L’arte visionaria e sognante di Nina Surel alla galleria Poleschi. Un percorso sorprendente tra cloni di volti algidi e kitsch multimaterico. Sabato il vernissage

LUCCA, 27 settembre – Se la mente è aperta e l’istinto vigile, può capitare passeggiando per Lucca di imbattersi in piccoli tesori inattesi. Incontri inaspettati che il destino ci riserva, spesso nelle giornate più insulse, per sorprenderci con viva meraviglia.

Succede così che all’uscita da una delle tante conferenze stampa, scambiando due chiacchiere con un collega, lo sguardo venga catturato da due giovani che, pochi metri più in là, trasportano con estrema cura una grande tela che luccicava al sole. La curiosità ci spinge a seguirli lungo via Santa Giustina e, girato l’angolo, ci ritroviamo circondati da quadri onirici, immagini fiabesche, opere sognanti appoggiate in modo precario, ma non casuale, alle pareti scrostate di quella che ci sembra una vecchia chiesa sconsacrata.

Ancora non lo sappiamo, ma si tratta dell’allestimento, in fermento, della prima personale italiana di un’artista argentina ancora poco conosciuta nel nostro Paese, ma già apprezzatissima all’estero: Nina Surel.

Ci presentiamo con il minimo delle parole necessarie ad ottenere il permesso per sbirciare, in anteprima, quello che i lucchesi e i turisti potranno ammirare a partire da domani quando, alle 19.30, il vernissage ufficiale alla chiesa di San Matteo inaugurerà l’evento sotto l’insegna della galleria d’arte contemporanea Claudio Poleschi.

Descrivere le opere di Nina Surel non è forse semplice né immediato come lasciarsi calamitare e irretire da esse. Sono tele di grandi dimensioni in cui la figura umana – sempre la stessa – si staglia in proporzione poco meno che reale. A ben guardare, quelli che sembrano dipinti di rara perfezione, sono fotografie. Scatti del medesimo volto di donna, algido e austero, ma in qualche modo estremamente seducente e femminile, agghindato in modo opulento, sfarzoso, eccessivo, eppure lieve e delicato.

Sono Madonne? Oppure ninfe? Sono fanciulle di botticelliana memoria o dame dell’alta aristocrazia medievale? “Sembrano uscite da un film di Tim Burton”, commenta il collega che ci accompagna nell’avventura. Il viso, etereo, ha tratti scandinavi e il maquillage bambolesco sottolinea il candore innaturale dell’incarnato.

Stupisce che ad attirare la nostra attenzione sia proprio il volto, riprodotto ossessivamente in ogni quadro, spesso clonato a doppio o triplo soggetto, sempre identico. Stupisce perché, attorno ad esso, lo spazio artistico si arricchisce di elementi multimaterici estremi e sontuosi che vorrebbero essere i veri punti di rottura tra l’arte di Nina Surel e quella di chicchessia. Le donne, inserite in pittorici contesti naturali ad alto potere evocativo, tra boschi e ninfee, sono agghindate con abiti preziosi, stoffe ricercate, velluti, pizzi e corpetti tridimensionali, arricchiti da ogni genere di decoro.

Tanto le tele dal richiamo più profano ed effimero, quanto quelle ispirate all’iconografia sacra, sono un collage sognante di applicazioni preziose: specchi, perle, bottoni dorati, fiori e colibrì in porcellana, libri, pietre, nastri e bigiotteria. Il tutto è fuso al dipinto e alla fotografia grazie a una spessa colata di resina lucidissima che imbriglia, congela e cristallizza il “sogno” di Nina Surel mantenendolo unito alla stessa tela.

Lungo il percorso espositivo scopriamo opere narrative in cui compaiono figure maschili, imbellettate e imparruccate, sempre caratterizzate dal volto della sola e unica musa. In altre sono due le donzelle che si sussurrano segreti che all’osservatore è solo dato immaginare o che si riposano all’ombra di un albero. In altre ancora, l’austera dama bizantina tiene tra le braccia un bambino nudo.

Terminiamo il percorso e, avviandoci all’uscita, scorgiamo accanto ai curatori della mostra un’esile figura femminile, dai lunghi capelli biondi e dal viso vagamente familiare. È la musa. Ed è l’artista.

Sorride, compiaciuta del nostro genuino e puerile entusiasmo. Si presenta e ci stringe la mano, delicata, ringraziando schiva per i nostri complimenti.

La mostra resterà aperta per due mesi. Un consiglio: non perdetevela.

Silvia Senette
@silviasenette

2 commenti

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2 Commenti

  • Admin
    6 novembre 2013, 09:10

    Mi è stao molto utile,grazie tante!!!!

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  • Admin
    18 aprile 2014, 16:39

    sarò essenziale: secondo me è una grande artista.

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