La storia del Museo della Liberazione di Lucca raccontata dal suo direttore scientifico Andrea Giannasi

LUCCA, 26 novembre – Conservare, tutelare e rilanciare i valori della Resistenza. Questo lo scopo del Museo storico della Liberazione di Lucca che ha sede in via San Andrea a palazzo Guinigi. Voluto da partigiani, internati, familiari di caduti e trucidati nella lotta per la Libertà, oggi più che mai questo luogo diventa motore per la riscoperta dei valori sui quali è nata la Costituzione e la nostra democrazia.

L’embrione del Museo storico della liberazione di Lucca nacque intorno ad un folto gruppo di patrioti lucchesi immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale. La prima sede si trovava nei locali dell’allora Palazzo di Giustizia. Il sodalizio intorno al quale si riconoscevano i patrioti era l’Associazione Toscana Volontari della Libertà, legata alla F.I.V.L.

Nel 1951 l’associazione lasciò la sede di Palazzo di Giustizia e due anni dopo nel 1953 i Conti Guinigi Magrini, proprietari di Palazzo Guinigi in Lucca, concessero  a titolo gratuito, all’Associazione Toscana Volontari della Libertà, i locali a piano terra di Palazzo Guinigi. Fra i membri della famiglia Guinigi Magrini è doveroso ricordare il Generale dei Granatieri Enrico Andreini che era stato internato militare nei lager nazisti, che considerava con rispetto e viva simpatia l’Associazione dei Volontari della Libertà. Per questo il Comitato, come primo atto, deliberò di concedere gratuitamente la disponibilità di una delle sale ricevute in uso a vantaggio proprio dell’Associazione che raccoglieva i militari italiani ex internati nei campi di concentramento in Germania.

Erano esponenti del Comitato Provinciale Patrioti Lucchesi Frediano Francesconi, Aldo Muston, Giovanni Carignani, Giorgio Di Ricco, Augusto Mancini, Raffaele Fambrini e Ferdinando Martini. Negli anni successivi si aggiunsero ancora altri nomi di uomini e donne che la città non dovrà mai dimenticare.
Da quel momento i locali in via San Andrea, 43 assunsero il ruolo di punto di riferimento per la memoria e la tutela dei valori resistenziali a Lucca. Iniziò la raccolta dei cimeli, delle divise, delle lettere, delle fotografie per costruire un luogo dove non dimenticare la tremenda esperienza della guerra.

Il Comune di Lucca, nell’ottobre 1975, divenne proprietario del Palazzo Guinigi, a titolo ereditario, e lasciò in uso gratuito i locali all’Associazione, dimostrando di riconoscere l’alto valore umano ed il prestigio di un sodalizio che esprimeva tutte le istanze e teneva accesi i ricordi dei Combattenti per la Libertà, grazie ai quali oggi viviamo in Democrazia nel nostro paese.

Nel 1977 i membri delle associazioni lucchesi contribuirono alla nascita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’età Contemporanea in provincia di Lucca, donando 300 libri alla nascente biblioteca e partecipando ai lavori e alle assemblee.Poi finalmente il Comitato Patrioti Lucchesi dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà e il Centro di Educazione Democratica, nell’adunanza del 9 aprile 1989 costituirono il Museo Storico della Liberazione di Lucca.
Su proposta del Presidente Regionale dell’A.T.V.L. venne eletto all’unanimità Carlo Gabrielli Rosi alla carica di Direttore del Museo.

Successivamente l’Associazione Toscana Volontari della Libertà, nell’intento di incoraggiare e sostenere tutti gli Enti che perseguono i medesimi ideali di valorizzazione della Libertà, della Democrazia e della Solidarietà umana riconquistati col sacrificio di tante giovani vite, aprì i locali a numerose Associazioni Combattentistiche, d’Arma e di Volontariato.Erano pertanto presenti: il Comitato Provinciale Patrioti Lucchesi dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà; il Centro di Educazione Democratica; la Sezione Intercomunale dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà di Lucca, comprendente i Comuni di: Lucca – Capannori – Porcari – Altopascio – Montecarlo; l’Associazione provinciale Nazionale ex Internati; l’Associazione Nazionale Reduci di Prigionia, Internamento e Guerra di Liberazione; l’Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri della Libertà; l’Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari Guerra di Liberazione; l’Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo. l’Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori d’Italia. Ed infine il Gruppo Donatori di Sangue – Amici della Montagna “Frates”, aderente alla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia.

