La storia di Tito Strocchi, combattente garibaldino

LUCCA, 12 giugno – Tito Strocchi, cittadino del mondo, combattente garibaldino, vilipeso e negletto dalla sua gente. Un titolo un po’ lungo ma che condensa le caratteristiche dell’esistenza di Tito. Un Eroe? Forse no, forse lui non avrebbe avuto piacere a sentirsi definire in modo così altisonante. Un esempio di quella specie definita “Patriota”, senz’altro. La sua patria fu il mondo, come garibaldino la sua patria fu dovunque si dovesse lottare per il riscatto e la libertà di un popolo, di un Popolo fatto di gente normale, di un popolo che assumeva direttamente sulle proprie spalle il futuro della propria vita.

Nacque è morì in primavera, in giugno, e la sua fu una lotta per la primavera dei diritti delle genti, fu un romantico idealista, ateo, anarchico, artista, sognatore e visse dell’illusione che i Popoli volessero seguire tutti coloro che erano disposti a crepare perché vi fosse il trionfo della libertà dallo straniero, ma anche il trionfo del potere popolare incarnato nell’Ideale Repubblicano: Dio e popolo? Nò. Io, senza la D, Io,Uomo, Individuo, Essere pensante, e Popolo; Popolo formato da tutti gli “Io”, assieme .

Lo definiscono “mazziniano”. Ma sarà vero che questa fosse la sua “etichetta” o è solo una definizione di comodo, tanto per inquadrarlo in uno schema, uno che proprio negli schemi ci stava poco? La sua vita è un susseguirsi di nomi di testi da lui scritti e di nomi di luoghi in cui combattè, per mezza Italia e poi fino a Digione, dove, trovatosi tra le mani un vessillo Prussiano, del 61° Regg. Pomerania, importandogli un’accidente del trofeo, lo scaricò come un peso inutile a Ricciotti Garibaldi, suo Comandante, che ne fece un Trofeo di Vittoria per l’armata Garibaldina. Per Tito valeva di più una chitarra comprata con i due soldi della cassa di Squadrone, per allietare le lunghe veglie di guardia nell’umidore delle boscaglie dei Vosgi.

Uomo maledetto perché pronto a mettere sempre la sua vita al servizio dell’Idea Repubblicana, al giovane Regno d’Italia occorsero dei Battaglioni di Fanti e Carabinieri e Squadroni di Cavalleria per acchiappare, sull’Appennino Pistoiese, lui e il gruppo di ragazzi quasi disarmati con cui voleva recarsi a Firenze per una progettata e mai realizzata insurrezione Repubblicana; dopo le carceri pontificie provò anche quelle del Regno, ma per gli ideali che professava non c’erano carceri che tenessero.

Morì a Bagni di Lucca, a 33 anni, un povero cristo crocifisso dalla tisi come quell’altro cristo era stato crocifisso dai chiodi, un po’ di secoli prima e, contro le idee bigotte e codine, affermiamo che entrambi furono uomini combattenti per la dignità e la libertà dei Popoli. E di quello che dicono gli altri poco ce ne importa.

Nel 1879 i lucchesi, parrucconi, bigotti, con in testa il sindaco, loro degno campione, vollero rifiutare a Tito la sepoltura al Cimitero, perché loro lo chiamavano “Il Camposanto”. Fu lo Stato Unitario, il Prefetto, che rispettò l’uomo e le sue idee, sciolse il consiglio comunale e obbligò Lucca alla sepoltura di Tito; la Lucca, sempre codina e bigotta, che entrò quasi in sommossa quando a Tito furono dedicati il monumentino funebre e la Lapide in memoria sotto la Loggia dei Mercanti. Perché anche quella era, è?, Lucca.

Nel 1925, mentre Mussolini faceva del Parlamento “bivacco di manipoli” i cittadini di Lucca, sempre codini , bigotti e, adesso, anche fascisti, trascinavano nella polvere delle strade cittadine il giubbetto rosso di Tito Strocchi, Combattente Garibaldino, simbolo di una nuova “religione laica”, contraddizione in termini, la Religione del diritto e della giustizia e libertà per i Popoli. Il fumo negli occhi per le “camicie nere”.

Tito Strocchi viene oggi ricordato da pochi, che ancora portano nell’animo o indossano la Camicia Rossa per idea oltre che per mantenere vivi e rievocare, con quella,  quegli ideali. Tito viene ricordato a Lucca nell’indifferenza di popolo. Perché la sua è una memoria scomoda. Il suo ricordo è scomodo come lo furono e sono le sue idee, ancora attuali. E il disinteresse della gente normale, se non anche il bigottismo e il perbenismo, seguitano a regnare sovrani. Dal 1879. Almeno le Istituzioni locali, da poco tempo, hanno riscoperto il dovere della Memoria per quel Concittadino che dette tanto senza chiedere.

“SE FORTEMENTE SENTIRE – È DA ROMANI – ONORATE, O CITTADINI, LA TOMBA – DI – TITO STROCCHI – MORTO A TRENTATRE ANNI – NOBILI COSE PENSÒ – DEGNE SCRISSE -COMBATTÈ VALOROSO – NEL TRENTINO, NELL’ AGRO ROMANO, A DIGIONE – NULLA CHIESE E NULLA EBBE NEL MONDO – SE NON TARDA PIETÀ “

– Giosuè Carducci –

10 commenti

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10 Commenti

  • Admin
    12 giugno 2013, 20:13

    Bravo Bruno ! E grazie, per tener viva la Memoria.

