“Il castellano delle Verrucole”: un viaggio nella Garfagnana del Seicento nel racconto di Manuele Bellonzi

CASTELNUOVO GARFAGNANA (Lucca), 25 settembre – Sabato 28 settembre alle 17 presso la Fortezza delle Verrucole di San Romano nella Salone della Rocca Tonda si terrà la presentazione del volume “Il Castellano delle Verrucole” di Manuele Bellonzi edito da Garfagnana Editrice.  Alla presentazione interverranno il sindaco di San Romano in Garfagnana Pier Romano Mariani, l’onorevole Raffaella Mariani, il presidente dell’Unione dei Comuni della Garfagnana Mario Puppa e l’editore Andrea Giannasi.

La Fortezza delle Verrucole di San Romano in Garfagnana il 28 luglio 2012 è stata inaugurata e aperta al pubblico, dopo l’importante intervento di restauro, iniziato e fortemente voluto dal Comune fin dalla fine degli anni ’80. La Fortezza nelle sue fattezze attuali risale probabilmente a due periodi estensi: l’epoca del marchese Leonello (circa 1450) e di Alfonso II (circa 1564). Per più di quattrocento anni questo fortilizio, strategico per l’intera valle, fece parte del Ducato di Modena e dell’antica Provincia di Garfagnana. Si tramanda che in origine il complesso avesse due torrioni, con due castellani ciascuno a comando di un corpo di guardia, a difesa delle due rocche, la Tonda e la Quadra, poste ai due estremi del colle.

Siamo saliti qui, in alta Garfagnana, mentre i colori dell’autunno stanno dipingendo il paesaggio, siamo entrati  dall’antica “Porta Piana” dotata ancora di guardiola e caditoia e qui vicino ai baluardi cinquecenteschi che guardano verso il possente massiccio della Pania di Corfino abbiamo incontrato l’autore del libro che ci ha spiegato: “Già il termine di Verrucole, che deriva sicuramente da verruca, fa capire facilmente come non si potesse scegliere una località migliore, arroccata e pietrosa, su cui costruire una fortificazione. Sul monte basalitico su cui si erge il fortilizio sono stati rinvenuti reperti dell’Età del Bronzo, così come di un villaggio medievale. Il territorio della “Curia delle Verrucole” era gestito in epoca medievale dai conti Gherardinghi, feudatari del luogo, poi passò ai lucchesi, ai Malaspina e dal XVI secolo agli Este”.

Bellonzi ci ha accompagnato in un viaggio all’interno del castello: i resti del magazzino e dell’alloggiamento del corpo di guardia (recentemente ricostruito). Poi ,salendo sul colle della Rocca Tonda non passa inosservata l’antica cappella a servizio dei militari ed il torrione oggi in parte ricostruito e restaurato. Ci ha detto: “Il 1° agosto del 1524 la Rocca ospitò il poeta Ludovico Ariosto, commissario in Garfagnana, che vi pernottò prima di ripartire per Camporgiano, sede di Vicaria, promuovendone poi restauri e manutenzione”.

Ogni osservatore attento, a sinistra dello scalone in pietra, riconoscerà l’angusta porta del soccorso, via di fuga di ogni castello che si rispetti. Dalla porta a nord si entra nell’Orto del comandante, che conteneva a sua volta un torrione della polvere da sparo a ovest, esploso per colpa di un fulmine nel 1683, edifici di servizio, e una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

Bellonzi ci spiega la genesi di questo suo lavoro: “E’ un’idea che è stata sollecitata dai tanti “Amici Fortezza delle Verrucole“, un profilo facebook che ad oggi conta più di 4600 iscritti, nato appositamente per promuovere, dopo la conclusione dei restauri fortemente voluti dal Comune di San Romano in Garfagnana, il monumento garfagnino. Scrivere della Garfagnana del Seicento, della Fortezza delle Verrucole e del capitano Francesco Accorsini era per me la necessaria prosecuzione di un racconto iniziato molte e molte volte, accompagnando amici e appassionati alla visita della nostra rocca rinascimentale. Negli anni alcuni miei brevi articoli, o piccole monografie, avevano già trovato spazio sia nel mensile “Il Corriere di Garfagnana”, come nella collana di storia garfagnina curata dall’Associazione Pro Loco di Castelnuovo Garfagnana in collaborazione con la Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi o nelle pubblicazioni della Fondazione Ricci di Barga”.

