Sommocolonia, 1944: la Battaglia di Natale che ritardò l’avanzata alleata

BARGA (Lucca), 27 dicembre – Come ogni anno, ieri mattina, nel piccolo paese di Sommocolonia (frazione del comune di Barga, colonia romana, punto di vedetta, dal quale deriva il nome colonia summa) si è tenuta la Santa Messa e la deposizione di una corona d’alloro al locale monumento ai caduti. Una cerimonia semplice ma partecipata e sentita. Ogni Santo Stefano, salgono, infatti, qui decine di persone per ricordare quando la guerra entro veramente nelle case dei valligiani. Qui, infatti, si è tenuta l’unica battaglia combattuta nella Valle del Serchio. Proprio a quest’evento il regista Spike Lee si ispirò, nel 2008, per ambientare una delle scene finali del suo discusso e discutibile film “Miracolo a Sant’Anna”. Un’occasione sprecata, peccato.

A Sommocolonia è nato, da poco, un Museo dedicato alla battaglia con uno straordinario numero di visite da parte dei reduci o dei loro familiari.

La battaglia di Sommocolonia, nota agli studiosi come “Battaglia di Natale”, evento centrale della “Operazione Wintergewitter“, è poco conosciuta eppure, a guardar bene, veramente importante. Questo (lungo) scontro, infatti, ritardò l’avanzata alleata che bloccati in Valle del Serchio dai tedeschi (che, in realtà, erano per la maggior parte austriaci) si inchiodano lì, il resto lo farà il “Generale Inverno”: gli Alleati dovranno attendere primavera prima di attraversare gli Appennini, attraversare la pianura Padana, sconfiggere gli ultimi (e pochi) irriducibili del Duce, per poi finalmente arrivare alla Primavera della Libertà.

Ma cosa successe quel lontano giorno di Santo Stefano? Per conoscerlo e comprenderlo (bene) bisogna fare un passo indietro.

Mussolini era ormai da un anno stato sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo, il Re lo aveva fatto arrestare e, il suo amico (e allievo) Adolf Hitler lo aveva fatto liberare, era nata così, nel lontano nord d’Italia, intorno al Lago di Garda un nuovo Stato: la Repubblica Sociale Italiana.

L’operazione fu ideata ad Albinea, ai primi di dicembre del 44, dal generale Mario Carloni, Comandante la Divisione “Monterosa” e dal generale  Otto Fretter Pico Comandante la “148° Divisione Tedesca”.

La Wintergewitter, originariamente, era molto ambiziosa: spiega Vittorio Lino Biondi, ufficiale dei paracadutisti e autore del volume “La Battaglia di Sommocolonia”: “L’operazione avrebbe dovuto interessare anche la costa Tirrenica e l’intera Valle del Serchio, ma il comando tedesco, in considerazione della scarsità dei mezzi e del fatto che in realtà a Berlino non avrebbero approvato uno sforzo maggiore che sottraeva risorse al fronte dell’Est,  ridimensionò lo stesso in considerazione della scarsità di mezzi aerei e artiglierie necessarie per garantire la superiorità temporanea. Rielaborato in termini più modesti”.

L’operazione intendeva effettuare un vasto attacco nel settore tirrenico, individuato come punto debole dello schieramento alleato, allo scopo strategico di infliggere al nemico uno scacco di notevole risonanza, suscettibile di una profonda eco politica facendo accorrere, sul posto, da altri settori (più a est) a quello minacciato altre forze, oltre a scardinare l’organizzazione americana delle artiglierie  e dei rifornimenti; recuperare materiale pregiato, documenti e prigionieri.

Appare strano che negli scopi tattici e strategici, mancano due importanti obiettivi: “la conquista e tenuta della Città di Barga (è una città agli occhi della propaganda) e la conquista dell’importantissimo nodo industriale di Fornaci, dove ha sede la S.M.I., grande fabbrica metallurgica che produce cartucciame da guerra e munizioni”.

