Paolo Conte alla Versiliana per un concerto un po’ così…

PIETRASANTA (Lucca), 26 agostoPaolo Conte è fatto un po’ così. Poche parole, tante note battute su quel piano che gli fa da scudo e una maglietta paricollo nera sotto uno giacca che non manca mai. Che sia vecchia o nuova poco importa. Il tempo per lui sembra innutabile. Eppure si fa sentire, quasi inesorabile. Ogni volta che sale sul palco assomiglia sempre di più a un musico-poeta proiettato dal passato. Il secolo scorso ci restituisce quasi inaspettato un uomo che ha il volto solcato dal tempo, lo sguardo penetrante e l’anima jazz. Un uomo un po’ bohemien. Un uomo fatto un po’ così.

Conte chiude con nobiltà il calendario estivo della Versiliana, che concederà comunque il suo palco per due eventi settembrini fuoriprogramma: i concerti di Antonella Ruggiero (8 settembre) e Franco Battiato (9 settembre). Ma non è ancora finito agosto. E alla Versiliana c’è Conte.

Nella sera del nubifragio, in anticipo su ogni tempesta, nel teatro all’aperto si consuma veloce un’ora e mezzo di concerto. No, non sono le due ore abbondanti che abbiamo ascoltato non molto tempo fa nello straripante e acclamante teatro del Maggio Fiorentino. Fortunatamente non siamo neppure a Torre del Lago, dove due anni fa assistemmo a uno spettacolo assieme a un pubblico che non esitammo a definire “tiepido e cafone”. Ma qualcosa, nella serata delle Versiliana, ha prodotto certe ‘note stonate’.

Non sul palco, dove i dieci elementi attorno a Conte hanno suonato (come sempre) toccando le corde emozionali di chiunque si trovasse ad ascoltare. Picchi di virtuosismo hanno solo confermato quel senso d’insieme che appartiene solo a musicisti… un po’ così. Si presentano come sempre eleganti – anzi, elegantissimi – e non è certo facile suonare seguendo quei ritmi e sopportare al tempo stesso caldo, umidità, luci puntate contro. Ancora meno facile per Conte. Un settantacinquenne che non molla, che usa la voce (e il kazoo) come strumento prima ancora che come linguaggio, che porta in scena una scaletta ormai collaudata in cui sono raccolti i migliori successi (più un inedito e mezzo). Eppure – al di là della durata del concerto – c’è qualcosa che non va.

Conte si sente senz’altro più a suo agio in teatro, non in spazi aperti così fatti. E percepisce l’empatia del pubblico. Che, ammettiamolo, l’altra sera non era poi così accordato col palco. Il concerto è iniziato con estrema puntualità alle 21.38. Ma con scarso rispetto, parte del pubblico – che pure non ha fatto registrare il tutto esaurito – è arrivato alla spicciolata fino a una mezz’ora abbondante dopo l’inizio dello spettacolo. Per poi andarsene in tutta fretta prima del bis. E alla fine poco importa se dopo il segno di stop lanciato da Conte – il classico gesto della mano passata sotto il mento – qualcuno dalle gradinate ha continuato ad applaudire e gridare per altri venti minuti. Ormai l’avvocato d’Asti se n’era andato. Lasciando in eredità il ricordo di Gong-oh e quel Diavolo Rosso difficile da dimenticare. E voi? Lo capite il jazz?

Visita il sito internet del fotografo Guido Mencari


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1 Commento

  • Admin
    28 agosto 2012, 10:52

    Io lo adoro. Però mi sembra che ultimamente si ripeta (vedi il nuovo disco Nelson) e i suoi concerti siano troppo esosi…

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