E allora cosa fare? “Era indubbiamente necessario uno strumento agile, rigorosamente storico ma non per i soli addetti ai lavori, che aiutasse a divulgare le notizie sul fortilizio e, se vogliamo, intrigare con notizie su misteri e magie, tutti rigorosamente rinvenuti negli archivi storici di Lucca e Modena. Da qui la volontà di scrivere un volume breve, corredato di fotografie (di Carlo Orsi), rivolto davvero a tutti”.

Il volume in effetti è di agevole e piacevole lettura. Come ci spiega l’autore, infatti, “Il Castellano delle Verrucole”, dopo aver inquadrato la storia del Fortilizio, vuole presentare ai lettori il personaggio di Francesco Accorsini, capitano del Forte nella seconda metà del Seicento, che visse nel piano nobile della Rocca Tonda, recentemente ristrutturata. Militare estense fuori dagli schemi, è rappresentato dalle cronache e dalle fonti storiche come una sorta di manzoniano don Rodrigo: non si fa scrupoli a torturare, minacciare e fare pratiche magiche pur di ottenere privilegi e fortune.

“Io, Francesco Accorsini, – si legge nel libro – ho sempre avuto la certezza di essere nato per comandare questo Forte, il più potente castello della Provincia di Garfagnana e di mezza lucchesia. Massiccio e imponente, anche con un esiguo presidio di militari, è sempre stato inespugnabile, così come mi hanno raccontato i miei predecessori, militari estensi di grande fama in tutto il Ducato. Dai baluardi del Pasi al camminamento dell’Orto lo sguardo non ha fine, mi pare di tenere in mano l’intera Vicaria di Camporgiano e la Fortezza mi è scudo senza pari…”

Attorno a questo personaggio ambiguo gira l’intellighenzia locale garfagnina del Seicento: preti, dottori, maestri di scuola e nobili. Tutti sembrano coinvolti in loschi affari e in pratiche superstiziose, alla ricerca di tesori e di ricchezze perdute, fino all’intervento del Tribunale dell’Inquisizione. Sono stati inoltre rinvenuti documenti che testimoniano in Rocca le frequenti visite della figura losca della Marchesa di Fosdinovo, Cristina Pallavicini, complice senza scrupoli con l’Accorsini in chissà quali misfatti…

Il libro contiene diversi aneddoti che cercano di inquadrare il Seicento, secolo sì dell’arte barocca e della musica, ma anche misterioso periodo, ancora in parte da scoprire per la storia della Garfagnana. Va indubbiamente messo in evidenza che nel testo sono pubblicate alcune carte inedite, scoperte a Modena, che rappresentano, per la prima volta, la Fortezza in tutto il suo splendore del primo Cinquecento, quando la visitò l’Ariosto, e che in parte confermano gli scavi archeologici e danno inoltre nuovi spunti per decifrare la storia della fortificazione.

Uno degli eventi più intriganti è indubbiamente il racconto, tramite i verbali dell’Inquisizione, della magia ordinata dal capitano Accorsini a due negromanti lucchesi per ritrovare un tesoro nascosto nel palazzo di Puglianella. Il verbale del testimone, un “putto vergine” usato dai maghi per l’esperimento, è tanto affascinante quanto incredibile. Pozioni e formule magiche, volte a invocare il demonio, fanno apparire allucinazioni al ragazzo che, istruito a dovere, sollecita le presenze affinché gli confidino dove fosse nascosto il tesoro…

In appendice si riportano inedite carte del forte che, per la prima volta, ci rappresentano la Fortezza nella sua forma originaria, fino ad oggi sconosciuta. Questo piccolo contributo vuole essere da stimolo per gli studiosi a continuare l’esplorazione degli archivi, che ancora hanno molto da dirci su questo monumento rilevante per la storia dell’intera Garfagnana, in parte ancora da decifrare.

