“Spring awakening”: la compagnia giusta nello show sbagliato. Tabù e cliché appannati per un “risveglio di primavera” che sembra più rianimazione – Le foto

LUCCA, 22 gennaio“Spring Awakening è lo spettacolo ‘giusto’ per i nostri tempi, per il nostro teatro, per i nostri ragazzi”. Così scrive, sul sito internet ufficiale della compagnia livornese TodoModo che lo ha appena portato in scena al Teatro Del Giglio, il direttore artistico Pietro Contorno.

Ecco, subito dopo aver assistito allo spettacolo di martedì sera, la convinzione con la quale si lascia il teatro è esattamente l’opposto: Spring Awakening è uno spettacolo “sbagliato”. Un condensato di errori che lo rendono al contempo insipido e grottesco per un pubblico adulto, ma fuorviante – e a tratti eccessivo – per un pubblico giovane.

Non certo privo di punti di forza (in primis, la travolgente energia e il profondo impegno con il quale tutti gli attori si sono indubbiamente spesi, senza riserve), questo musical rock dalla vita turbolenta – la piéce originaria fu scritta nel 1891, censurata per vent’anni, proposta Off-Broadway nel 2006 e vincitrice l’anno dopo di nove Tony Awards – concentra in due ore di spettacolo presuntuoso tutti i tabù a cui, all’epoca, l’autore Frank Wedekind riuscì a pensare.

C’è un amplesso, l’autoerotismo esplicito, il turpiloquio, la violenza, il suicidio, gli abusi in famiglia, una gravidanza adolescenziale, un aborto finito in tragedia, lo stupro, la ribellione giovanile, l’omosessualità… Manca solo la droga, ma – forse, al tempo – Wedekind non avrà trovato lo spunto utile per infilare in modo credibile un’overdose nella sua opera teatrale.

Veramente troppo. E non è un “troppo” impettito, da benpensanti repressi, shoccati e infastiditi da cotanto ardire. Al contrario: quello che, originariamente, avrebbe voluto essere fonte di scandalo, oggi lascia lo spettatore attonito, annoiato, imbalsamato in un torpore dato dalla consapevolezza che lo si vuole stupire a tutti i costi. Un eccesso di input scabrosi che genera l’involontario circolo vizioso dell’aspettativa delusa da qualcosa di ormai atteso, inevitabile e scontato.

Dopo i “fanculo”, “fottuto”, “troia” e “tette”, dopo il dito medio alzato all’unisono, dopo la doppia masturbazione sul palco, dopo il padre pedofilo che abusa della figlia e lo studente che palpeggia il seno all’insegnante di pianoforte – tutto nell’arco della prima mezzora – è evidente che lo spettatore si attende di tutto. Può forse stupire se uno degli attori prende una pistola e si spara al volto? Può suscitare una qualsivoglia reazione neuronale scoprire che la sprovveduta lolita resti incinta? O che la gravidanza venga interrotta? O che la ragazza muoia sotto i ferri? Questa ricerca spasmodica di continui colpi di scena per shoccare e provocare, alla lunga stanca e demotiva il pubblico.

Anche perché, chiaramente, a contorno dei tabù non mancano certo i cliché: la scuola è abitata da insegnanti arcigni e meschini, che costringono gli alunni in cerca di stimoli in un sistema pseudo-detentivo, dove Virgilio viene studiato in latino, a memoria, 80 versi alla volta e con verga alla mano. Non va meglio in famiglia, dove i genitori sono assenti, tengono distanze siderali, non fanno nulla per capire i loro figli a cui impongono vite opprimenti. E la chiesa? Un ricettacolo delle peggiori frustrazioni della società, ovviamente, dove il senso di colpa e la dannazione perpetua sono l’unico insegnamento dispensato.

Il tutto – essendo un musical – costantemente intervallato da canzonette mediocri, orecchiabili e dal rock economico, quasi tutte uguali, con testi in inglese che – purtroppo per lo spettatore – vengono tradotti passo passo in italiano e proiettati, con grafia adolescenziale, sulla gigante lavagna (questo sì, un buon escamotage) che domina la scena.

Insomma, la mera analisi del “prodotto Spring Awakening” meriterebbe una stroncatura senza se e senza ma. Se immaginassimo un testo scritto da Susanna Tamaro, sceneggiato da Federico Moccia, diretto dai fratelli Carlo ed Enrico Vanzina, con protagonisti Silvio Muccino e Carolina Crescentini, musicato da Neck, avremmo forse un esito meno infausto e scontato.

Parallelamente al “prodotto” portato in scena, però, c’è una compagnia che gli dà vita e – per quanto non priva di asperità – la performance scenica è invece di altissimo livello. Impeccabili gli unici due attori adulti sul palco (di volta in volta nei panni di genitori, professori, preti, medici…), perfettamente compresi nei loro ruoli di indubbia complessità caratteriale: ora perversi, ora austeri, ora perfidi e ora pudichi, Francesca Gamba e Gianluca Ferrato interpretano con grande maestria e credibilità le mille sfaccettature di un mondo adulto visto con l’occhio naif, eppure severo, dell’adolescente.

