Vita di Castruccio Castracani: tiranno magnanimo e crudele

COREGLIA ANTELMINELLI, 23 settembre – Si è tenuto sabato mattina al Teatro “Bambi” di Coreglia il convegno in occasione dei centocinquanta anni dell’assunzione da parte del comune dell’epiteto Antelminelli. Una scelta non casuale essendo stato il borgo luogo di residenza e sede di governo di questa importante famiglia molto legata alla nota figura di Castruccio Castracani “il più grande capitano del suo tempo”.
Tiranno magnanimo, saggio, prudente. Crudele verso i suoi rivali; terribile con i suoi nemici, grato con gli amici, giusto con i sudditi.  “Niuno- scrissero- fu mai più audace a entrare ne’ pericoli, né più cauto a uscirne”.

Figlio di un importante famiglia ghibellina, era nato a Lucca il 29 marzo del 1281. Indirizzato alla carriera ecclesiastica ma attratto di gran lunga dall’esercizio fisico. Diverrà un ottimo cavaliere. Nel  1300  cacciato da Lucca, insieme alla sua famiglia, per motivi politici dalla fazione dei Neri, guidati da Bonturo Dati. Inizialmente visse per un breve periodo in esilio a Pisa, poi se ne andò in Inghilterra, nelle terre in cui era nato e vissuto il mitico Riccardo Cuor di Leone. Qui si ingraziò  i favori del re Edoardo II,  grazie alla sua abilità nell’uso delle armi che gli valse la vittoria di innumerevoli tornei. In poco tempo divenne molto famoso. Piaceva alle donne, e a chi gli rimprovera troppa passione per il gentil sesso, risponde: “Sono io  che le prendo, non loro me”.

Finalmente per il giovane lucchese le cose stavano andando bene, ma un giorno… colpì al petto uccidendolo un rivale che lo aveva offeso e schiaffeggiato. Fu costretto di nuovo a una precipitosa fuga. Andò in Francia, dove Filippo il Bello, aveva bisogno “d’uomini d’ arme”. Si distinse, come comandante della cavalleria, nella battaglia di Arras e nella difesa di Thérouanne nella Guerra di Fiandra. Dopo alcuni anni rientrò in Italia dove combatté nelle armate ghibelline. Nel 1314, in seguito alla discesa di Arrigo VII in Italia, si aggregò alle truppe ghibelline di Uguccione della Faggiola, capo riconosciuto dei ghibellini toscani e signore di Arezzo e Pisa, assieme al quale partecipò alla presa e al successivo sacco di Lucca, retta sino allora dalla parte guelfa. Nell’agosto del 1315 combatté, come comandante di una parte dell’esercito ghibellino nella battaglia di Montecatini: fu lui l’ artefice della vittoria del giorno 29.

Morto l’Imperatore, Uguccione lo scelse come suo braccio destro per attacchi e incursioni al contado lucchese. Poi, però il capo ghibellino lo intravide come concorrente per la signoria, e lo fece, quindi, imprigionare in attesa di essere giustiziato. Tuttavia a seguito di una rivolta popolare a Lucca e Pisa, Uguccione fu costretto a fuggire. Castruccio venne liberato ed acclamato, dal popolo, Capitano Generale della città di Lucca  e Console a vita. In quel giorno le campane della città “fecero festa”.

Con lui i ghibellini presero sempre più forza al punto che Firenze fu costretta a combattere svariate guerre contro il Signore di Lucca che, con grande abilità politica e bellica, riuscì sempre a tenerla in scacco arrivando a conquistare vaste aree della Toscana e della Liguria e ad infliggergli, nel 1325, una sonora disfatta nella battaglia di Altopascio  che vide la completa distruzione dell’esercito fiorentino.

Poi, il Capitano indirizzò i suoi interessi verso Pistoia, minacciando anche Prato, e riprendendo improvvisamente le ostilità contro i fiorentini, irrompendo nel loro territorio, incendiando e razziando dove passava.

Il re Federico III d’Austria, lo nominò vicario di Lucca, della Lunigiana e della Val di Nievole. In tale incarico fu confermato, nel 1324, dall’imperatore Ludovico il Bavaro, suo amico e alleato, che lo nominò, anche, Grande Legato per l’Italia e Duca di Lucca.

Mentre partecipava a Roma all’incoronazione dell’amico imperatore fu costretto, per l’insurrezione di Pistoia, a tornare velocemente a Pisa, dove lo attendeva l’esercito lucchese con  il suo speciale corpo di duemila balestrieri con i quali in poco tempo riuscì ad impossessarsi nuovamente della città ribelle. Nel 1327, insieme all’Imperatore Ludovico, venne scomunicato, da Papa Giovanni XXII, per la sua avversione al potere temporale della Chiesa.

