Guida in stato di ebrezza: casi pratici e chiarimenti

LUCCA, 19 maggio – La guida in stato di ebbrezza è uno degli illeciti che maggiormente occupano le aule dei tribunali: l’elevata casistica e le frequenti modifiche apportate dal legislatore al codice della strada spiegano facilmente per quale motivo, su questo argomento, la giurisprudenza produca sempre nuovi illuminanti pronunce.

In questa sede, senza voler offrire una trattazione esaustiva della materia (per la quale rimando all’ottimo articolo di Mauro Domenici pubblicato in questa stessa rubrica l’1 aprile 2012 clicca qui per leggere), intendiamo approfittare di alcune recenti sentenze per estrapolare tre casi pratici che possono interessare il lettore.

1. Guida in stato d’ebbrezza e sospensione “cautelare” della patente.

Cominciamo dal caso che ha occupato il Giudice di Pace di Torino, Sezione III civile, con la Sentenza n. 129 dell’8 gennaio 2013. Il giudicante, chiamato a prounciarsi sul ricorso di un automobilista a cui veniva contestato un tasso alcolemico di 1,42 g/l, ha avuto modo di precisare che in caso di guida con alcolemia inferiore a 1,5 g/l non è legittima l’applicazione della sospensione “cautelare” della patente di guida.

Per comprendere il significato di quanto affermato, occore ricordare brevemente le conseguenze previste dall’art. 186 codice della strada per chi viene travato alla guida dopo aver bevuto:

–        alcolemia inferiore a 0,5 g/l: nessuna sanzione;

–        alcolemia compresa fra 0,5 e 0,8 g/l: sanzione amministrativa (non più penale!) da euro 507 a euro 2.108 e sospensione della patente di guida da 3 a 6 mesi;

–        alcolemia compresa fra 0,8 e 1,5 g/l: ammenda da euro 800 a euro 3.200, arresto fino a sei mesi e sospensioned della patente da 6 mesi a 1 anno;

–        alcolemia superiore a 1,5 g/l: ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, arresto da sei mesi a un anno, sospensione della patente da 1 a 2 anni e confisca dell’automobile a favore dello Stato (a meno che il mezzo non appartenga a persona estranea alla violazione, ma in tal caso la sospensione della patente è raddoppiata).

Quanto fin qui ricordato, beninteso, non vale per particolari categorie di conducenti a cui l’art. 186bis del codice vieta tout court di guidare dopo aver bevuto (tra questi i minori di 21 anni, chi ha conseguito la patente da meno di 3 anni e i c.d. conducenti professionali).

Tornando ai casi disciplinati dall’art. 186 occorre sottolineare come negli ultimi due si tratti di vere e proprie fattispecie di reato; in conseguenza, il giudice che le accerti dovrà applicare tanto la sazione amministrativa quanto la sanzione penale. La sospensione della patente, in particolare, può essere per così dire anticipata cautelativamente dal Prefetto in conseguenza dell’accertamento svolto dagli agenti.

La Sentenza presa qui in considerazione precisa che, in virtù di quanto disposto dal comma 9 dell’art. 186, tale anticipazione è consentita solo in caso di alcolemia superiore a 1,5 g/l e non anche negli altri casi, nei quali la sanzione accessoria amministrativa sarà dunque applicata dal Giudice all’esito dell’accertamento del reato. Questa impostazione, già seguita dal Giudice di Pace di Monopoli nella Sentenza del 10 ottobre 2011, riprende quanto affermato dalla Corte di Cassazione Civile, Sezione II, nella Sentenza n. 21447 del 19 ottobre 2010.

2. Guida in stato d’ebbrezza in bicicletta: e la patente?

Ebbene sì, anche guidare una bicicletta dopo aver bevuto può integrare il reato di guida in stato di ebbrezza. Per quanto questa affermazione possa destare qualche perplessità nel lettore, basta riflettere sul fatto che anche un ciclista ubriaco che avanzi in equilibrio precario, magari cadendo continuamente, pone la propria e la altrui incolumità a rischio.

Oltre a ciò, si impone una semplice considerazione di diritto positivo che potremmo così riassumere: le norme del codice della strada regolano anzitutto la circolazione dei veicoli (art. 2 cds), i velocipedi sono in effetti “veicoli” (art. 47 cds), ergo guidare una bicicletta con alcolemia superiore a 0,5 g/l comporta le sanzioni previste dall’art. 186 cds.

Come ricordato, tra queste figura la sanzione accessoria della sospensione della patente per un periodo di tempo variabile a seconda della gravità dell’infrazione. Orbene, nel caso in cui si vega sorpresi in stato d’ebbrezza alla guida di una bicicletta, la Corte di Cassazione ha avuto più volte modo di affermare che tale sanzione non può essere applicata poiché, per sospendere una patente di guida, è necessario trovarsi alla guida di un veicolo per il quale tale patente sia in effetti richiesta (si veda ex multis la Sentenza n. 19413 depositata il 6 maggio 2013 dalla IV Sezione penale). Viene in tal modo confermato il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui la sospensione della patente “può essere disposta solo quando l’imputato sia titolare di titolo abilitativo e si sia posto alla guida di veicolo che richieda uno dei titoli abilitatii per i quali la legge prevede la sospensione medesima”.

3. Guida in stato d’ebbrezza e farmaci.

L’intereazione fra alcol e farmaci è spesso oggetto di fantasiose leggende metropolitane.

Nondimeno, è un dato certo e da tempo acquisito dalla giurisprudenza di legittimità -si veda ad es. la Sentenza n. 28388 depositata il 13 luglio 2012 dalla IV Sezione penale della Corte di Cassazione- che l’assunzione di determinati farmaci possa alterare l’alcolemia e dunque l’esito dell’alcoltest.

Se in un primo momento tale giurisprudenza si era dimostrata disposta a riconoscere a tale circostanza efficacia scusante, qualora allegata e sufficientemente dimostrata dalla difesa, la recente Sentenza 15562 depositata il 3 aprile 2013 dalla medesima IV Sezione della suprema Corte, ha ribaltato la prospettiva. Secondo quanto ritenuto dagli ermellini, difatti, a nulla rileva che l’alcolemia sia superiore alla soglia consentita a seguito dell’assunzione di sostanze alcoliche o di farmaci in grado di alterare tale valore: anche in quest’ultimo caso, difatti, il conducente “che conosceva gli effetti dei farmaci che assumeva, mai avrebbe dovuto porsi alla guida di un’autovettura”.

Francesco Spina, avvocato

@LoSchermo

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