Nel mese di giugno del 1994 il Museo Storico della Liberazione fu affiliato ufficialmente alla Federazione Italiana Volontari della Libertà e successivamente, in quanto emanazione dell’A.T.V.L., fu riconosciuto in Ente Morale.

Per anni il direttore Gabrielli Rosi arricchì il museo con cimeli che ricordano la nostra dolorosa storia che parte nel 1938 con la promulgazione delle Leggi Razziali e termina con la liberazione nell’aprile del 1945. Tra fotografie e documenti si ricordano uomini come Manrico Ducceschi (Pippo), Leandro Puccetti del Gruppo Valanga, lo scapolare e il colletto di Don Giorgio Bigongiari e i ricordi dei Monaci della Certosa di Farneta. La foto insanguinata del Professor Gesmundo, torturato in via Tasso e poi trucidato alle Fosse Ardeatine. E ancora armi, elmetti, divise per non dimenticare i terribili prodotti della guerra.

Nel 1996 il Museo aveva già avuto visite da tutto il mondo. Inglesi, indiani, americani, brasiliani (nel giugno del 1995 giunse a Lucca una delegazione di 54 reduci della FEB guidata dal Colonnello Ferreira Da Silva). E poi ancora da Israele per ben due volte gruppi di ex-combattenti. Per non contare le scolaresche che grazie alla settimana per i Beni Culturali, giunsero in via S. Andrea da tutta la provincia.

Si scrisse su La Provincia del 12 gennaio 1996: “I visitatori potranno rendersi conto come la Resistenza e la Guerra di Liberazione abbiano riscattato il popolo italiano da una guerra di aggressione non voluta, riconducendolo sulle orme della sua migliore tradizione di Lotta per la Libertà, per la pace, per la tolleranza”.

Il 5 settembre 2008 morì Carlo Gabrielli Rosi, direttore del Museo aprendo un vuoto nella successione.

Tra il 2011 e il 2012 le associazioni riunite nel Museo costituiscono l’Associazione Amici del Museo Storico della liberazione di Lucca, deliberando quanto prima la riapertura, proseguendo nello scopo democratico e costituzionale dei fondatori.

Si può intanto visitare il Museo in maniera virtuale cliccando sul sito www.museodellaliberazionelucca.it

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6 Commenti

  • Admin
    27 novembre 2012, 21:31

    A questo articolo mancano molti altri nomi di tutte le persone che hanno contribuito a tenere in piedi il Museo, non è giusto ricordare solo Gabrielli Rosi perchè ne era il Direttore, ma c’erano anche altre persone che partecipavano attivamente alla “vita” del Museo, non le ricodo tutte ma mensionerò quelle che mi ricordo e con cui ho condiviso la maggior parte del tempo al Museo.
    Voglio ricordare la signora Nuska Hoffman, che era un ebrea polacca sopravvissuta ai campi di concentramento, che partecipava attivamente a tenere aperto il Museo e che molte volte andava anche presso gli istituti scolastici della Lucchesia a raccontare la sua storia, ha scritto anche un libro su quello che ha passato,è deceduta nel 2006.
    Voglio ricordare il Ragionier Samuele Bernardini, maestro del lavoro, che partecipava attivamente all’apertura del Museo, faceva da guida alle scolaresche che venivano in visita e teneva i rapporti con gli Istituti Scolastici della Lucchesia (e oltre) per gli appuntamenti per le visite guidate al Museo, mandava i rapporti mensili delle visite al Museo, agli uffici competenti della Provincia e del Comune di Lucca, è deceduto nel 2007(non ricordo con precisione).
    Voglio ricordare il Generale di Corpo d’Armata Gualtiero ALBERGHINI, che allora era il Presidente della Confederazione delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma di Lucca, che partecipava attivamente a mantenere il Museo aperto, faceva da guida alle scolaresche e curava l’apertura del Museo nelle giornate in cui c’erano cerimonie per le Forze Armate in città a Lucca, attualmente la sua salute è stazionaria alla veneranda età di 90 anni.
    Poi ci sono tutte le persone che erano iscritte alle varie Associazioni che frequentavano il Museo, delle quali non ricordo il nome, ma che è giusto mensionare.
    Poi ci sono io che davo aiuto per riparare,manutenzionare e pulire i locali del Museo.
    Mi scuso se ho dimenticato il nome di qualcuno, ma questo è il mio contributo, il Museo serve a ricordare e quindi è giusto ricordare anche queste persone che hanno dato l’anima al Museo, quindi sarebbe il caso di implementare questo articolo e secondo me anche il sito del Museo perchè non esisteva solo la figura del Direttore(senza nulla togliere ad egli).
    Grazie.
    Distinti saluti.

