Quando il rock si fa immortale. La ‘nuova’ ruvidità dei Blues Explosion infiamma la Flog

FIRENZE, 17 febbraio – Molto variegata, ma comunque interessante la serata organizzata da XL e Rock Contest alla Flog di Firenze. Si inizia presto, perchè la carne al fuoco è davvero molta. Partono gli Incomprensibile F.C. da Torino, primo dei due gruppi finalisti del Rock Contest di Controradio nel 2012, ma il loro set purtroppo si dimostra sterile: tanta potenza per il loro heavy-electro sound, ma i pezzi sono tutti uguali; poca esperienza forse, però la performance rimane debole.

A seguire, nella sera di venerdì scorso, salgono sul palco i Fletcher di Torino, altro groppo targato Rock Contest, selezionato dalla redazione di XL; qui la storia comincia a cambiare, è un duo chitarra e batteria. Vanno forte, si scalda il pubblico mentre sciorinano un rock blues essenziale (e come potrebbe non esserlo?) nel quale affiora a tratti l’eco White Stripes, specialmente nei cambi di ritmo, ma la stoffa c’è e si sente.

Terzo gruppo della maratona sonora sono le Mentalettes, dalla Germania. Un terzetto femminile di cantanti supportate da un gruppo di quattro elementi. Qui si vira verso un sound più sixties, si sentono reminescenze dei gloriosi Fleshtones in mezzo ai coretti e ai gridolini delle cantanti. Ne esce un sound gradevole, giocoso e allegro. La gente gradisce.

Finalmente però arriva il gruppo che tutti aspettavamo, per il quale si sono mosse persone da tutta la Toscana: la Blues Explosion di Jon Spencer. E si parte davvero forte. Due chitarre e la batteria sono gli strumenti, pochi artifizi elettronici, ma il suono è unico, sembra che la musica prima di uscire dall’impianto acustico sia filtrata da una grattugia, tanta è la ruvidità che ci colpisce. Sembra strano, ma in tanti anni di R&R e dopo tanti concerti cui abbiamo assistito, ci si acorge di ascoltare comunque un suono nuovo, che forse ha precedenti solo nei Pussy Galore. (Non a caso il gruppo da cui proviene Jon). Si susseguono i pezzi tratti dall’ultimo lavoro, “Meat and Bone”, mentre notiamo che il drumming di Russell Simmins è veramente eccezionale, ma soprattutto è il vero cuore del del gruppo.

Il concerto va avanti tirato e senza pause, il suono compenetra il pubblico e lo attraversa fisicamente; sul palco stanno dando il massimo. Alla fine ce ne andiamo sfibrati ed esausti, consapevoli di aver assistito ad un’altra prova dell’immortalità del rock.

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