Lucca celebra il 150esimo dalla morte di Antonio Mazzarosa

Lucca celebra il 150esimo dalla morte di Antonio Mazzarosa

LUCCA, 8 marzo –  La Biblioteca Statale di Lucca ospiterà domani (venerdì 9 marzo 2012), alle ore 16,30, il convegno “Antonio Mazzarosa: modernità di un lucchese dell’800”, curato in collaborazione con l’Associazione Ponte Volontariato culturale.

In  occasione del 150esimo anniversario della morte del Marchese Mazzarosa (Lucca, 1780-1861) verrà celebrata e valorizzata una personalità poliedrica, di fondamentale importanza nella storia lucchese e nazionale. La presenza degli interventi del Marchese Mazzarosa nei più svariati ambiti, dalla letteratura alle arti visive, dalla musica all’economia, dal campo scientifico della fisica, della chimica e dell’agronomia a quello religioso, nonché i suoi incarichi di governo nello Stato Lucchese, l’attività di relatore ai Congressi degli Scienziati Italiani, l’attenzione verso il mondo produttivo, la partecipazione  alla costituzione della Cassa di Risparmio, verranno illustrati nelle relazioni di Nicola Laganà, Sebastiano Micheli, Paolo Emilio Tomei e Alberto Varetti. Seguirà l’inaugurazione di una mostra bibliografico-documentaria in tema, che resterà aperta fino al 30 marzo.

Antonio Mazzarosa di cui fra pochi giorni ricorre il 150esimo anniversario della morte, fu uno dei più eminenti personaggi lucchesi vissuti a cavallo fra la fine dell’Antico regime e l’unità d’Italia, esponente del liberalismo moderato. Mazzarosa (nato Mansi) fu il sesto e ultimo figlio del nobile Giovan Battista Mansi e di Caterina Massoni, nacque a Lucca il 29 settembre del 1780. All’età di vent’anni cambiò cognome in Mazzarosa perché fu scelto come erede dal marchese Francesco Mazzarosa, ultimo della casata e senza figli, per evitare l’estinzione della famiglia e la dispersine del cospicuo patrimonio.

Ebbe modo di apprezzare l’impulso all’economia dato dal governo di Elisa Baciocchi, sovrana di Lucca dal 1805 al 1814 che incentivò lo sviluppo con opere pubbliche e misure di economia liberale. Nel maggio 1814 fece parte del governo provvisorio costituito dal Senato lucchese, dopo la fine del dominio napoleonico, condizionato pesantemente dall’occupazione militare austriaca mentre il fratello maggiore, Ascanio Mansi, era a Vienna per salvare l’indipendenza dello Stato lucchese.

Con l’arrivo di Maria Luisa di Borbone, la carriera politica di Antonio Mazzarosa fu agevolata dal fatto che il fratello Ascanio Mansi fosse divenuto ministro segretario di Stato, direttore del dipartimento degli Affari esteri e dell’Interno. Nel 1824 Mazzarosa ottenne la presidenza della commissione d’incoraggiamento di belle arti e manifatture e l’anno successivo fu nominato dal duca Carlo Ludovico direttore del Liceo reale, l’università lucchese. Con il 1830 assunse la direzione di tutto il settore della pubblica istruzione del Ducato.

Pubblicò importanti lavori di carattere storico, artistico ed erudito, come la Guida del forestiere per la città e contado di Lucca del 1829, la Storia di Lucca dalla sua origine al 1814 del 1842. Al primo Congresso degli scienziati italiani, tenutosi a Pisa nell’ottobre 1839, sostenne la necessità di un’indagine per conoscere e descrivere tutte le varie pratiche agricole diffuse nella penisola italiana. Con questo fine scrisse Le pratiche della campagna lucchese (1841) a cui seguì Del contadino lucchese. Discorso 1845 testi in cui analizzava le pratiche colturali che rendevano prospero il territorio lucchese e l’ambiente culturale contadino.

Mazzarosa fu tra i promotori del quinto Congresso degli scienziati italiani, svolto a Lucca nel settembre 1843 e da lui presieduto. Fu in contatto con gli esponenti del liberalismo fiorentino come Ridolfi, Capponi e Vieusseux, svolgendo un ruolo di mediazione e di avvicinamento della realtà lucchese a quella toscana, in previsione della reversione dello Stato Lucchese al Granducato, che secondo il Congresso di Vienna sarebbe avvenuta alla morte di Maria Luigia d’Asburgo Lorena.

Con gli eventi del 1848 sperò per Lucca il ritorno in vita della costituzione parlamentare del 1805, si impegno per evitare repressioni nel Ducato. Di fronte chiusura di Carlo Lodovico di Borbone si dimise dai suoi incarichi e manifestò a capo di un corteo di tremila persone chiedendo la liberazione dei detenuti politici, la costituzione di una guardia civica, il riordino delle finanze e una nuova legge sulla stampa. Ma Carlo Lodovico che prese quella manifestazione come una rivoluzione, dopo aver concesso quanto richiesto, si affrettò a trattare segretamente la reversione del ducato, gravato da un enorme debito pubblico, al Granducato di Toscana.

Il passaggio istituzionale avvenuto a sorpresa l’11 ottobre del 1847 fu un’amara sorpresa per i lucchesi e anche per Mazzarosa che non si aspettavano di essere in tutto fusi con il Granducato di Toscana ma di conservare formalmente uno stato autonomo sotto la corona lorenese. Mazzarosa temeva l’impoverimento istituzionale e culturale della piccola capitale, privata della corte e di molti uffici amministrativi. Purtroppo in parte ebbe ragione.