Ormai, però, era una leggenda: temuto dai nemici e amato dal popolo. I successi si susseguivano facendolo divenire il più autorevole e popolare personaggio della storia italiana del XIV secolo.  Gran parte della Toscana era da lui dominata. Arbitro dell’intera politica in quel periodo.

Nel giro di tre soli lustri, egli fu incontrastato Signore della Repubblica di Lucca e referente della Toscana ghibellina, dotandosi di enorme potere; unificando la Lunigiana; lasciando ricche testimonianze della sua attività politica ed urbanistica.

Castruccio fece, infatti, costruire decine di castelli e fortificazioni, che diverranno patrimonio storico e monumentale del Medioevo italiano e che ancor oggi sfidano il tempo e gli uomini. Tali costruzioni, sono sparse un po’ in tutti i luoghi da lui dominati: dalla Lunigiana, al Pistoiese, dalla Versilia, alla Garfagnana.
Nel 1322, fece costruire a Lucca, la fortezza Augusta, difesa da 29 torri e quattro porte d’accesso. Qui, mentre si preparava a riprendere le armi contro Firenze, morì il 3 settembre del 1328, ufficialmente a causa di febbri malariche, ma qualcuno, più verosimilmente, sostiene che fu avvelenato.

Nei secoli successivi fu oggetto dell’attenzione di numerosi  storici. La sua vita ispirò Niccolò Machiavelli, che nel 1520 pubblicò una sua biografia (romanzata), dal titolo “La vita di Castruccio Castracani da Lucca”.

“Visse – scriveva nella parte finale del suo lavoro l’autore de “Il Principe”- quarantaquattro anni, e fu in ogni fortuna principe. E come della sua buona fortuna ne appariscono assai memorie, così volle che ancora della cattiva apparissino; per che le manette, con le quali stette incatenato in prigione, si veggono ancora oggi fitte nella torre della sua abitazione, dove da lui furono messe acciò facessino sempre fede della sua avversità. E perché vivendo ei non fu inferiore né a Filippo di Macedonia padre di Alessandro, né a Scipione di Roma, ei morì nella età dell’uno e dell’altro; e sanza dubbio arebbe superato l’uno e l’altro se, in cambio di Lucca, egli avessi avuto per sua patria Macedonia o Roma”.

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13 Commenti

  • Admin
    23 settembre 2012, 20:10

    Descrizione perfetta della vita di Castruccio Castracani,personaggio che ho sempre stimato come Altopascese rispettoseo delle cose della lucchesia.
    Quello che riuscì a fare costui ha del miracoloso,sia nella battaglia di Montecatini(1315) che in quella di Altopascio(1325)sconfisse sonoramente l’esercito fiorentino che disponeva di un numero maggiore di mercenari combattenti.
    Furbo,scaltro ed attendista,appena vide dalla Rocca del Cerruglio(Montecarlo) che l’accampamento fiorentino di Badia Pozzeveri era nel caos,piombò come un falco su di loro,facendo la festa al Cardona,capitano spagnolo della città del giglio.
    Esempio unico in ambito regionale per aver messo sotto per due volte i dominatori della Toscana,vincitori su Arezzo e Siena.
    Rivalutare la figura di questo lucchese è cosa pregevole in quanto qualcuno,ignorando la storia, lo confonde come se fosse stato un mezzo bandito dedito a scorribande incendiarie.
    Coloro non sanno che costui è stato,come scrive il Machiavelli,IL PIU’ GRANDE condottiero della sua epoca e, vedi caso, Lucchese.

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  • Admin
    23 settembre 2012, 23:39

    Firenze e il potere della Chiesa, nei secoli successivi avranno tutto l’ interesse, affinchè questo leggendario personaggio, che sia a Firenze, che al potere guelfo, aveva rifilato sonori ceffoni, cadesse nell’ oblio, concordo con Giovanni sul fatto che Lucca e i suoi cittadini dovrebbero
    rivalutare e ricollocare Castruccio Castracani nel posto che merita nella storia

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  • Admin
    24 settembre 2012, 01:47

    Nella politica conta il destino? Conta l’imponderabile? Se Castruccio fosse vissuto avrebbe conquistato Firenze? Con quali effetti? Se nel secolo successivo Gian Galeazzo Visconti fosse vissuto avrebbe conquistato Firenze? Con quali effetti? Oppure in ogni caso, Castruccio o non Castruccio, Gian Galeazzo o non Gian Galeazzo, Firenze era troppo potente economicamente perché singoli uomini politici potessero alteranrne la storia? A questo non c’e risposta. Si tratta solo di un esercizio mentale piacevole quanto inutile. Roba da storici…

