La camorra sceglie la Versilia per i suoi ‘affari’

LUCCA, 28 febbraio – La camorra ama la Versilia. E’ un dato di fatto, emerso ancora più chiaramente dall’operazione svolta questa mattina dalla questura di Lucca e che ha decapitato il clan Saetta, legato ai Casalesi. Perché la Versilia? Perché non Lucca o un altro luogo? La questione è abbastanza semplice: la Versilia ha un ‘humus‘ favorevole per far proliferare questo tipo di organizzazioni, che, diventano in una qualche maniera, parte del territorio e funzionale ad esso.

Non è una scelta causale, ma ragionata: una sorta di studio di settore, per individuare quei luoghi economicamente più adatti a ‘pulire‘ i capitali e far diventare i soldi ‘caldi‘ nuovamente ‘freddi‘ e quindi rimetterli in circolo.

Niente di quanto ruota attorno al mondo della camorra può dirsi casuale. Non lo è, ad esempio, il fatto che trovino più appetibile la Versilia della lucchesia, per parlare di zone a noi vicine.
Lucca, infatti, ha un comparto economico fatto principalmente di grandi cartiere – per lo più appartenenti a gruppi stranieri – e piccoli imprenditori, che non offronto alla camorra un terreno fertile nel quale attecchire. Diverso, invece, è il discorso della Versilia. Qua, infatti, non esiste un tipo di imprenditoria prevalente ed è abbastanza semplice individuare un settore e, di fatto, ‘impossessarsi’ di questo. E’ successo con l’imprenditoria edile: “In un tempo nemmeno troppo esteso – spiega il questore vicario di Lucca, Francesco Di Ruberto – l’infiltrazione della malavita organizzata è arrivata a un livello tale da gestire il comparto edile in maniera completa, penetrando in tutti i ruoli che compongono questa filiera“.

Insomma, l’edilizia è il settore ritenuto ‘migliore’ dalla camorra per poter ripulire i propri fondi. Un personaggio sicuramente interessante – ma anche esemplare di questa infiltrazione – è Stefano Di Ronza, nato a Gricignano di Aversa nel 1962, residente a Massa: imprenditore edile, non proviene da una famiglia legata alla camorra, però, una volta entrato in contatto con questi personaggi, secondo quanto riportato dagli investigatori, sembra essere diventato parte del sistema da questi messo in piedi, fino a divenire uno degli imprenditori di maggiore spicco di questo giro. 

Difficile, poi, fare un paragone con la vicenda che vide in Musumeci il personaggio di spicco, più volte indicato come il principale fautore dell’infiltrazione mafiosa in Versilia.Sono due vicende assolutamente diverse – spiega ancora Di Ruberto -: intanto, nel caso Musumeci si parla di mafia e non di camorra, in secondo luogo, i protagonisti di quella vicenda erano stati inviati in Versilia e qua avevano l’obbligo di dimora, cioè non avevano scelto loro la zona. Una volta arrivati, poi, hanno riproposto il loro modo di vita, ma questo sarebbe potuto accadere ovunque. Si può quindi tranquillamente parlare di una coincidenza che li ha fatti agire in questa zona“. Molto diversa, invece, la situazione che abbiamo di fronte adesso, poiché “Si tratta – dice il vicario della questura lucchese – di una scelta fatta valutando quello che fosse il territorio più favorevole per questo tipo di affari”. 

Impossibile, poi, non pensare alla più volte paventata nel corso di questi ultimi anni infiltrazione in Versilia della mafia russa. Ma cos’è di fatto la mafia russa? “Qualcosa di cui si parla molto – dice Di Ruberto – ma che non è connessa alle organizzazioni di stampo mafioso che esistono in Italia. Camorra, mafia, ‘ndrangheta hanno esportato il loro modus operandi in tutto il mondo. La mafia russa esiste, vive, cresce ed opera principalmente nella sua terra“.
In sostanza, anche se esponenti della mafia russa volessero ‘fare affari’ in Italia, lo farebbero con capitali oramai ‘puliti’, si tratterebbe di una forma di investimento in un Paese straniero. Non esistono, però, contatti con le organizzazioni di stampo mafioso locali, perché hanno in realtà di scopi e fini diversi. Un po’ come accade per la mafia cinese: sicuramente esiste, ma opera in Cina. Con altrettanta probabilità suoi esponenti arrivano in Italia per effettuare investimenti, ma a quel punto si è di fronte non più a un tentativo di riciclaggio di fondi per poterli rimettere in circolazione puliti, bensì di investimenti ‘puliti’.

L’operazione di quest’oggi ha, comunque, dato sicuramente un duro colpo alla presenza della camorra in Versilia. Debellata sicuramente no, ma indebolita, a seguito degli arresti di questa mattina, lo è stata. La polizia, intanto, prosegue in questa sua opera di monitoraggio e indagine costante e continua, per arginare il fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata in un tessuto sociale quale quello versiliese.

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