Foibe, profughi istriani e vittime della Mafia al centro del dibattito in Consiglio provinciale

Foibe, profughi istriani e vittime della Mafia al centro del dibattito in Consiglio provinciale

LUCCA, 11 maggio – E’ stato approvata all’unanimità ieri dal Consiglio Provinciale la mozione presentata dal consigliere Fabio Giannotti del Popolo delle Libertà riguardante la necessità di impegnarsi a coltivare la memoria e a ristabilire la verità storica riguardo alle foibe, all’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

È stata condivisa anche l’urgenza di porre fine «ad ogni residua congiura del silenzio e ad ogni forma di rimozione diplomatica o di ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze» (così si legge nel testo della mozione) nonché la necessità di esprimere «ai familiari delle vittime delle orrende stragi delle Foibe e ai rappresentanti delle Associazioni che coltivano la memoria di quella tragedia e dell’esodo di intere popolazioni il profondo sentimento di vicinanza e di solidarietà».

Con il voto di ieri il Consiglio e la Giunta provinciale si impegnano a proseguire nell’opera di divulgazione del Giorno del Ricordo con iniziative, convegni, dibattiti e pubblicazioni in modo da recuperare i danni fatti dal «grave oblio che ha impedito a generazioni di italiani di conoscere una pagina tragica della nostra storia».

Voto unanime anche per la mozione, presentata sempre ieri dalla consigliera Isaliana Lazzerini (Federazione della Sinistra), che riguardava l’intitolazione di una strada o di un edificio lucchese a Placido Rizzotto, il sindacalista siciliano ucciso dalla mafia nel 1948, e l’impegno per l’approvazione della legge nazionale sulla “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.

Al termine di un dibattito molto partecipato da parte di tutti i presenti, il consiglio si è impegnato a sostenere entrambe le richieste, riconosciute significative per la lotta alla mafia e alla cultura mafiosa.

Placido Rizzotto, appena 33enne, fu ucciso perchè aveva osato mettere in discussione il controllo delle terre e lo sfruttamento dei braccianti da parte di Cosa Nostra. I mafiosi ne occultarono il cadavere ma la sua memoria non fu mai cancellata e la sua testimonianza è diventata patrimonio per moltissimi italiani.

Nel settembre 2009 i resti di Rizzotto sono stati ritrovati in una delle foibe di Rocca Busambra e finalmente, dopo 64 anni, il sindacalista avrà finalmente una degna sepoltura.

La sua vicenda negli anni è divenuta un vero e proprio simbolo, un esempio che ha contribuito ad avviare l’Italia verso una coscienza civica che ha voluto spezzare il clima di omertà.

In questa ottica diventa importante anche che lo Stato italiano accolga la proposta che arriva da Don Ciotti e dall’associazione “Libera” che richiedono l’istituzione ufficiale della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Dal 1996 ogni 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebra questa Giornata in cui le famiglie delle vittime di mafia ribadiscono la loro ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.

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