Comunque, per  partecipare all’operazione i tedeschi faranno affluire in zona due battaglioni  di scuola alpina, il “IV^ Hochgebirgsjager Battalion” e il “Gebirgs jager Schule Lehr Battalion Mittenwald”.
Questi battaglioni alpini per portarsi sulle basi di partenza per l’attacco, compiono un poderoso e imponente sforzo tattico di trasferimento operativo, partendo entrambi da l’Abetone a piedi  il 23 dicembre ’44.

“Un’operazione, sicuramente, degna di apprezzamento per le difficili condizioni climatiche del periodo, e la riservatezza mantenuta. Difficilmente altri reparti militari sarebbero stati in condizioni di fare una cosa del genere, nelle condizioni climatiche del periodo”.

A Sommocolonia, e dintorni, erano schierati i soldati afroamericani della 92° Divisione Buffalo” facenti parte della quinta Armata alleata, che avevano da poco rilevato i brasiliani della F.E.B.. Oltre ai soldati americani, un plotone di patrioti- al comando del Tenente Pier Donato Sommati di Livorno- del Battaglione Autonomo “Pippo”, facenti parte del XI Zona al comando del mitico Manrico Ducceschi.

Proprio i partigiani al comando di “Leone”, nel pomeriggio di Natale, hanno la percezione che i tedeschi attaccheranno presto. Ci sono precisi segnali rivelatori. Movimenti lungo Lama, spari isolati. Abitanti di case isolati che dicono di aver sentito nella notte strani movimenti. Per questo Sommati e Jenkins inviano urgentemente la sera del 25 un messaggio a mano al comando a Barga; gli ufficiali che lo leggono non gli danno importanza e rimandano indietro il partigiano, schernendolo.

Dovranno ricredersi.

Infatti, verso le 04,00 del 26 dicembre, alla ricezione della parola d’ordine “Wilhelm Gustav”, la terza e la quarta compagnia Hoch attaccano frontalmente il paese. La compagnia- però- incappa involontariamente in un campo minato difensivo la cui posizione era stata variata alcuni giorni prima e che provoca 46 perdite; praticamente più di mezza compagnia, tanto che viene “scavalcata” dalla dalla seconda e dalla quarta che attacca dal basso il paese mentre tedeschi sono peraltro riusciti a penetrare il perimetro difensivo del paese già dal mattino presto del 26, approfittando della “allentata” sorveglianza che la festività natalizia della sera precedente ha “indotto” nei soldati di colore della 92°.

I civili  si nascondono nelle cantine, nei “fondi” e sentono chiaramente il diverso rumore del passo fatto dagli scarponi chiodati dei tedeschi, contrapposto al normale scarpone americano gommato.

“Nelle truppe attaccanti, ricordano i testimoni, vi sono anche alcuni italiani se non altro in funzione di collegamento con le colonne a valle. Si riporta la notizia di due fratelli di Modena, che si ritrovano a combattere contrapposti a Sommocolonia, uno negli alpini della Monterosa, e l’altro con i patrioti”.

Lo scoppio del campo minato provoca la decisa reazione dell’avamposto a Monticino, che dispone di una mitragliatrice pesante Browing mentre i patrioti del Battaglione “Pippo” combattono accanitamente.

Nelle prime ore dell’alba muoiono i primi due paesani innocenti: Mario Cassettari (29 anni, sposato, due figlie) viene ucciso sulla porta di casa da un soldato che lo centra con un colpo di fucile mentre un altro soldato spara inutilmente una lunga raffica di mitra attraverso una porta chiusa. I colpi raggiungono il bambino Giuliano Nardini (4 anni, muore in braccio alla mamma) mentre altri sette 7 proiettili feriscono gravemente il fratellino Nardino (11 anni). Un partigiano, Giocondo Gonnella di Tiglio, viene sorpreso in una casa in Piazza San Rocco, e ucciso. Verrà gettato dalla finestra.

Intanto, il caposaldo di  Monticino resiste bene, fino alla tarda mattinata, finché i tedeschi riescono a neutralizzarlo alle spalle, sparandogli dalla Rocca, ormai espugnata da un attacco proveniente dalla selva della Mariola.

