Dante Alighieri docet: Il “gran rifiuto” di cui tutti parlano non fu fatto da Celestino V

ROMA, 12 febbraio – Si parla molto, in queste ore, dopo la decisione inattesa di Benedetto XVI di lasciare l’incarico di Vescovo di Roma e capo della Chiesa cattolica, del “gran rifiuto” fatto da Celestino V (che come ben ci ha raccontato il nostro Iacopo Lazzareschi Cervelli non è stato né il primo né l’ultimo pontefice a rinunciare al Soglio di Pietro). In tanti, tantissimi citano il famoso passo del III canto dell’Inferno in cui Dante senza nominare il personaggio in oggetto afferma: “Vidi e conobbi l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto”.

A ben vedere, però, probabilmente, non si tratta di Celestino V, ma bensì di Ponzio Pilato. Una tesi che era stata portata avanti da Giovanni Pascoli che se ne occupò, in particolare, in un articolo apparso su “Il Marzocco” del 6 luglio 1902, e poi ripresa da alcuni (non molti, a dir la verità) esperti nel corso degli anni. Amerigo Iannone in un articolo sul Altro Molise ricorda il compianto storico abruzzese Giovanni Iannucci, che sull’argomento ha pubblicato diversi libri.

Secondo costoro colui che fece il “gran rifiuto” è Pilato, perché si rifiutò di giudicare Gesú. Una rinuncia al papato si potrebbe sempre ripetere. Non quindi “un” gran rifiuto come quello che potrebbe fare un pontefice ma “il” gran rifiuto fatto dal console romano, atto unico e irripetibile.

A conferma della tesi il fatto che nella “Commedia” non si parla mai di Pilato (a parte una citazione a proposito di Filippo il Bello, definito “il Nuovo Pilato”)mentre compaiono tutti i personaggi, anche quelli minori. Possibile che il Sommo Poeta si sia dimenticato di un personaggio così fondamentale nella Storia di Cristo e in quella dell’umanità?

E poi, è mai possibile che Dante fosse tanto perfido da collocare all’inferno Celestino V solo perché, a causa della sua abdicazione, era salito al soglio pontificio Bonifacio VIII, che Dante non amava? È possibile parlare di “viltade” a proposito della rinuncia di Celestino V?

In realtà, dimostrò grande coraggio, opponendosi a una Chiesa secolarizzata, trasferendo il papato a Napoli e tornando a fare l’eremita sul Monte Morrone, rinunciando a ogni privilegio. Inoltre, Dante scriveva le pagine dell’“Inferno” nei primi anni del XIV quando Celestino V era stato già beatificato e non è credibile che il Poeta, sempre in linea e rispettoso della Chiesa, collocasse all’Inferno un santo. Senza poi dimenticare, sosteneva lo storico Iannucci, che quello di Celestino V non fu un “rifiuto”, ma caso mai una “rinuncia”. Rifiuto sarebbe stato se non avesse mai accettato l’elezione a papa.

Ultima, una tesi forse più debole Dante dice “vidi e ‘conobbi’ l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto” e non “vidi e ‘riconobbi’”. Cioè: ebbe modo di conoscere. Ma il poeta, già conosceva Celestino V e, quindi, avrebbe dovuto scrivere “riconobbi”.

Angelo Chiaretti, dantista di fama nazionale, a conferma delle tesi di Iannucci, ha scritto un pamphlet dal titolo “Dante, grande elettore di Papa Celestino” in cui sostiene che il poeta toscano non era affatto avverso al santo di Morrone. “Aspetto di non secondaria importanza – afferma il professor Chiaretti – è che Dante ha messo nell’Inferno cinque Papi ma nessun Santo e la beatificazione di Papa Celestino V è del 1313, sei anni prima, cioè, dell’uscita completa della Divina Commedia. È impossibile che nei 14 mila versi della sua principale opera Dante non abbia mai citato Ponzio Pilato che, con la sua ‘viltà’, condannò Cristo”.

6 commenti

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

6 Commenti

  • Admin
    12 febbraio 2013, 20:58

    Approvo e sostengo l’interpretazione di Chiaretti. È’ impossibile che Dante non faccia nome di Pilato nella sua divina opera.

    RISPONDI
  • Admin
    13 febbraio 2013, 15:54

    Non sono d’accordo!
    Perché allora un personaggio come Pilato
    Viene messo nel cerchio degli ignavi per un peccato così grave?

    RISPONDI
  • Admin
    14 febbraio 2013, 11:56

    Non si tratta di rinuncia ma di rifiuto! L’italiano non è per ignoranti!
    Rinuncia sarebbe stata se avesse rinunciato alla cattedra petrina mentre invero ha rifiutato la scelta dello Spirito e con motivazioni fra il ridicolo e l’assurdo!
    Per cui rifiuta anche teologicamente di aderire alla chiamata dello Spirito Santo.
    Teologicamente inoltre la rinuncia e il rifiuto sono peccati ben diversi! Giuda rifiuta di stare con Cristo Pietro rinuncia di riconoscerlo per un umanissimo attacco di viltà! E stando a quanto avete scritto allora Dante avrebbe potuto riferirsi a Simon Pietro apostolo! Infine Pilato non era console ma prefetto!!! Tanto per distinguere le errata che sviluppate nell’articolo.
    Il prefetto non rifiutò di giudicare (tanto da dichiararlo innocente) ma lasciò la decisione al sinedrio per ovvi motivi di saggezza! Rischiava di trovarsi con pochi armati a dover sedare una probabile rivolta giudea (cosa che accadde anni dopo e violentemente ma con un congruo numero di legionari).
    Tanto è vero che la condanna fu chiara a tutti Re dei giudei (e non che si dichiarava re dei giudei che sarebbe stata una assunzione di responsabilità nel giudizio giudeo)
    Tutto questo tanto per chiarire e ricordando che Dante non essendo san Pietro ha esercitato la viltà di presumersi Giudice, attributo che appartiene a Dio solo!

    RISPONDI
  • Admin
    14 febbraio 2013, 15:18

    Bah…

    RISPONDI
  • Admin
    14 dicembre 2015, 10:47

    Celestino non fece nessuna rinuncia. Pilato invece, dopo aver considerato il Nazareno, rifiuto’ di assolverlo per viltà, e la pena a cui lo condanna il Poeta e’ la più umiliante, secondo la concezione dell’autore, perché questi dannati fanno
    ribrezzo persino a Satana.

    RISPONDI
  • Admin
    26 gennaio 2016, 22:17

    … vorrei ricordare che Pietro da Morrone, papa Celestino V, fu innanzitutto un eremita e come tale capace di vivere in assoluta povertá in luoghi tuttora fuori dal mondo, figuriamoci nel 1200 d.C.. Per crederci ed apprezzare ció che fu il suo percorso di Santo, bisogna ripercorrere i sentieri e visitare le grotte d’Abruzzo che lo videro protagonista di una grande rivoluzione culturale che terminó con la sua elezione al soglio di Pietro e il suo omicidio da parte di Bonifacio VIII. Fece giusto in tempo ad emanare la Bolla del Perdono con la quale donó l’indulgenza plenaria, il primo Giubileo della storia, a tutta l’umanitá per liberarla dall’ignoranza di parte di una Chiesa secolarizzata della quale fu martire. I fatti contano piú di tante parole.
    Celestino V fu un uomo libero privo di viltá e per questo sono convinto che il Sommo Poeta non si riferisse a lui tanto che sembrerebbe aver partecipato, ” io c’ero “, alla sua elezione in ció che rimane della Basilica di Collemaggio a L’Aquila dopo il sisma del 2009.

    RISPONDI

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com