“Spirito d’acciaio in corpo di passerotto”. La vera Mariù Pascoli: vestale della Poesia e protrettice dei valligiani

BARGA (Lucca), 24 dicembre – Il 5 dicembre 1953 moriva Maria Pascoli, detta Mariù, la “dolce sorella” del noto Giovanni. Sono passati sessant’anni. Era sopravvissuta al fratello per oltre quarant’anni durante i quali aveva conservato la sua memoria. Sempre nel suo eremo di Caprona, in Valle del Serchio. Era come un’antica vestale, la gente del posto gli chiedeva favori.

Era una specie di protettrice.

Forse, è anche per questo che, dopo oltre mezzo secolo, qui, a Barga, e nella Valle, la ricordano ancora con tanto affetto come dimostra la significativa esposizione-ricordo inaugurata in occasione dell’anniversario della morte, prima a Casa Pascoli e, poi, sabato mattina, al Museo Stanze della Memoria.

Qui, in questa Valle, a lei e suo fratello vogliono bene davvero, tanto da difenderli strenuamente quando Cesare Garboli con alcune tesi abbastanza banali andava in giro a raccontare di un nido ricostruito in cui fratello e sorella potevano darsi a libidinose attività incestuose. In quegli anni, stiamo parlando di circa un decennio fa, all’inizio del duemila, l’allora sindaco di Barga Umberto Sereni, noto professore di Storia contemporanea e nostro collaboratore, si impegnò in una strenua battaglia per non macchiare l’immagine del poeta, della sorella e di quella Valle che avevano amato.

Ha ricordato sabato: “Organizzammo un importante evento in risposta a quelle tesi bislacche e, ora, a qualche anno di distanza, possiamo dire di aver vinto questa battaglia giusta che dovevamo oltre che a noi stessi a Giovanni Pascoli e sua sorella, Mariù. Una donna straordinaria: uno spirito d’acciaio in un corpo di passerotto. Silenziosa, dolce, stupenda. Un dovere e un piacere ringraziarla e ricordarla. Piccola e minuta ma con quella forza che solo le donne riescono ad avere. Se Pascoli ora riposa nella nostra Valle lo dobbiamo a lei”.

Già, perché ora sembra tutto semplice ma all’epoca non fu così: Barga poteva perdere il suo Poeta.

Poche ore dopo la morte di Giovanni, infatti, in molti, come ha ricordato Sereni, “senza rispetto cominciarono a “tirare” la bara”. Ma Mariù fu decisa, irremovibile. Suo fratello sarebbe stato sepolto nel colle da cui avrebbe potuto mirare lo scorrere del Serchio e il profilo della Pania.

“Mariù- ha ricordato Sereni- chiuse il conto quando qualche mese dopo, in occasione dei funerali di Pascoli, curò l’uscita di una pubblicazione con un discorso e un articolo scritti dal Poeta in cui, involontariamente, si spiegava le ragioni per cui voleva essere sepolto in Valle. Il discorso era quello che aveva tenuto in occasione della concessione della sua cittadinanza onoraria in cui aveva detto di aver trovato il luogo che cercava. L’articolo, invece, è un testo molto importante (che abbiamo pubblicato qualche mese fa) per capire la poetica pascoliana, scritto per il giornale argentino “La Prensa”: “Un paese d’onde si emigra. Meditazioni d’un solitario”. Un articolo che certi studiosi dovrebbero leggere e approfondire invece di guardare dal buco della serratura!”.

Alla presentazione di sabato mattina non poteva mancare Gian Luigi Ruggio grande conoscitore e conservatore di Casa Pascoli. A LoSchermo.it ha spiegato: “Mariù aveva capito bene che non avrebbe potuto stare lontano dal fratello, un vero e proprio genio della poesia. Uno dei nomi più importanti della letteratura di tutti i tempi. Un colosso, però, con i piedi d’argilla. Pascoli, era infatti una persona priva di qualsiasi senso pratico della vita”.

Per esempio, secondo Ruggio, i possibili matrimoni del Poeta mai concretizzati non sarebbero andati certo falliti per oscure trame della sorella che anzi sarebbe stata contenta di vederlo accasato ma per la mancanza di garanzie che Giovannino dava tutto preso dai suoi studi.

“Quindi- ha sottolineato Ruggio- l’apporto morale e affettivo della sorella fu fondamentale per l’ispirazione e la creatività del fratello che solo se era tranquillo riusciva a scrivere. Per tutta la vita Mariù cercò di impedire problemi o notizie che avrebbero potuto turbare la serenità del fratello anche andando a frugare nella sua posta e stracciando, nel caso, l’eventuale lettera non gradita. Mariù, fondamentalmente, sostituiva quella madre che avevano perso in giovanissima età pochi mesi dopo la tragica morte del padre Ruggero”.

Ruggio fa notare, inoltre, un’altra cosa di fondamentale importanza: “senza di lei non conosceremmo Pascoli come persona: è solo grazie a lei se ne conosciamo la vita attraverso documenti e una fitta corrispondenza con personaggi noti e non”.

Gli anni successivi alla morte del fratello li dedicò, infatti, alla stesura di “Lungo la vita di Giovanni Pascoli”. In fondo, lo aveva annunciato, già, in vita Giovannino ad Angelo Ottolini nel 1902 che sarebbe stata Mariù a scrivere la storia della sua vita.