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  • Admin
    12 giugno 2013, 21:26

    Forse proprio per rispettare l’onore di Tito, sarebbe stato meglio evitare quelle divise raffazzonate e quelle improbabili vivandiere da operetta.

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  • Admin
    12 giugno 2013, 21:45

    Bellissimo ricordo di Tito STrocchi, una sola notazioneriguardo alla camicia rossa
    La camicia rossa ottocentesca, occorre precisare, era una camicia rossa diversa da quella novecentesca, era una camicia molto più libertaria di quanto è stata concepita nel secolo successivo quando la libertà è in realtà passata in secondo piano, rispetto alla missione religiosa della rivoluzione proletaria

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  • Admin
    13 giugno 2013, 07:49

    questa è l’Italia; c’è che si impegna per un fine nobile, alto , importante, quale quello di tener viva la memoria; ci dedica tempo, risorse personali, coinvolge altre persone, produce.
    C’è anche, sempre in questa Italia, chi, non sapendo fare niente, sprloquia e discetta sulla stringa di colore diverso della scarpa a destra della vivandiera, o sulla tonalità cromaticamente non corretta della camicia rossa del garibaldino; potremmo anche scendere in profondità e osservare che le calze in raion non erano ancora state inventate, e il fucile a luminello con canna in acciaio era fuori tempo probabilmente.
    Ci sono, in questa Italia i “Costruttori” e i distruttori; i primi son quelli che credono nelle cose buone, e si impegnano a realizzarle, per gli altri. Perchè servano di esempio positivo, perchè ci sia un fine altro a cui tendere, per migliorarci , tutti.
    Poi ci sono i “distruttori”, quelli che nella vita non han fatto niente oltre ad aspettare il lavoro degli altri e poi a criticarlo; i miserabili seduti perennemente al bar della vita che guardano passare gli eventi e mormorano: .” che in fondo, anche io, potevo,,se solo avessi voluto, …e allora…. ma se mi ci metto,…se m’impegno…anche io….. ti farei vedere io…”
    Sono i Bearzot della Nazionale, li ricordiamo tutti .
    Poveretti.

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  • Admin
    13 giugno 2013, 09:46

    non lo conoscevo
    ho avuto modo di conoscerlo nel museo del Risorgimento a Lucca
    un lucchese di cui andare fieri

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  • Bruno Giannoni
    Admin
    13 giugno 2013, 15:09

    Quelle che quel ragazzo di sopra chiama divise raffazzonate non sono uniformi di teatro: sono le divise storiche dei fanti e di vivandiere dei Cacciatori delle Alpi(documentate per il 1859), sono le camicie garibaldine modello 1862(documentate), sono la giubba del Garibaldino Taddei Rainero morto a Custoza nel 1866, sono il giubbetto di Tito Strocchi( se lo guardi al Museo-anche se Tito era molto più piccolo di statura), sono alcuni bonnetti documentati di Cacciatori e Garibaldini, sono le repliche dei fucili e moschetti(Enfield, moschetto piemontese 1844) e di sciabole (la piemontese mod 1851 da ufficiale di fanteria, le modello 1863 e così via). Quelle erano le divise e la armi che rendevano gli Onori a Tito Strocchi. Forse invece lui non c’era? Avrebbe dovuto esserci, come tutti quelli che non c’erano. Da operetta mi pare di vedere solo persone che forse sparano critiche solo perchè hanno in bocca un cannello per sparare, mancando magari di altri strumenti di conoscenza quali documentazioni storiche e iconografiche dell’epoca e dei Reparti. Che il ragazzo studi, impari l’arte della Modestia e del Rispetto per chi fa le cose e forse potrà poi dire qualcosa.

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  • Admin
    13 giugno 2013, 16:20

    ho conosciuto Tito Strocchi grazie ai patrioti piemontesi del periodo che con lui certamente collaborarono ed ebbero contatti, grazie alla discussione di una tesi di laurea. questi patrioti, di estrazioni politiche diverse, si combatterono ma ebbero anche l’umiltà di collaborare insieme, in certi momenti, per un’obiettivo comune: entrare in quella che loro consideravano la modernità. Ringrazio il sig. Bruno Giannoni per la memoria che si è impegnato a rinnovare.

    Elena Pierotti

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  • Admin
    13 giugno 2013, 17:34

    Ottimo articolo, complimenti sinceri.

    Vi aggiungo (spero non andando vuori tema) una nota in merito ad un altro lucchese illustre dell’epoca, Giovanni Andrea Pieri.
    Chi vuole iniziare una documentazione in proposito, può farlo qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Andrea_Pieri

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  • Admin
    15 febbraio 2014, 13:01

    Profondamente onorato di essere stato a suo tempo invitato da Bruno, posso solo dire di ritenermi fiero di aver potuto partecipare a questo quanto mai significativo evento, indossando l’uniforme da Ufficiale del 1859 dei “Cacciatori delle Alpi” tra i cui ultimi eredi (il 52° Battaglione Fanteria – d’Arresto – Alpi) ebbi a prestare servizio da Ufficiale in spe del Ruolo Normale, dal settembre 1980 al all’aprile 1984. OBBEDISCO!

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  • Admin
    26 ottobre 2015, 21:17

    Quale parente di volontario garibaldino del 66 e di Mentana vi chiedo dove si trovi precisamente il luogo di sepoltura di Tito Strocchi in modo da poter rendergli omaggio quando mi troverò a Lucca

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