Cosa accade nel caso di separazione se la famiglia vive in una casa in comodato

Cosa accade nel caso di separazione se la famiglia vive in una casa in comodato

LUCCA, 19 giugno – Frequentemente, si verifica che, per favorire una giovane coppia, i genitori (o in genere i parenti) concedono in comodato agli sposi un immobile da adibire a casa coniugale. Il comodato è infatti un contratto a titolo essenzialmente gratuito con cui una parte consegna all’altra una cosa mobile o immobile  (solitamente per un tempo o un uso determinato) con l’obbligo per il comodatario di restituire la cosa ricevuta (art. 1803 c.c. e seguenti).

Notevoli problemi si pongono però laddove gli sposi decidano di separarsi e il Giudice assegni l’immobile al coniuge a cui vengono affidati i figli; non è chiaro infatti se in questo caso il comodante possa chiedere in qualsiasi momento la restituzione dell’immobile.

La soluzione di questa problematica presuppone la corretta qualificazione del contratto di comodato: infatti, solo laddove si tratti di un comodato precario, il comodatario, ai sensi dell’art. 1810 c.c., dovrà restituire la cosa “non appena il comodante lo richieda”.

Invero, il nostro codice civile prevede due tipi di comodato: con e senza determinazione di durata.

Il primo si ha quando le parti hanno espressamente convenuto il tempo in cui il comodatario può utilizzare la cosa o comunque quando il termine entro cui restituirla risulti dall’uso a cui la stessa deve essere destinata.

In questo caso, il comodante potrà chiedere la restituzione della cosa, prima dello spirare del termine stabilito o prima che il comodatario abbia cessato di servirsi della cosa, solo laddove sia sopravvenuto un suo urgente e imprevedibile bisogno (art. 1809 c.c.).

Se invece i contraenti non hanno convenuto un temine, né questo risulta dall’uso a cui la cosa doveva essere destinata, il comodante potrà richiedere in ogni momento la restituzione del bene (art. 1810 c.c.).

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, nel 2004, con sentenza n°13603 ha affermato che con il contratto di comodato, stipulato in favore di un nucleo familiare (già formato o in via di formazione) le parti hanno voluto destinare l’immobile alle esigenze abitative della famiglia e perciò conferire a tale uso il carattere implicito della durata del rapporto.

Seguendo quest’indirizzo, a tale contratto non dovrà essere applicata la disciplina del comodato senza termine e pertanto, laddove tale uso non sia terminato, il comodante potrà ottenere la restituzione della cosa solo laddove sia sopravvenuto un urgente e imprevedibile bisogno.

Nel caso di separazione personale dei coniugi, invero, secondo quest’orientamento, il provvedimento del Giudice –  con cui viene assegnato l’immobile adibito a casa familiare al genitore affidatario dei figli  – conferma di fatto la destinazione dello stesso alle esigenze abitative della famiglia e quindi,  non essendo cessato l’uso a cui lo stesso era stato originariamente destinato, il comodante non potrà chiedere in ogni momento la restituzione dell’immobile.

A nulla rileva in senso contrario la circostanza che il contratto sia stato sottoscritto dal coniuge non assegnatario della casa familiare in sede di separazione in quanto lo stesso, al momento della stipula del contratto, non ha agito a titolo personale “quanto piuttosto quale esponente” della comunità familiare; pertanto con il provvedimento di assegnazione la detenzione dell’immobile di fatto si concentra sulla prole e sul coniuge che “pur potendo non essere stato parte formale del negozio attributivo del godimento, era comunque componente del nucleo a favore del quale il godimento stesso era stato concesso”.

Nel 2010 però la Corte di Cassazione, Sez. III, con sentenza n°15986 si è espressa in senso diametralmente opposto, affermando che il contratto  con cui viene concesso un immobile a una coppia di sposi affinché gli stessi lo adibiscano a casa familiare è un comodato senza determinazione di durata (c.d. “comodato precario”) e quindi il comodante può chiedere in ogni momento la restituzione della cosa non assumendo – secondo tale nuovo indirizzo – alcun rilievo il fatto che l’immobile sia stato adibito a uso familiare e sia stato assegnato in sede di separazione dei coniugi al genitore affidatario dei figli.

Negli ultimi due anni però i Giudici di Legittimità si sono nuovamente allineati all’indirizzo affermato dalle Sezioni Unite nel 2004: invero, con sentenza del 28 febbraio 2011 n°4917, i Giudici della Terza Sezione della Suprema Corte hanno espressamente affermato che “una volta chiarito che la madre di uno dei coniugi ha concesso in comodato l’immobile perchè venisse adibito a casa familiare, il successivo provvedimento, intervenuto nel giudizio di separazione, di autorizzazione a favore di uno di essi  […] ad abitare la casa stessa, emesso nei limiti normativi di cui all’art. 155 c.c., comma 4, non è opponibile al comodante allorchè, […] lo stesso chieda la restituzione nell’ipotesi di sopravvenuto bisogno, segnato dai requisiti della urgenza e della non previsione, ai sensi dell’art. 1809, comma II c.c.” (in tal senso anche Cass. Civ. Sezione III, 14 febbraio 2012, n°2103).

Concludendo quindi secondo i Supremi Giudici – nonostante l’isolata pronuncia del 2010 – il contratto di comodato, stipulato in favore di un nucleo familiare, è qualificabile come comodato con determinazione di durata in quanto le parti hanno voluto destinare l’immobile alle esigenze abitative della famiglia e perciò conferire a tale uso il carattere implicito della durata del rapporto.

Laddove nel giudizio di separazione, il Giudice adotti un provvedimento con cui autorizza uno dei coniugi ad abitare la casa coniugale, si deve ritenere che l’uso per il quale il contratto era stato originariamente stipulato non sia venuto meno, con la conseguenza che il comodante potrà chiedere la  restituzione dell’immobile solo laddove sia sopravvenuto un suo urgente e imprevedibile bisogno.

*praticante avvocato

(Per proporre quesiti da analizzare su ulteriori questioni legali i lettori possono scrivere all’indirizzo: consiglilegali@nullloschermo.it; sarà garantito il pieno rispetto della privacy).

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