I combattimenti proseguono feroci nel piccolo abitato; perisce in combattimento il Tenente Pier Donato Sommati (23 anni) e anche il Tenente John Fox, Fire Observer che, asserragliato nella torre in Rocca,  richiede il fuoco di artiglieria dando come ultima correzione la sua posizione che quindi viene colpita dalle proprie artiglierie, un gesto che gli varrà la Medal of Honor.

Antonio Makric, lo “Slavo” approfittando della conoscenza della lingua tedesca, trarrà in inganno numerosi tedeschi che affacciandosi in cima alla via della Piazzola cadono sotto  le fucilate dei due patrioti.

Il patriota Francesco Fontana di Castelvecchio Pascoli, arruolato da poco nella formazione della XI° Zona, dopo aver colpito un ufficiale tedesco, rimane ferito a morte da una scheggia di granata alla gola.

Nella tarda mattinata un proiettile incendiario centra una casa in località detta “a Monte”: perisce l’intera famiglia di Giuseppe Moscardini detto “il Cascianella”: la moglie Nella (30 anni), la figlia Anna Maria (11), Dante (7) e Lido (appena 12 mesi); sopravviverà solo il piccolo Franco.

Gli scontri si fanno sempre più deboli e nelle prime ore del meriggio la battaglia è finita.
I tedeschi rastrellano il paese, peraltro non accuratamente, in quanto alcuni soldati americani rimarranno nascosti nelle case e nelle cantine per tre giorni senza essere trovati.
La maggior parte degli abitanti di Sommocolonia con il parroco Don Fredianelli, nel pomeriggio sfolla nei campi in Merizzacchio e nei metati sottostanti, fino al Mulino dei Gasperetti.

“Nei giorni seguenti la zona sarà pesantemente bombardata i tedeschi entreranno a Barga senza avere resistenza, avanzano mettono in fuga gli americani fondano sino al torrente Ania poi dopo due giorni si ritirano e gli americani tornano su e recuperano le posizioni. Militarmente parlando è una forte puntata offensiva riuscita, condotta e vinta dalle forze dell’Asse. La battaglia fu importante a livello locale, inesistente sullo scenario mondiale. Un’operazione a livello tattico contenuta che, però, mette in difficoltà le forze americane costringendoli a deviare forze che erano destinate verso Bologna, in particolare l’ottava divisione indiana che viene deviata per tamponare e  forze dai fronte principale, così gli Alleati non sfonderanno più nella zona centrale della Futa, rallenta i piani americani, arriva l’inverno che costringe a fermarlie  il fronte languirà sino all’aprile 1945”.

Nella battaglia perderanno la vita sette civili, sette partigiani (a cui vanno aggiunti cinque dispersi), quarantatré americani (più cinque dispersi), settanta tedeschi (più quindici dispersi) per un totale di 132 caduti e decine di feriti. Nel paese montanino, a causa della battaglia e dei massicci bombardamenti dei giorni seguenti oltre  il 50 % delle abitazioni è stato abbattuto; la chiesa parrocchiale completamente distrutta; la Rocca, la torre, l’acquedotto pesantemente danneggiati.

Le mine e gli ordigni infestarono, per molti anni (anche dopo la guerra), il paese  e i campi circostanti provocando vittime innocenti.

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3 Commenti

  • Admin
    24 febbraio 2014, 00:23

    io quella notte cero a ponte allania -non si deve dimenticare che quella notte gli americani (nella mia aia cerano 2 tanks) avevano festeggiato il Natale e quando arrivarono i tedeschi non spararono un colpo piuttosto diciamo fuggirono lasciando i cannoni in stato di funzionamento (a bordo del fiume ANIA vicino al mulino)poi venne in casa un partigiano con altri 3 si chiamava DE STEFANI tutto fini presto la fortuna a volte ti salva la vita perche i tedeschi li vidi passare davanti casa se fossero entrati certamente non sarei qui a scriverle.

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  • Admin
    24 febbraio 2014, 09:19

    i patrioti, eh eh

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