L’antica storia della Romita di Cascio rivive in un libro della Garfagnana Editrice

GALLICANO (Lucca), 24 dicembre – L’antica Romita di Cascio tornerà a rivivere grazie al saggio di Amedeo Guidugli edito dalla Garfagnana editrice e presentato domenica 16 dicembre a Cascio alle ore 18. La chiesa caduta in rovina, dopo essere stata alienata dal Comune di Molazzana, sarà oggetto di un restauro e di un recupero. Alla presentazione, tenutasi presso il circolo locale, sono intervenuti oltre all’autore il sindaco Rino Simonetti, il presidente dell’Unione dei comuni della Garfagnana Mario Puppa, il prefatore del saggio Fra’ Benedetto.
Più di cento persone hanno assistito all’evento e hanno ricevuto in dono dall’amministrazione il saggio appena uscito.

Pur nelle disastrose condizioni attuali, l’antica chiesa di San Andrea di Cascio, oggi Santa Maria Maddalena, rappresenta una delle testimonianze storiche ed artistiche più interessanti del territorio della Garfagnana. La stessa, infatti, dispone di un materiale archivistico piuttosto apprezzabile e le strutture edilizie ancora esistenti presentano caratteristiche architettoniche degne di un certo interesse. Senza dimenticare che al suo interno esisteva una terracotta invetriata (oggi facente parte di una collezione privata) che, a detta dello studioso G. Gentilini, sarebbe da ricondurre alla cerchia di Giovan Francesco Rustici (Firenze, 1474-1554).
Anche nei pressi del vetusto edificio, sulla collina detta il Castellaccio, affiorano dei ruderi, la cui presenza è da ricollegare ad un arroccamento di epoca medievale in merito al quale, però, manca qualsiasi riscontro storico.

A poca distanza dal Castellaccio passava una strada che collegava Lucca con le regioni del nord. Secondo alcuni studiosi locali potrebbe trattarsi della romana via Clodia (Via Clodia Nova o Via Clodia secunda). Non è da escludere, quindi, che sulla sommità della collina esistesse, fin dalla metà del VII secolo, un manufatto fortificato, inserito in un sistema difensivo più vasto (un limes?), di cui i Bizantini si sarebbero serviti per sbarrare il passo ai Longobardi diretti alla conquista di Luni. Il toponimo in questione ci rimanda ad un fortilizio caduto in rovina: lo stesso, con ogni evidenza, che troviamo menzionato in un martilogio dei primi del XV secolo, di cui avremo modo di riparlare più avanti.

Non si hanno notizie certe sull’origine della chiesa e del monastero di Cascio oggetto del saggio dal titolo “La romita di Cascio”; l’unico ad avanzare un’ipotesi in tal senso è il lucchese G. Barsotti il quale, accennando alla storia del convento dell’Angelo sui monti di Brancoli (Lucca) – a cui, successivamente, si legheranno le vicende della nostra istituzione – colloca la fondazione del “pio luogo” od “ospedale” di Cascio intorno all’anno 1230. L’ipotesi appare del tutto verosimile, dato che i primi documenti riguardanti la comunità eremitica di Cascio, risalgono proprio a quel periodo, ovvero alla metà del secolo XIII.
Tra questi c’è un atto notarile del 1253 e il noto Libellus Extimi Lucane Dyocesis del 1260.

“Tale Estimo fu redatto sotto il vescovato di Enrico I (1257-1269), nell’intento – come afferma il Guidi – di raccogliere una tassa straordinaria per “far fronte alle spese per il vescovo di Monopoli, legato pontificio, e per altri legati, nunzi e cursori della Santa Sede in rapporto alla città di Lucca”. Nell’elenco, dove compare la quasi totalità delle istituzioni religiose della diocesi di Lucca che erano soggette all’imposta, l’eremo di Cascio è indicato con l’appellativo Locus dominarum de Cascio.

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