La vera storia del botulino, tra miti, leggende e realtà clinica – Parte seconda

LUCCA, 5 giugno –  E dopo la prima parte della nostra storia (leggi qua), qui si apre una nuova pagina: quella del botulino “che non fa bene”, che ha cause che nulla hanno a che fare con la scienza, visto che fino a pochi anni fa, soltanto i chirurghi plastici erano legalmente autorizzati a usare il botulino a fini estetici.

Gli altri medici non specialisti che si occupavano da sempre di medicina estetica – e sono molti – dai dermatologi, ai “medici estetici” (non esiste una specializzazione in medicina estetica, diventa medico estetico qualunque medico laureato che la pratichi, che abbia o meno frequentato, pagandoseli e non per aver vinto un concorso pubblico, corsi organizzati da società private e non da università) non lo potevano per legge utilizzare.

Pertanto nacque una corrente di medici che si fecero paladini della pericolosità del Botox e che trovarono ampio spazio sui media italiani, sempre alla ricerca della notizia sensazionalistica.

La povera Cesara Bonamici divenne l’emblema del “pericolo Botox”, quando tutti sanno ormai che ella abbia sofferto di problemi di altra e ben più grave natura. Si rafforzò la leggenda metropolitana e sorse addirittura un’associazione di dermatologi – plastici (neologismo coniato ad hoc per accrescere le proprie specifiche competenze), capeggiata dal collega omonimo del politico ex magistrato, che continuò a seminare terrore tra i poveri ignari pazienti, salvo magari trattare nel segreto del proprio ambulatorio le zampe di gallina con piccole dosi di botulino – tanto “poco poco male non fa”.

Ma, guarda caso, da quando l’uso del botulino è stato “liberalizzato”, non si ode più alcuna voce dalla parrocchia degli acidoialuronico –puristi. Che il botulino improvvisamente e quasi misticamente sia stato sdoganato da una parte della scienza italiana solleva molti dubbi.

Infine esiste un’altra faccia della medaglia dell’“affaire” botulino, che probabilmente ha inciso ancor più profondamente negli anni caldi della disinformazione: fino a circa tre anni fa esisteva un monopolio, nel senso che una sola azienda in Italia lo poteva vendere; si consideri che nel mondo c’è un libero mercato, dieci e più aziende diverse producono e vendono lo stesso identico botulino, e ciò ovviamente a garanzia del consumatore – paziente finale.

Garanzia che il botulino sia sicuro, efficace e duri quei 5-6 mesi promessi. Risulta quindi lampante come le altre aziende, molte delle quali producevano e vendevano fillers a basa di ialuronico – avessero l’interesse di osteggiare l’azienda monopolizzatrice. Oggi fortunatamente sono tre le aziende che legalmente possono vendere in Italia il botulino. Non il massimo della concorrenza, ma meglio che niente…

Allora, cari lettori, botulino: sì per le rughe che hanno come causa la contrazione eccessiva dei muscoli mimici; acido ialuronico: sì per le rughe di cedimento, di invecchiamento e per il rimodellamento dei volumi del viso. Inutile riempire una ruga “mimica”, questa tornerà fuori peggio di prima al primo sorriso, al primo atteggiamento corrucciato della fronte.

Il botulino non paralizza – è bene ricordarlo – ma semplicemente, se ben eseguito nei tempi e nelle dosi corrette e nei siti giusti di inoculo – modula, addolcisce la contrazione esagerata, eccessiva dei muscoli della mimica: provate a farvi scattare una foto da un amico quando siete perplessi, arrabbiati, pensierosi, sovrappensiero, sorridenti: scommetto che molti di voi si stupiranno guardandosi e scoprendo come queste emozioni, sentimenti e stati d’animo possano esprimersi in maniera esagerata sulla pelle del viso, solcandola profondamente. Nessuno, io per primo, vuole bloccare le emozioni, l’espressione dell’anima.

Si tratta soltanto di trovare la giusta via di mezzo.

Cristiano Biagi, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica

@DottorBiagi

Leggi anche: La vera storia del botulino, tra miti, leggende e realtà clinica – Parte prima

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