Il settantesimo anniversario dei ragazzi della “Garibaldi 1943”

LUCCA, 30 dicembre – Nel cimitero di Trespiano, a Firenze, presso l’unico monumento esistente in Italia dedicato ai caduti della Divisione del Regio Esercito “Garibaldi”, si è svolta la cerimonia di ricordo in occasione del settantesimo anniversario della formazione della Divisione, a Pljevlija in Montenegro, il 2 dicembre 1943.

La celebrazione è stata promossa dalla Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini-ANVRG– ed ha visto la presenza, oltre ai Soci e Presidenti locali dell’ANVRG, della Presidente nazionale, professoressa Anita Garibaldi-Jallet, dell’assessore Eugenio Giani in rappresentanza del Comune di Firenze, di una Rappresentanza con tromba e Labaro della Associazione Nazionale Bersaglieri – Sezione di Firenze e di un Picchetto d’Onore formato da Soci della Associazione Stella Tricolore, in uniforme grigioverde, che hanno voluto così ricordare, anche nell’aspetto delle divise, le drammatiche condizioni in cui la Divisione si trovò a operare.

“L’Armata degli Straccioni”: così fu chiamata quella Divisione che per 18 mesi, senza rifornimenti dalla Madrepatria, con le divise a brandelli, con armi e calzature spesso tolte ai tedeschi, tennero testa ai reparti nazisti in Balcania. Nel Quadrato Garibaldino del Cimitero è stato suonato il Silenzio d’Ordinanza nel corso della cerimonia dell’alzabandiera e della deposizione delle corone d’alloro offerte dal Comune di Firenze e dalle associazioni presenti. Sotto un vento di tramontana gelido e nel cielo terso, il Tricolore sventola ancora oggi sulle Tombe dei Garibaldini del Risorgimento, della Grande Guerra e della Guerra di Liberazione che in quel lembo di terra riposano uniti oltre il Tempo.

Ci siamo imbattuti anche a Lucca in nostri coetanei, come la professoressa Simonetta Simonetti, i cui padri hanno lasciato memorie, lettere, fotografie che documentano la loro vita nei Balcani, con le Stellette. Sono passati 70 anni da quei giorni del 1943: che dunque attorno a quei Reparti e a quegli Uomini si rinsaldino le nostre memorie e si ricostruiscano i ricordi, perché anche su quei ricordi si possa ricostruire un futuro adesso incerto e privo di quella forte idealità che rese possibili il Risorgimento e la Guerra di Liberazione.

Nell’estate del 1941, a seguito dell’invasione italo-tedesca, i Balcani diventarono in parte Zone di Occupazione Italiane e le nostre truppe attuarono i più feroci interventi “antiguerriglia” per ripulire il territorio dai neonati movimenti partigiani sia jugoslavi che albanesi. Tali interventi crediamo abbiano anche segnato in modo forte il morale dei nostri reparti, comandati a compiere azioni di guerra anche contro civili inermi, oltre che a combattere i partigiani sul campo. Quel tragico trattamento fu imposto poi alle nostre popolazioni dalle truppe germaniche e fasciste dal 1943 fino al termine della guerra. Anche tanti paesi della Lucchesia, della Versilia, ne conservano il ricordo.

Nel ’42 vi furono avvicendamenti delle Divisioni costituenti le Truppe d’Occupazione nei Balcani e qualcosa iniziò a cambiare anche nei rapporti tra le popolazioni e i nostri soldati. In Montenegro la popolazione cominciò a chiamare i nostri “i soldati della Regina” (Elena di Montenegro, consorte del re Vittorio Emanuele III). Le Grandi Unità Italiane presenti in Montenegro e Albania che dettero poi, in parte, origine alle Unità Partigiane, nella consistenza all’8 Settembre del 1943, furono:

-19a Divisione di Fanteria da Montagna “ Venezia” – zona di Podgorica- con i Reggimentidi Fanteria 83°, 84°, 383°(di stanza a Tirana); 19°Reggimento di Artiglieria “Gavinana” e reparti minori.

1a Divisione Alpina “Taurinense”zona entroterra Bocche di Cattaro- con i Reggimenti Alpini 3°(solo Battaglione Pinerolo) e 4°; 1° Reggimento di Artiglieria Alpina-Gruppi Susa e Aosta, 1° Battaglione misto Genio.

155°a Divisione di Fanteria “Emilia”zona Bocche di Cattarocon i Reggimenti Fanteria 119°,120°; 155° Reggimento Artiglieria “Emilia”, 3°Reggimento Alpini ( Battaglioni Fenestrelle e Exilles) e reparti minori comprese Sezioni di Carabinieri e una Banda “anti titina” di etnia slava.