Questo obiettivo de “Il Castellano delle Verrucole” è stato apprezzato dal professor Jean-Jacques Marchand dell’Università di Losanna, che ha voluto arricchire il testo con una sua prefazione. I suoi ambiti di ricerca sono la letteratura italiana del Rinascimento (Machiavelli, Guicciardini, la poesia di corte), le relazioni letterarie tra Francia e Italia alla fine dell’Ottocento e la letteratura contemporanea.

Scrive Marchand nella sua prefazione “Raccontare la storia. Alla ricerca di un passato autentico”:
“Il Seicento italiano è nella mente dei più un secolo buio, se non per l’arte, che ha lasciato sotto gli occhi di tutti lo splendore del Barocco, almeno per la storia e la vita sociale. La cronaca del Ripamonti, così spesso citata da Manzoni, e il Manzoni stesso ce l’hanno presentato – nonostante la presenza di figure di grande elevatezza morale che lo riscattano – come il secolo dell’implacabile dominio straniero, della cieca violenza, del sopruso della nobiltà piccola e grande, della viltà dei pavidi, dello sterminio della gente e delle coscienze provocato all’imperversare della guerra, della carestia e della peste. Se per il Cinquecento i punti di riferimento sono numerosi dal Rinascimento al Concilio di Trento, se per il Settecento molto chiari alla mente sono i concetti di Illuminismo, di razionalità e di fine dell’Antico Regime, per il Seicento gli appigli sono più vaghi, anche per un’apparente assenza di riferimenti storici e culturali, sebbene le vicende di un Galileo e di un Giordano Bruno non possano essere dimenticate nella storia della coscienza italiana ed europea!”

“Il Seicento è perciò un secolo difficile da capire come tutta la storia culturale che precede il Settecento, di cui la società attuale è ancora la lontana prosecuzione. Una migliore comprensione del Seicento passa appunto da pubblicazioni come queste che rendono conto con coerenza della storia di un luogo attraverso testimonianze affidabili. Infatti, su vari argomenti, Manuele Bellonzi prende spunto da una testimonianza d’archivio per ampliare la prospettiva storica: di modo che il libro diviene anche una storia della Garfagnana dal Cinquecento in poi ed in particolare del Castello delle Verrucole di cui si spiegano l’evoluzione attraverso i secoli e la sua funzione nel dispositivo di difesa di questa lontana appendice meridionale del ducato di Modena. Ed ecco che spunta, non poi tanto a sorpresa, la figura di Ludovico Ariosto che fu commissario in Garfagnana per alcuni anni: un commissario attento a far regnare la giustizia e a rafforzare le difese del territorio, e la storia scorre poi giù giù fino al regno di Elisa Bonaparte e fino ai recenti restauri appena compiuti. L’autore riesce così a conciliare la microstoria dei pochi decenni delle vicende del Capitano Accorsini con i tempi lunghi delle vicende di una valle e di una fortezza per quasi un millennio”.

Nazareno Giusti

@NazarenoGiusti1

Foto di Carlo Orsi che ringraziamo per la gentile concessione

4 commenti

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4 Commenti

  • Admin
    26 settembre 2013, 12:05

    ci siamo stati, è un posto fantastico. Ci torneremo per la presentazione…

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  • Admin
    26 settembre 2013, 14:24

    Articolo molto interessante. Purtroppo il 28 settembre non sono in zona e non potrò essere presente all’incontro. Il libro potrà essere acquistato in libreria a Castelnuovo? Grazie

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  • Admin
    26 settembre 2013, 19:00

    Complimenti a Carlo Orsi. Le immagini sono bellissime! Purtroppo non potrò esserci per la presentazione.

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  • Admin
    27 settembre 2013, 12:11

    Bello l’articolo, splendide foto e miracoloso recupero da parte di una amministrazione comunale che sfata il verbo comune della inefficienza e dello spreco attribuibile ai comuni stessi . Bravi a tutti quanti.

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