“Mariù ne ha gestito la memoria” per dirla con parole di Giovanni Capecchi che afferma, anche: “Garboli diceva che anche lei era una notevole scrittrice e in effetti le memorie riguardanti la vita di Giovanni sono importanti anche da un punto di vista letterario”.

Fu anche un modo, la stesura del testo di memorie, per, cercare, di “curare” quel dolore atroce che gli era preso dentro dopo la morte del fratello. Scriveva: “Io vorrei che Giovannino mi fosse sempre vicino tale e quale come quand’era visibile, annesse anche le tracce dei suoi dolori, anche la cicatrice nel suo sopracciglio sinistro; fosse lui lui lui senza mutamento come Gesù quando appare resuscitato ai discepoli con le sue piaghe. Perché noi amiamo tutto di quelli che amiamo”.

Così, la “solitaria e pensosa” Mariù difese e fece conoscere la vita dell’illustre fratello la cui notorietà crebbe con il passare degli anni. Mariù conobbe quindi persone importanti a cui dava del tu e da cui aveva rispetto, dando una mano così, alla gente di Barga e Castelvecchio facendo magari assumere, per esempio, un figlio dalla famiglia Orlando alla Metallurgica appena impiantata in Valle.

Nel corso degli anni conobbe quasi tutti i nomi più importanti del tempo in cui visse. Queste informazioni le ritroviamo soprattutto nei suoi diari. Proprio a questi testi, lo scorso anno, Pietro Paolo Angelini ha dedicato un capitolo del suo interessante libro “E la Poesia venne a cercarci- La Garfagnana ricorda Giovanni e Mariù Pascoli”.

Confessa Angelini: “Li ho aperti con commozione con riservatezza con la consapevolezza di entrare nella sua intimità e con grande rispetto. All’interno, qua e là, tanti quadrifogli e fiori essiccati che mi hanno dato una forte emozione”.

Nei diari ritroviamo le persone della Valle che si rivolgevano a Mariù per favori di vario genere ma anche le date e le impressione di importanti incontri: come quelli con il duce del fascismo Benito Mussolini che incontrò una prima volta nel 1925: la ricevette il 9 giugno alle 17 con “deferenza e cordialità”.

Lo incontrò, poi, sempre a Roma, il 12 ottobre 1931, per la terza volta. Infatti, un anno prima, Mussolini, durante la sua visista in Lucchesia e Valle del Serchio, aveva visitato anche la Casa del Poeta accolta, ovviamente, da Mariù. Varcando la porta, il duce disse: “Silenzio! Qui si entra nella casa della poesia…”. A ricordo dell’importante visita fu posta una lapida accanto alla porta d’ingresso della cappellina che però fu fatta togliere, sempre da Mariù, prontamente, alla fine della guerra. Ma Mussolini non fu il solo a far visita a Casa Pascoli: vi si recò, per ben due volte, l’allora principessa Maria Josè, futura ultima regina d’Italia. Nel 1935 fece vista in Valle, l’allora ministro dell’educazione, Cesare Maria De Vecchi.

Il 24 luglio anche il ministro Giuseppe Bottai andò a trovare Mariù “con tre distinte signore proveniente da Viareggio”. La visita fu breve, poco più di un’ora, ma Mariù ne rimase molto soddisfatta annotando, entusiasticamente: “è un ministro veramente eccezionale, affabile, affettuoso, senza atteggiamenti di superiorità”. Alla fine della breve cronaca- impressione di quel giorno doveva notare però che Bottai era “una mosca bianca” nel panorama dei gerarchi fascisti.

Durante la campagna dell’Oro alla Patria non potendo sacrificare la fede nuziale pensò di concedere una delle medaglie d’oro del Poeta vinta a uno dei tanti concorsi di poesia latina in Olanda. “Credo di aver fatto cosa gradita al mio Giovannino” scrisse nel suo diario.

Spiega Angelini: “L’adesione di Mariù al fascismo fu un atto spontaneo, naturale, forse anche perché come Mussolini, anche lei era romagnola. Si può inoltre dire che il fascismo avesse individuato nel Pascoli un poeta giusto per poter presentare e diffondere nella scuola gli ideali popolari del movimento fascista”.

Ma nel diario sono tanti gli appunti e i ricordi come le sagre pascoliane e i vari tributi al fratello e anche una piccola curiosità, molto bella e toccante: il 13 agosto 1940 fu celebrata nella cappella privata una messa da “un giovane sacerdote di Lucca”: Arturo Paoli.

Nazareno Giusti

@NazarenoGiusti1

Leggi anche:

“Un paese donde si emigra: una “meditazione” pascoliana da riscoprire”

“Intervista a Umberto Sereni: “Pascoli poeta moderno e attuale””

“Cento anni fa moriva Giovanni Pascoli”

“Quando Pascoli voleva rivoluzionare l’opera lirica”

“Quando la Grande Proletaria si mosse”

“”Il sogno realizzato”: intervista al professor Umberto Sereni”

“Elogio dell’Italia raminga”

“1911-2011: i cento anni della “strada ferrata” per la Garfagnana”

“Il giorno in cui diventammo italiani”

“Castelvecchio ricorda l’arrivo di Giovanni Pascoli con “La Festa del Borgo della Poesia””

“Che sorpresa quel Pascoli fotografo”

“Alla tavola di Pascoli aspettando la notte di San Lorenzo”

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

.

Newsletter