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  • Admin
    27 novembre 2012, 23:26

    Caro Luca,
    è vero ci sono alcune dimenticanze, ma in gran parte esse sono dovute al fatto che l’autore non ha potuto conoscere personalemte tutte quelle persone: per ognuna di loro andrebbe scritta una biografia.
    Ricordavo appunto al dottor Giannasi anche Ernesto Nildi,tanto per citarne uno. Ma la cosa più importante adesso è colmare le lacune con la nostra partecipazione, le nostre proposte ed idee. Sappiamo quanto è facile dimenticare ed essere dimenticati, questo deve spronarci all’impegno per la memoria.
    Arrivederci al Museo,
    Filippo

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  • Admin
    28 novembre 2012, 10:19

    Andrebbe anche colmata, o meglio, chiarita la vicenda delle chiavi del Museo date a non sò chi da parte del Comune di Lucca, questa persona era entrata nel Museo cn il figlio ed aveva iniziato,diciamo ad “inventariare” tutti i materiali,cimeli ecc ecc che erano nel Museo.Non ho ben capito come sia andata questa storia, ma mi sembra che questa persona non fosse gradita per fare quel lavoro,non sò perchè,forse ci sarà anche…, comunque è stata una mancanza di rispetto nei confronti di tutti quelli che ci tenevano al Museo e che ci hanno dedicato molti sforzi,tempo e fatiche. Ad esempio io avevo portato un Pc e una stampante un pò vecchi ma che assolvevano il compito di stampare lettere varie ed altri documenti che servivano al Museo, non ho idea di che fine abbiano fatto e non me ne interessa, ma ho una brutta impressione. Ma per questa ristrutturazione del Museo non è stato interessato o avvisato nessuno di quelli che partecipavano attivamente all’apertura o altro? Non si è posto nessuno la domanda che ci potevano essere cose/documenti di persone/associazioni ecc ecc? Questo individuo a cui inizialmente sono state le chiavi chi era? A che titolo è entrato e ha messo tutto a soqquadro? Queste sono le varie domande che le persone di dovrebbero porre, qua il passato si deve sapere e non rimuovere, oltre alle persone da ricordare dobbiamo anche ricordare alcuni fatti non chiari che sono successi.Distinti saluti.Grazie

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  • Admin
    3 dicembre 2012, 11:02

    Buongiorno, si terrà presso questa Biblioteca ubicata presso la Curc.ne Viareggio Nuova P.zza Buonconsiglio 1, Viareggio la presentazione del libro di F. Menichetti “Il nonno partigiano racconta …” che avrà luogo il 6 dicembre alle ore 21.
    Vi pregherei di pubblicizzare l’iniziativa.

    La Resp.le del Servizio

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  • Admin
    5 dicembre 2012, 23:53

    Ciao Luca,

    ti sarei grato se ci sentissimo via mail, mi sembra che ci conosciamo.

    Saluti
    Filippo

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  • La redazione
    Admin
    7 dicembre 2012, 14:26

    Ovviamente una storia come quella del Museo della liberazione di Lucca nato pochi anni dopo la guerra è una storia fatta da decina di uomini e donne che hanno creato anche con piccoli gesti, il museo stesso. Sarebbe bello ricordarli tutti – a proposito ringrazio per la citazione del Gen. Alberghini che ricordo è stato, tra le tante cose, anche traduttore deidocumenti americani sulla liberazione della città – e queste vostre risposte servono per questo. Il Museo – Filippo lo sa perché ne abbiamo parlato – deve diventare la casa di tutti quelli che si riconoscono nei valori resistenziali. In questi anni molto si è fatto per apire voragini, alzare muri e creare divisioni. Ebbene è arrivato il momento di unire, di lavorare insieme. Di costruire.

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