Matrimonio tra coppie omosessuali: una difficile “questione”

Matrimonio tra coppie omosessuali: una difficile “questione”

LUCCA, 25 marzo – Il matrimonio fra coppie omosessuali è un argomento alquanto ostico, soprattutto per il nostro legislatore. Ma la domanda, se sia “giuridicamente” possibile un matrimonio tra soggetti dello stesso sesso, riecheggia dal 15 marzo scorso su giornali, internet e talk show.

Sembra insomma che per anche per il nostro (cattolicissimo) Paese sia arrivato il momento di affrontare la delicata questione dell’applicabilità dell’istituto matrimoniale alle coppie omosessuali, da sempre in prima linea per vedersi riconosciuti i medesimi diritti delle coppie etero, primi fra tutti quelli alla legalizzazione dell’unione di fatto e alla prole.

Del resto, dicono, “non vi è alcuna spiegazione giuridica, etica e sociale che legittimi tale discriminazione”, come la stessa Corte di Giustizia dell’Unione Europea ci insegna.

La Corte di Cassazione (sentenza n°4184/2012), pur ribadendo l’impossibilità di trascrivere un matrimonio contratto all’estero da una coppia omosessuale, ha spronato il legislatore a riformare la materia, evidentemente concepita per un modello “naturalistico” di famiglia non più adeguato all’attuale realtà sociale.

Nelle oltre ottanta pagine della richiamata sentenza, la Suprema Corte sancisce che anche le coppie gay sono protette dalla garanzia dell’art.12 della Convenzione di Strasburgo sui diritti dell’uomo, e godono, quindi del “diritto alla vita familiare”.

Le famiglie omosessuali, di conseguenza, hanno il diritto ad adire i Giudici di merito per avere un trattamento omogeneo a quello assicurato alle coppie coniugate. Gli stessi magistrati sono chiamati a investire, ove ritengano le norme in contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione, la Corte Costituzionale delle relative questioni di legittimità.

Il tema è socialmente e giuridicamente complesso: con la sentenza n. 4184 della Corte di Cassazione si apre, tuttavia, la strada per un futuro intervento del legislatore in materia e per un’applicazione delle norme più rispettosa dell’identità e della personalità dei singoli.

Resta, tuttavia, da capire quanto il nostro Paese sia pronto per l’ufficializzazione delle coppie omosessuali, con la conseguente estensione della garanzia prevista all’articolo 29 della Costituzione, secondo cui: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Vi è ancora tanta strada da percorrere, ma in questi anni qualche significativo passo in avanti, almeno a livello giurisprudenziale, è stato fatto. In questa prospettiva vengono in primo piano le sentenze in materia di affidamento e di diritto di visita dei genitori omosessuali.

I Giudici chiamati a disciplinare le frequentazioni ed il collocamento dei figli hanno ritenuto che l’orientamento omosessuale dei genitori non possa essere elevato a motivazione per escludere l’affidamento condiviso: “Lo stesso, affermano, non ha nulla di patologico o d’illecito, né tantomeno ha una dignità inferiore a quello eterosessuale” (una per tutte, Tribunale di Napoli del 26/06/2006 – confermata dalla Corte di Appello di Napoli l’11/04/2007 e dalla Corte di Cassazione con la sentenza n°16593 del 2008).

Per contro, i Giudici hanno considerato “l’atteggiamento discriminatorio ed omofobico, un elemento idoneo per escludere l’affidamento condiviso con il genitore svalutante” (vedi ad esempio Tribunale per i Minorenni di Catanzaro 27/05/2008).

La questione è socialmente, eticamente e giuridicamente complessa.

Sicuramente si potrà aprire un serio dibattito sul punto, con la speranza che siano rimossi i persistenti ostacoli giuridici che limitano l’individuo nell’esprimere pienamente la propria personalità, sia come singolo, sia all’interno delle formazioni sociali, prima fra tutte la famiglia.

*avvocato

Fonti: Sentenza Corte di Cassazione n. 4184 del 2012.

(Per proporre quesiti da analizzare su ulteriori questioni legali i lettori possono scrivere all’indirizzo: consiglilegali@nullloschermo.it; sarà garantito il pieno rispetto della privacy).

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