Stalking: un fenomeno dalle molte sfaccettature

Stalking: un fenomeno dalle molte sfaccettature

LUCCA, 8 aprile – Nell’odierno villaggio globale massmediatico, in cui spesso si perde la differenza fra esperimenti giudiziali e plastici televisivi, poche fattispecie penali suscitano l’interesse che da alcuni anni, sempre maggiore, ruota attorno al c.d. stalking. Se, da un lato, i dati statistici confermano la rilevanza di un fenomeno drammatico che interessa il 21% della popolazione (1), dall’altro non si può che concordare con chi ha affermato che “le cronache giornalistiche e televisive hanno fortemente inciso sulla rappresentazione di una realtà che imponeva una tempestiva attenzione da parte del legislatore” (2).

Cerchiamo dunque di fare un po’ di chiarezza, anzitutto lessicale. In inglese, il termine stalking rappresenta il nomen actionis del verbo “to stalk”, e indica letteralmente l’atto di seguire o approcciare furtivamente (3) qualcuno. Oltre a stalking, vengono in analogo contesto utilizzati termini quali, ad es., intimidation (intimidazione) e harassment (molestia); criminal harassment è difatti l’espressione con cui vengono generalmente indicati i comportamenti molesti penalmente rilevanti negli ordinamenti di common law. Ed è proprio dai Paesi di common law che il legislatore nostrano ha attinto per introdurre nell’ordinamento la fattispecie punitiva di ciò che, in gergo accademico, viene anche indicato con l’espressione “intrusione relazionale ripetuta e assillante (4)”. In particolare, grande influenza ha giocato l’esperienza degli Stati Uniti ove, nel 1990, prima fra gli Stati membri, la California ha introdotto il reato di stalking, a seguito di numerosi casi -non solo a danno di star di Hollywood- assurti agli onori della cronaca. Negli anni successivi, anche gli altri Stati hanno seguito l’esempio della Costa Ovest fino all’approvazione, nel 1996, di una legge federale sullo stalking (5).

In Italia, il reato di stalking è stato introdotto con il Decreto Legge 23 febbraio 2009, n.11 (“Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonchè in tema di atti persecutori”) successivamente convertito, con modificazioni, nella Legge n. 38/2009. Il provvedimento si incarica di disciplinare, accanto a due materie ben note, quali la sicurezza pubblica e la violenza sessuale, una tematica giuridicamente nuova che si inserisce nel contesto di altre fattispecie in qualche modo adattabili (6): violenza privata, molestie, violenza sessuale, minacce e lesioni.

Il primo comma del nuovo articolo 612-bis c.p., rubricato “atti persecutori”, punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni «salvo che il fatto costituisca più grave reato […] chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita».

Dalla lettura della norma emerge immediatamente che si tratta di un fenomeno complesso suscettibile di sfociare in eventi eterogenei: perdurante e grave stato d’ansia, fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto, alterazione delle proprie abitudini di vita. Molto tempo richiederebbe la disamina di questi eventi; in questa sede basti rilevare, con riferimento allo stato d’ansia, come sia altamente opportuna una valutazione medico-legale così da rendere, caso per caso, in qualche modo oggettivo e cristallizzato un dato di per sé soggettivo e transitorio.

La complessità delle situazioni riferibili allo stalking si ritrova nelle norme accessorie che prevedono aumenti di pena nel caso in cui l’autore sia l’ex coniuge (separato o divorziato) o nel caso di omicidio e di violenza sessuale, o ancora se la persona offesa è un minore; da sottolineare anche la possibilità di ricorrere a misure di indagine quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori.

Ulteriore definitiva riprova delle articolazioni del delitto in questione si ritrova considerando che la procedibilità del reato è normalmente subordinata alla querela, da proporre nel termine di sei mesi; questo, com’è facile intuire, “al fine di non obbligare la vittima a subire il coinvolgimento in un procedimento penale se non lo desidera” (7). La procedibilità d’ufficio è invece prevista nei casi più delicati in cui la vittima sia un minore o una persona disabile, oltre che per il caso in cui lo stalker sia stato precedentemente ammonito dal questore.

Per comprendere correttamente il meccanismo, forse poco noto, occorrono alcune precisazioni. Finché non viene proposta querela per il reato di atti persecutori, la persona offesa può rivolgersi al questore avanzando richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. Si apre così una fase amministrativa “pre-procedimentale” che, solo potenzialmente e in funzione dell’intimazione rivolta allo stalker di recedere dal proprio comportamento persecutorio, sfocerà in un procedimento penale. Sulla delicatezza di tale ipotesi di diffida, intelligentemente introdotta nella consapevolezza che la rieducazione sia più utile della punizione, vale la pena riportare quanto osservato dal Consiglio Superiore della Magistratura: “è infatti conoscenza comune che in taluni casi un semplice intervento dell’autorità […] possa essere sufficiente per interrompere l’attività persecutoria soprattutto laddove l’agente si dimostra sensibile e timoroso rispetto alle conseguenze dell’inosservanza della diffida. I casi più complessi, tuttavia, possono trovare in tale intervento dei fattori di aggravamento posto che un molestatore resistente e recidivante può leggere la richiesta di aiuto della vittima come una ulteriore insofferenza verso la sua condotta di progressiva oppressione e quindi come una sfida da superare aumentando la soglia di aggressività” (8).

A fronte di un fenomeno complesso, il legislatore ha quindi introdotto uno strumento di tutela dalle molteplici articolazioni; per intendere quale meglio si attagli al caso concreto, non può che procedersi volta per volta a delicate valutazioni. Al fine di fornire agli operatori la capacità di affrontare in maniera professionale e non superficiale il fenomeno, si rende pertanto necessario un continuo investimento di adeguate risorse.

1 Dati Associazione Italiana Psicologia Criminologica da www.stalking.it, pubblicati in “Stalking e tutela penale” di C. PARODI, luglio 2009, Giuffré Editore;

2 E. Marzaduri ne “il ricorso alla decretazione d’urgenza condizionato dal diffuso allarme sociale” in Guida al diritto n.10 del 7.3.2009, p. 40;

3 www.wordreference.com/definition/to%20stalk

4 “Stalking e atti persecutori”, di A. CALDARONI, 2009, ed. universitarie romane; v. anche www.europolvercelli.com/Talking.pdf

5 www.ncvc.org/ncvc/main.aspx?dbName=DocumentViewer&DocumentID=32514

6 “Stalking e tutela penale”, di C. PARODI, luglio 2009, Giuffré Editore, p. 9;

7 “Stalking e tutela penale” di C. PARODI, luglio 2009, Giuffré Editore, p. 79;

8 Parere del CSM sul testo del Decreto Legge 11/2009 http://www.csm.it/circolari/090402P.pdf

*Avvocato

(Per proporre quesiti su ulteriori questioni legali i lettori possono scrivere all’indirizzo: consiglilegali@nullloschermo.it; sarà garantito il pieno rispetto della privacy).

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