-151a Divisione di Fanteria “Perugia”–zona Argirocastro, Klisura,Tepeleni, Delvina – con i Reggimenti Fanteria 129°,130°; 151° Reggimento Artiglieria “Perugia” e reparti minori ( compresi reparti organici di Camicie Nere).

-41°a Divisione di Fanteria “Firenze” zona confinaria tra Macedonia e Albania – con i Reggimenti di Fanteria 127°e128°; 41° Reggimento Artiglieria“Firenze” e reparti minori.

L’ordine di battaglia sul terreno, in realtà, era diverso. La Taurinense, ad esempio, aveva Reparti dislocati in appoggio ad altre Unità, tanto che non tutti i suoi Reparti poterono confluire nella Garibaldi. Numerose furono anche le Unità di Camicie Nere inquadrate nelle Divisioni.

Tra le Divisioni di Fanteria in presidio nei Balcani vi erano anche la“Parma”, la “Puglie”, la “Arezzo” e la “ Brennero” con organici paragonabili alle Divisioni sopra citate; l’8 Settembre del 1943 il Comando Supremo diramò l’ordine alle Divisioni di raggiungere la costa per il reimbarco, forzando i blocchi interposti dai tedeschi e dai reparti di slavi filotedeschi (la famosa Memoria OP44 o Memoria Roatta). I Generali Dalmazzo – comandante d’Armata – e Rosi – comandante il Gruppo Armate Est -tergiversarono a lungo impedendo il veloce trasferimento delle Divisioni ed essendo prima causa della loro resa senza reazione. Dalle zone presidiate in Albania solo la “Firenze” e la “Perugia” si aprirono la strada verso i porti d’imbarco combattendo fino alla fine: le due Unità furono annientate, non solo dai tedeschi, ma anche col concorso dei reparti partigiani che tentavano così d’appropriarsi degli armamenti e munizioni delle nostre truppe in trasferimento verso i porti.

Tra il 3 e il 7 ottobre del 1943 i tedeschi fucilarono sulla costa gli ultimi 152 Ufficiali e Sottufficiali della Divisione “Perugia” e rastrellarono i soldati rimasti, per l’invio in Germania nei campi IMI. Si considera il 7ottobre la data di scioglimento della Divisione “Perugia”.

Mentre si compiva la tragedia della “Perugia”, la “Firenze” ripiegò combattendo su basi ritenute sicure- Burreli e Kruja. Anche in queste località la Divisione fu attaccata sia dai tedeschi che dagli Albanesi. Il Generale Azzi, deciso a sostenere la Resistenza Albanese nella impossibilità di raggiungere i porti di imbarco, prese contatto con l’Esercito Albanese di Liberazione Nazionale, il 28 Settembre sciolse la Divisione, ricostituendola come Comando Italiano Truppe alla Montagna e quattro Comandi Militari di Zona.

La “Firenze” nel suo nuovo ordinamento, con superstiti della “Arezzo” e della “Perugia” proseguì la lotta di Resistenza e di Liberazione a fianco dell’Esercito Albanese nelle zone di Qafa Shtames,Debar, Barbmesh, Daitj fino alla fine della guerra; una parte dei soldati della nuova Unità Partigiana del Regio Esercito in Albania formò anche la Brigata Partigiana Italiana in AlbaniaGramsci”.

I pochi che sopravvissero rientrarono a testa alta in Italia e di loro si perse la memoria, persi come eravamo a vincere altre guerre interne dopo che avevamo perso quella dalla quale quei Soldati ci avevano riscattato.

In Montenegro le cose andarono diversamente, grazie alla prontezza e determinazione degli Ufficiali Comandanti e alla “sensibilità” politica delle truppe. 

La “Venezia” divenne, dopo l’8 Settembre, la Grande Unità del Regio Esercito ispiratrice e coordinatrice del nuovo corso di guerra in Montenegro, a fianco, pur tra mille difficoltà organizzative, logistiche e politiche, dell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo. Essa costituì il tramite attraverso cui resti di Reparti sbandati dell’”Emilia”, dell’”Arezzo” e una serie di piccoli gruppi di nostri soldati, sfuggiti alla caccia dei tedeschi e dei cetnici, riuscirono a ritrovare la forza di lottare  con la speranza del rientro in Patria. E in una Patria diversa e migliore di quella che avevano lasciata.