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  • Admin
    24 settembre 2012, 09:08

    @Ammonio-Non sono uno storico e non mi sono posto il problema dell’imponderabilità se Lucca avesse o meno conquistato Firenze.
    Rimane comunque, indelebile, che Castruccio fu un grande,due volte,inseguendo i fiorentini chiusi nella loro città che se la facevano addosso e facendo fare il palio con delle meritrici,per prenderli in giro. lungo le loro mura cittadine.
    Il resto.è presumibile,Firenze era ed è inattaccabile,ma in quel preciso momento storico di 687 anni orsono ,mi piace esercitarmi mentalmente che se Castruccio fosse vissuto di più,avrebbe indotto i fiorentini a più miti consigli per diversi anni.
    Quindi onore e gloria a questo signore al quale io intitolerei non solo un viale senza alberi ma tutta la passeggiata delle mura di Lucca in segno di riconoscenza in quanto rappresenta positivamente quello che può vantare la città Lucense nella sua storia.

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  • Admin
    24 settembre 2012, 13:25

    bell’articolo,mi farebbe piacere che ve ne fossero di più in mezzo a tanto appiattimento

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  • Admin
    24 settembre 2012, 15:58

    Noi siamo così furbi che si preferisce intitolare la piazza più grande dalla città a Napoleone.

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  • Admin
    24 settembre 2012, 18:54

    Castruccio e tambellini, facciamo il gioco delle differenze? Uno ha riconsegnato Lucca ai Lucchesi, l’altro prova in tutti i modi a consegnarla ai pisani. Anche il secondo passerà alla storia.

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  • Admin
    25 settembre 2012, 00:27

    Se le date riportate nella’articolo sono giuste, e non ho motivo di dubitarne, Castruccio visse 47 anni, non 44 come afferma Machiavelli.

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  • Admin
    25 settembre 2012, 14:15

    @Renzo- Machiavelli,nato 188 anni dopo Castruccio,nella sua” Vita di Castruccio Castracani” ci mette anche un qualcosa di fantasia come quando parla che fu trovato nella vigna abbandonato dai genitori quando risulta che fosse figlio di Puccia degli Streghi,famiglia tra le più ricche di Lucca,e di Gerio Castracane,personaggio di primo piano nella Consorteria degli Antelminelli.
    Detto questo occorre precisare che la data della nascita è presunta ma non certa,e,pertanto,può anche darsi che il Machiavelli non abbia sbagliato del tutto.

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  • Admin
    25 settembre 2012, 16:19

    Gentili signori

    Per caso vi risulta anche che questo condottiero abbia venduto Lucca ai pisani nel 1348?
    partecipando al suo saccheggio?

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  • Admin
    25 settembre 2012, 19:21

    òRenato Matteucci-Alla data da lei indicata Castruccio era già morto da 20 anni,l’episodio citato è databile 1314 quando con la venuta in Italia di Arrigo VII,si unì alle truppe ghibelline di Uguccione della Faggiuola,signore di Pisa e capo dei ghibellini toscani.
    Lucca era in mano ai nemici guelfi e Castruccio partecipò alla presa ed al saccheggio della città,brutto episodio nella vita del condottiero lucchese giustificale solo in parte perchè in quella data non aveva alcun potere decisionale , era al servizio di coloro che comandavano.
    L’anno dopo ,1315 battaglia di Montecatini,si mise particolarmente in mostra come geniale comandante,determinante e vincente contro la lega dei Guelfi fiorentini.Questa la storia.

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  • Admin
    25 settembre 2012, 22:10

    Dimenticavo-Per un suo sereno giudizio circa l’operato di Castruccio,consideri che nel 1301 i Guelfi Neri,estremisti partigiani del papa,esiliarono su iniziatica di Bonturo Dati,triste personaggio lucchese.la famiglia Castracani che si trasferì ad Ancona.
    Questo giovane,all’epoca di 19 anni di età, ritornò in Italia dopo 3 anni e la cosa ebbe una sua valenza come rivalsa verso.non tanto Lucca,ma contro coloro che lo avevano esiliato.

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  • Admin
    6 gennaio 2014, 15:40

    Faccio rispettosamente notare che l’immagine del signore a cavallo non è di Castruccio ma di Guidoriccio da Fogliano nel famoso affresco di Simone Martini nel Palazzo Pubblico di Siena che lo rappresenta all’assedio di Montemassi.

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