L’addio a Carlo Mazzacurati, il “regista gentile”

PADOVA, 24 gennaio – Se n’è andato presto Carlo Mazzacurati, portato via da una brutta e lunga malattia. I suoi funerali si terranno in Toscana, in forma strettamente privata. Sabato, però, nella sua Padova, dalle 9 alle 18, verrà allestita la camera ardente nella sede di Medici con l’Africa Cuamm. Al termine, alle 18, si terrà un breve momento di preghiera e di ricordo.

Mazzacurati ci lascia opere interessanti, curate, preziose. Da riscoprire. Alcune ispirate a opere letterarie come “Il prete bello” tratto dall’omonimo romanzo di Goffredo Parise o “L’amore ritrovato” dal romanzo di Carlo Cassola “Una relazione” interpretato da un giovane Stefano Accorsi e da una splendida Maya Sansa.

Collaboratore di Gabriele Salvatores alla sceneggiatura di “Marrakech Express”, recitò in tre film di Nanni Moretti: “Palombella rossa”, “Caro diario” e “Il Caimano”.  Nel 1994 vinse il Leone d’Argento a Venezia con “Il toro” con Diego Abatantuono.

Intensa e da riscoprire l’esperienza da documentarista. Inazzitutto con il trittico “Ritratti” in cui Marco Paolini alla fine del secolo intervistò Mario Rigoni Stern, Luigi Menghello, Andrea Zanzotto. Lo scorso anno aveva ricevuto il Gran Premio alla carriera al festival di Torino, non era potuto essere presente: troppo impegnato a combattere contro la malattia, per la vita. Nell’occasione era stato presentato il suo ultimo film “La sedia della felicità”. Postumo, uscirà in primavera.

Ha scritto Giorgio Gosetti: “Di Carlo Mazzacurati alla fine rimarranno un pugno di film, la tenerezza nelle memorie degli amici, il sorriso franco e la grazia naturale da ex giocatore di rugby. Rimarrà la poetica solitaria di un veneto terragno, tanto legato alla memoria delle radici quanto cittadino del mondo per merito dei suoi film, perle staccate di un solo percorso interiore, un sentiero sottile tra tradizione e inventiva che ne fa un cineasta riconoscibile, appartato, inconfondibile. Per chi non lo ricorda si può dire che era alto, biondo, elegante nella sua ostentata goffaggine, gentile e quieto come i suoi maestri, Andrea Zanzotto su tutti. Era un italiano come forse non ne nascono più”.

A un suo collaboratore, aveva detto: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”. Un testamento. Una strada da seguire.

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  • Admin
    25 gennaio 2014, 11:33

    Ho avuto il grande privilegio di intervistare Mazzacurati nel 2004 per la mia tesi al Dams, conseguita in età avanzata per passione del cinema.
    Quando, dieci anni prima, avevo visto Il toro mi ero detta che se c’era un regista che avrei voluto incontrare di persona era quello.
    Dieci anni dopo mi iscrissi al dams. dal primo giorno non ebbi il minimo dubbio su chi avrei voluto fare la tesi.
    Mazzacurati era un grande artista, di una sottigliezza e sensibilità rare. e non posso che condividere tutti i commenti sul suo carattere e la sua meravigliosa dolcezza, che però non toglieva nulla a lla sua capacità di vedere i profondi difetti e sle distorsioni della società italiana, dagli attacchi al paesaggio alle ingiustizie sociali.
    per me è più che se mi fosse morto un familiare.

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