica di consumo, fino alla musica antica europea e di tradizione orientale turco-persiana.

Partitura corporea: il concept coreografico di Konya prende ispirazione dal viaggio mistico, un viaggio scandito in tappe che mira ad una crescita interiore, ad una trasformazione dell’io, fino alla sua estinzione, unica possibilità per poter contemplare l’unità dell’esistenza. Procedendo per paradossi, abbandonando la sfera della razionalità e accettando la conseguente condizione di smarrimento, è possibile giungere ad uno stato di elevazione e contemplazione. Konya, è un “tentativo”, ogni volta differente, durante il quale l’interprete dovrà abbandonare qualcosa di sé, per potersi trasformare approdando ad un nuovo stadio di conoscenza, dalla durata imprevedibile, poichè sfugge nel momento in cui viene percepita. Ed è esattamente lì dove ogni volta si deve tornare per poter tentare nuovamente. La struttura coreografica è basata su sistemi improvvisativi. Sono delineati il disegno spaziale e i principi di propulsione del movimento. Il ritmo è fisiologico, in constante relazione con l’ambiente sonoro nel quale è immerso e attraverso il quale si relaziona . Il percorso che compie l’interprete parte da un corpo , nervoso, teso, scultoreo, pesante, fino ad un alleggerimento qualitativo, nella costante ricerca di un respiro che possa sostituirsi all’apnea iniziale. Il processo è strutturato in tappe, scandite dalla trasformazione della materia e dall’utilizzo di tre differenti livelli (dal basso verso l’alto). Il corpo procede per tentativi nei quali è evidente un conflitto di forze interne dalle quali cerca di liberarsi, per approdare alla ricerca di un nuo stato percettivo, in grado di accogliere, e quindi di poter attuare il rito finale costituito da una funzione che immette l’interprete nel vortice, dove per una frazione di secondo esisterà la possibilità di intuire e sentire “altro”, oltre quello che ci è possibile comprendere. La conoscenza è un’intuizione.

Partitura scenica:come per la progettazione sonora anche nella progettazione scenica, la ripetizione e la circolarità rappresentano delle indicazioni fondamentali per l’elaborazione del linguaggio visivo. La pratica e le raffinate tecniche di apprendimento dervisci forniscono dei necessari elementi iconografici. La scena è esposta in una sintesi visiva, due schermi sono animati attraverso la luce, una luce viva in continua evoluzione che procede in accordo con il suono e il corpo in grado di ricreare suggestive ambientazioni e quella dinamica che si nutre e si completa, nell’esecuzione dal vivo, con gli altri elementi dello spettacolo.

Guido Mencari

@LoSchermo

Konya – Ideazione scenica e musicale Diana Arbib, Dario Salvagnini, performer vocale Monica Demuru, violoncello Luca Tilli, corpo Annamaria Ajmone.

Biglietti: intero 14.00 euro, ridotto 12.00 euro, ridotto studenti 8.00 euroTeatro Studio – Via Donizetti, 58 – Scandicciinfo e prenotazioni 055 7591591biglietteria@nullteatrostudiokrypton.it www.teatrostudiokrypton.it 

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  • Admin
    24 febbraio 2014, 01:26

    Ho assistito alla performance. Non contesto il risultato della ricerca, seppur non proprio originale, ed il taglio dello spettacolo. Quello che è irritante è la sensazione di un’esibizione monca ed incompleta. 14 euro per 45 minuti di esibizione è stato un furto e financo la sensazione di arrogante auto compiacimento.

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