Giovanni Lindo Ferretti: un rinculo del punk.‏

QUARRATA (PISTOIA), 16 Marzo – Bella gente d’Appennino è lo spettacolo che ieri sera ha concluso la stagione al Teatro Nazionale di Quarrata. Un piccolo teatro che conferma quanto l’attenzione al cartellone e la scelta delle proposte sia al centro dell’annosa questione sul riempire i teatri grandi e piccoli, di provincia e in città. Una stagione che ha ospitato Moni Ovadia, Elio, Erri De Luca con Simone Gandolfo e Sara Cianfriglia, Margherita Hack e Ginevra Di Marco, Marco Baliani e in fine Giovanni Lindo Ferretti che, insieme al violinista Ezio Bonicelli, ha registrato il tutto esaurito.

Gli spettacoli di Giovanni Lindo Ferretti sono incontri intimi, poca luce sul palco, un bicchiere di vino. Lui che racconta storie, le sue, di altri, storie che s’incrociano, storie personali, storie che sono passate da una parte all’altra dell’Appennino; canzoni, testi, CCCP Fedeli alla Linea, C.S.I., P.G.R., parole che ritornano, melodie che si rincorrono, come se quel tempo fosse sospeso per sempre, mai passato.

Giovanni Lindo Ferretti è un rinculo del punk, un contraccolpo non ancora assorbito dai punk, dai fan, dai puristi, dagli emiliani, dai comunisti, dagli ex-comunisti, da i sinistroidi, da un sacco di gente che è ancora colpo in canna, in attesa, in attesa di qualcosa sempre più indefinibile. Ferretti è partito, è tornato. Lui “ha il post” e magari è stato anche qualche cosa prima. La sua bellezza è della saggezza popolare, della concretezza del vissuto. La sopravvivenza etichetta immediatamente il senso della vita, diventandone l’essenza.

Lo spettacolo Bella gente d’Appennino manca alla bella gente altrove, a cui manca la condivisione di parole e pensieri, la compresenza e l’intimità, la base per trovare l’altezza. Manca la comunità inclusiva alle piccole comunità esclusive, mancano le parole come mancano le briciole o la scia, per dare un senso di direzione voltandosi avanti e indietro, manca la memoria utile al posto di quella celebrativa, manca il noi nella buona sorte invece del noi nella cattiva sorte.

Fuori nella piazza di Quarrata c’è la scultura di Agenore Fabbri, e noi siamo così: uomini spezzati senza sangue, uomini con buoni propositi in mano ma privi di concetti per esprimerli, monumenti di uomini, degli uomini senza vita con le guance truccate di rosa.

Il senso del viaggio è il viaggio stesso, come il senso del racconto è il raccontare, e il raccontarsi di Giovanni Lindo Ferretti – senza l’etichetta dell’attore, del cantante, dello scrittore, o forse mescolando tutte queste etichette, ridicolizzandole, vandalizzandole, come una spilla da balia nell’orecchio o una svastica sul chiodo – rende questo viaggio, della vita di una persona, interessante ed emozionante, una bella storia da salmodiare.

Il sito internet del fotografo Guido Mencari

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5 Commenti

  • Admin
    17 marzo 2013, 12:22

    Belle foto nello stile del Mencari e molto bello l’articolo!
    Bravi!

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  • Admin
    17 marzo 2013, 16:53

    ex ateo convinto ora parla con LA MADONNA

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  • Admin
    17 marzo 2013, 17:48

    Uno di quelli che remava per portarci sotto Breznev.

    Ah, scusate, dimenticavo che Veltroni ha detto che in Italia il comunismo non è mai esistito.

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  • Admin
    17 marzo 2013, 18:24

    gina, non è mai stato ateo. ha studiato le biografie dei santi a scuola, dalle suore. e ha cantato preghiere anche ai tempi dei cccp, quando andava in giro coi pantaloni di pelle e la cresta verde.

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  • Admin
    18 marzo 2013, 01:11

    Tranquillo ANTICOMMUNIST, c’è anche chi ha detto che il vero comunismo non è mai esistito.

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