Baracco e Cupaiolo al Globe di Londra

LONODON (UK), 5 Maggio“Amici, romani, concittadini, prestatemi le vostre orecchie; sono venuto a seppellire Cesare, non a tesserne l’elogio.”

Andrea Baracco, nel suo ultimo spettacolo Giulio Cesare, seppelisce Cesare, che non apparirà mai in scena, perché lo spettacolo non tratta della persona. Casca (Lucas Waldem Zanforlini), Cassio (Roberto Manzi) e Bruto (Giandomenico Cupaiolo) non uccidono la persona ma ciò che rappresenta.

In scena ci sono anche Ersilia Lombardo, che interpreta Calpurnia, Gabriele Portoghese (Marco Antonio), Livia Castiglioni (Porzia).

Sul palco una sedia e una porta. Il potere e il tempo. Le porte nello spettacolo saranno tre, creano luoghi, spazi, successioni, il tempo che passa che sul palco di qualche metro rimane sempre uguale. Infatti Giulio Cesare può essere oggi un capo del mondo qualsiasi col vestito scuro e la cravatta, una storia attuale, raccontatata al presente.

Cesare non sale sul palco perchè il potere non esiste in sè, il potere è riconosciuto, accettato, votato, subìto, lo riconosciamo nel trono sgangherato, sfondato, dove Cassio e Bruto si siedono, sprofondano, ci passano attraverso. Il potere corrompe, fagocita, tira dentro di sè. Il potere è la poltrona che abbiamo a casa del pater familias. Il potere lo vogliamo, lo esultiamo, lo bramiamo. Applaudiamo Bruto che ama Roma più di Cesare, applaudiamo Marco Antonio che ci arringa. E così si uccide Cesare, e si scalfisce la poltrona, con le coltellate di gessetto rosso. “Quoque tu, Brute!”, ma anche noi. Con la speranza di diventare un po’ “piu uguali degli altri”, di sedere sulla poltrona in salotto. E due sono i protagonisti: il conflitto interiore di Bruto sul palco e il potere che diamo per scontato, accettato, immutabile, in sala.

Perché la rivoluzione non è mai stata tagliare e sostituire le teste, la rivoluzione è nell’idea della porta, tra il dentro e il fuori. L’idea di chiudersi dentro o di aprirsi al fuori. E ci chiudiamo ancora dentro, a chiave, nelle nostre proprietà, in scatole formato famiglia, condanniamo le persone per i reati che commettono contro le proprietà, non giudichiamo il reato, giudichiamo la persona. Non condanniamo il potere come meccanismo, ma, ogni tanto, le persone che l’hanno ottenuto. Potando rami innaffiamo le radici.

Giulio Cesare, è Imperatore, Dittatore, Duce, Führer, Rais, Colonnello, Cavaliere, Generale, Re, Presidente, Papa, Imam… Gaius Iulius Caesar siamo noi.

Visita il sito internet del fotografo Guido Mencari

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