Accanto a loro, in un universo parallelo, scorrono le vite compresse e appiattite di uno stormo di adolescenti in piena crisi ormonale o, meglio, in pieno “risveglio primaverile”. Un cast di eccezionale livello, quello della compagnia TodoModo, alle prese con un’opera-rock difficile che, pur nella sua patetica essenza, riesce a valorizzare recitazione e doti canore di quasi tutti i giovani protagonisti.

Ancora acerbo nella vocalità e traballante nell’inglese, il protagonista maschile Federico Marignetti (Melchior) vanta già una carismatica presenza scenica e una rara spontaneità nella recitazione. Arianna Battilana, la virginale Wendla attorno alla quale si dipana l’intera vicenda, è già un’attrice pronta per calcare le quinte dei palchi più altisonanti. E, come loro, anche Moritz, Ilse, Otto, Martha… Decine di giovani talenti dall’entusiasmo contagioso, il cui lungo e attento lavoro di studio e preparazione delle singole parti non ha mancato di dare i suoi frutti.

Se la compagnia diretta magistralmente da Emanuele Gamba è riuscita a compensare la delusione per un libretto scadente e presuntuoso, siamo certi che – in futuro – dalla TodoModo alle prese con altre prove teatrali dovremo aspettarci grandi cose.

Silvia Maria Cristina Senette
@silviasenette

Foto di Riccardo Vannelli
@riccardovannell

Leggi anche:

Omosessualità, masturbazione e rock’n’roll. Arriva al Giglio il pluripremiato musical “Spring awakening”, ossia “l’anti Grease”, di Stefano Giuntini

Sèsso (òmo-ètero, ĕ uguale) ê masturbassioni; finch’èn spettàcoli trànseat, tanto c’è sèmpre chi è “piū avanti” di vell’altri, di Marzi Ristori

7 commenti

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

7 Commenti

  • Admin
    23 gennaio 2014, 11:24

    Ma l’autrice di questo articolo aveva bevuto? Avrei potuto capire una critica alla messa in scena (che invece mi pare la nostra giornalista abbia apprezzato) ma criticare il testo di Wedekind ritenuto da tutti i critici teatrali una pietra miliare del teatro d’avanguardia tedesco..

    E’ un po’ come andare al cinema a vedere Shildlerlist e dire che la storia è un po’ troppo tragica..

    Mah..

    RISPONDI
  • Admin
    23 gennaio 2014, 11:39

    In questo caso mi trovo totalmente d’accordo con Senette. Se il testo è una pietra miliare del teatro tedesco, qui si sta criticando il libretto, che è quello che noi possiamo vedere in Sprink Awakening, cosa ben diversa dal lavoro di Wedekind. A mio avviso quello che rende miserabile questo musical è la pretenziosità di trattare “temi scomodi”, ma limitandosi a buttarli lì per fare scalpore e ergersi a “musical rivoluzionario”, quando in realtà non ne affronta seriamente nemmeno uno.

    Tutt’altro invece per la Compagnia. A costo di ripetere quello scritto nell’articolo: il talento del cast e il valore di questa produzione si vedono, anche oltre la coltre patetica e imbarazzante del musical scelto. Spero di avere presto occasione di incontrare una loro nuova produzione (magari prendano Grease e vadano sul sicuro), anche se dal punto di vista del marketing temo che per TodoModo sia stata un’operazione in perdita (magliette e spille si fanno per uno spettacolo che diventi un cult, qui il teatro era mezzo vuoto). Degne di lode le videoproiezioni, purtroppo non c’era uno straccio di volantino con tutto il cast creativo per sapere chi fosse il realizzatore.

    RISPONDI
  • Admin
    23 gennaio 2014, 12:06

    Se questa è una pietra miliare del teatro tedesco, allora…..! Che schifezza, giusto da tetrucolo di provincia, frequentato da quattro miseri gatti che si credono di essere moderni e all’avanguardia!

    RISPONDI
  • Admin
    23 gennaio 2014, 12:34

    @Andrea

    O come andare a vedere Sfranchestain Jrunio e dire che la storia è un po’ troppo divertente.

    RISPONDI
  • Admin
    23 gennaio 2014, 12:45

    @andrea @dislessia : e perchè non si può dire?cos’è lesa maestà?la fiera del pensiero unico?allora applaudiamo tutti come foche senza porci un minimo di senso critico su quel che si và a vedere?se non si può esprimere nemmanco un’opinione stiamo freschi.e forse è meglio se legggiamo i temini pilotati di quell’altri dei giornaletti locali

    RISPONDI
  • Admin
    23 gennaio 2014, 17:17

    “Venga venga Fantozzi …e ora sentiamo cosa ha da dirci …”
    ” Per me Spring awakening e’ una c……pazzesca!!!”

    92 minuti di applausi!

    RISPONDI
  • Admin
    24 gennaio 2014, 10:21

    “Ve lo meritate Alberto Sordi…”.

    RISPONDI

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com