La collaborazione della Divisione con i partigiani Jugoslavi e l’entrata in combattimento inizia già dal 13 ottobre del 1943 contro la Wehrmacht (zone di Brodarevo, Murina, Berane, Kolasin). Le nuove necessità tattiche impongono una diversa organizzazione dei reparti che assumono la forma delle Brigate Partigiane con l’organico di un Battaglione.

Il coinvolgimento nella stessa lotta della Divisione Alpina “Taurinense” e dei Reparti residui di altre Unità portano allo scioglimento della “Venezia” l’1 dicembre 1943 e alla formazione, il 2 dicembre, della Divisione “Garibaldi” con una nuova organizzazione in Brigate.Tutte le 6 Brigate “Venezia” si fondono in tre Brigate “Garibaldi” (IIa-IIIa-IVa Brigata) mentre la “Taurinense” assume il nome di Ia Brigata “Garibaldi” della omonima Divisione.

I superstiti della 155a Divisione “Emilia” giunsero alla Divisione inquadrati nel Battaglione “Biela Gora”. Segno distintivo della Divisione fu il fazzoletto da collo rosso a sottolineare un riferimento garibaldino e NON di partito; i Reparti mantennero le Stellette, Bandiera e Mostrine italiane essendo riconosciuta la Divisione dal nostro Ministero della Guerra (cobelligerante) come Unità del Regio Esercito Italiano inquadrata nel II° Korpus dell’ EPLJ al comando del generale Peko Dapcevic.

Per più di una volta i Reparti della“Garibaldi” riuscirono a porre rimedio a situazioni tattiche insostenibili per l’Esercito Popolare (Durmitor, Agosto1944). La “Garibaldi” aveva all’inizio una consistenza dicirca 16mila uomini, giunta poi a circa 20mila unità; al termine della guerra 4600 uomini rientrarono dai campi di prigionia, 2.500 erano stati rimpatriati perché malati o feriti, 3.800 rimpatriarono con le armi e le Stellette. Gli altri restarono per sempre sulle montagne del Montenegro.

Quando alla Conferenza di Pace di Parigi del 1947  l’Italia chiese che fosse tenuto conto,nella pace con la Jugoslavia, del contrubuto della “Garibaldi”, il plenipotenziario Jugoslavo Kardelij non trovò di meglio che dichiarare sprezzantemente che “ quelli non erano stati altro che partigiani del re”. Kardelij volle essere sprezzante per una cosa che fu ed è  invece motivo di orgoglio per quei Soldati e per noi che ne serbiamo la Memoria.

Bruno Giannoni

@LoSchermo

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3 Commenti

  • Admin
    8 febbraio 2014, 15:52

    Vorrei solo precisare una cosa riguardo alla 151 Divisione di fanteria “Perugia”. Gli ufficiali furono fucilati tra i 3 e il 5 ottobre a Baia Limione, vicino Sarande. La divisione viene correttamente considerata sciolta il 7 ottobre 1943 perchè in quella data furono fucilati gli ultimi 32 ufficiali, sottrattisi alla cattura con circa 800 uomini. Furono raggiunti dai tedeschi sui monti del Kurvelesh e fucilati a Kuç. Tutti i dettagli sulle sorti della “Perugia” sono raccolti sul sito: http://www.kuc.altervista.org

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  • Admin
    5 dicembre 2014, 05:31

    Mio padre Luigi Cellini (classe 1918) fece parte della
    19 Artiglieria Divisione Fanteria Venezia nelle operazioni di guerra Balcaniche. Preso prigioniero dai Tedeschi nel 10-10-1943 al 21-10-1944 e trattenuto dalle FF-AA fino al
    21-7-1945. Informazioni (fotocopie) prese dalle originali locate nel distretto militare. Conferitagli la Croce al Merito di guerra, per la partecipazione alle operazioni belliche dal 1940 1943 1945. Mi piacerebbe ricevere molte piu elaborate informazioni del Reggimento. Se sono stati trattenuti in Yugoslavia (Saraievo/Belgrado) durante prigioneria? O forse in quale altro posto. Spero di trovare qualcuno. Grazie. Io vivo in Canada.

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  • Fabio
    5 settembre 2017, 17:46

    Cerco notizie di mio Nonno Ezio De Santis classe 1915 Cascia (PG) disperso in Albania.
    IniziaImente in forza al 2° plotone portaferiti – 37^sez. sanità – 41^ Div. Firenze.
    Nel ’43 aggregato al 128° Reg. Fanteria Firenze. Ultima lettera ricevuta a casa del 09/09/1943.
    Ringrazio quanti sapranno darmi notizie.
    Fabio.
    fadesant@nulltiscali.it

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