Mazzarosa indignato per la «flagrante violazione dei diritti del popolo lucchese», rifiutò di entrare a farne parte del governo Toscano. Nominato senatore da Leopoldo II il 17 maggio 1848, non partecipò alla vita parlamentare, e ad altri incarichi pubblici. Continuò a dedicarsi agli studi storico-artistici. Mazzarosa guardò con favore all’unificazione italiana che vide proclamata appena 10 giorni prima della morte avvenuta a Lucca il 27 marzo 1861. Vittorio Emanuele II due mesi prima lo aveva nominato senatore del Regno di Sardegna.

8 commenti

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

8 Commenti

  • Admin
    8 marzo 2012, 21:07

    Secondo l’opinione di Mancini parte del merito degli interventi voluti dalla duchessa Maria Luisa, e poi dal figlio, spettarono all’opera dei Lucchesi, nobili e borghesi che amministrarono lo Stato […], tutti di competenza non comune, di equilibrio e di indiscussa onestà e disinteresse”, infatti aggiunge che “non sempre è facile distinguere quello che si debba a iniziativa e volontà di Carlo Lodovico da quanto spetti all’opera dei ministri, e specialmente ad Ascanio Mansi e ad Antonio Mazzarosa”. A. Mancini, Storia di Lucca, Firenze Sansoni, 1950, pag. 326.

    RISPONDI
  • Admin
    9 marzo 2012, 00:18

    Un grande uomo mai troppo ricordato. Quanto all’annessione dello stato di Lucca alla Toscana essa fu palesemente illegale. Infatti: 1) non era prevista dagli accordi internazionali, secondo i quali essa sarebbe dovuta avvenire solo all’atto della morte della Duchessa di Parma Maria Luigia d’Absburgo 2) i Borbone non attuarono mai quanto previsto dal congresso di Vienna e dall’atto addizionale del 1817. Infatti essi avrebbero DOVUTO dar vita ad una assemblea parlamentare secondo il modello del 1805; ovviamente tale assemblea non avrebbe MAI ratificato l’anticipata reversione del Ducato di Lucca alla Toscana. Quindi vi fu effettivamente una «flagrante violazione dei diritti del popolo lucchese», violazione che ebbe ed ha tuttora negative conseguenze.

    RISPONDI
  • Admin
    9 marzo 2012, 09:36

    Vi scordate che Antonio era anche un grande mecenate, ha creato la più importante collezione di opere artistiche di tutta Lucca, gran parte è ancora conservata dalla famiglia Mazzarosa e Cenami.

    RISPONDI
  • Admin
    9 marzo 2012, 11:28

    I fratelli Mansi, così si potrebbero chiamare sia Ascanio, sia Antonio, furono interpreti della volontà dei Lucchesi (quelli che contavano) di poter continuare a fare i loro affari a Lucca. Infatti austriaci, francesi e inglesi, avevano decretato la fine di Lucca indipendente, ma non avevano emarginato i “potenti” di Lucca.
    Prova ne sia la permanenza a Vienna durante il congresso di Ascanio che per garantire l’indipendenza di Lucca chiese che la città fosse affidata ad un Borbone di Parma. Gran gioia dei Lucchesi per gli articoli 101 e 102. La verità era che Lucca si era salvata dall’odiata Firenze.
    Fu veramente un affare alla Lucchese.
    La bigotta Maria Luisa ed il figlio, furono le “vittime” che i Mansi , a nome della cupola Lucchese, sfruttarono.
    Fini’ come fini’ anche se poi sotto il “dominio” dei due Mansi, Lucca ebbe un bel periodo. Alla fine le tasche dei ricchi ingrossarono e l’erario lucchese rimase senza una lira.
    Con l’eversione , tocco’ all’odiato Lorena accollarsi tutti i debiti.
    Lucca , a dispetto dei discorsi, non morì nel 1847, ma sessanta anni prima. I due Mansi, i Favilla del tempo che fu.

    RISPONDI
  • Admin
    9 marzo 2012, 13:26

    Lucca non aveva certo voce in capitolo al Congresso di Vienna. Era stata Repubblica sì, ma sotto il Sacro Romano Impero. I Francesi capirono che conveniva più spremere le tasche dei lucchesi che sopprimere lo staterello, Elisa voleva un reame e da questi due interessi nacque il Principato. Sconfitto Napoleone Lucca rientrava nell’orbita dello stato erede del Sacro Romano Impero, cioè l’Austria. E l’Austria non aveva nessun interesse a lasciare un piccolo stato indipendente né tanto meno a confermare la costituzione del 1805. Fortunatamente serviva un posto per una sovrana spodestata Maria Luisa di Borbone, ex duchessa di Parma, ex Regina d’Etruria e quindi Lucca sopravvisse per quaranta anni. Ma Ascanio Mansi per quanto possa aver fatto a Vienna, nelle anticamere delle anticamere, delle anticamere, del congresso, prese quello che passava il convento. Potè solo farsi garante di una nuova classe dirigente fatta del meglio dell’aristocrazia decaduta e del meglio degli uomini nuovi post Rivoluzione. Questo è quanto. Fortunatamente i lumi della tradizione liberale e commerciale cittadina permisero di creare i presupposti per lo sviluppo industriale del territorio.

    RISPONDI
  • Admin
    9 marzo 2012, 16:41

    Io mi stupisco come al nord italia sia nata la lega che basa la sua idea politica su evidenti errori storici e come a Lucca invece non ci sia alcun sentimento indipendentista anche se, la storia lo dimostra, ce ne sarebbero le ragioni, e magari anche qualche vantaggio.
    Antonio Mazzarosa è stato evidentemente l’erede di quel sentimento repubblicano e indipendentista che ha animato e tenuto in vita lo stato lucchese nei secoli. Questo tipo di uomini sono i veri eroi, coloro che non si piegano solo per la poltrona regalata dal capo di turno ma che rimangono fermi nelle loro convinzioni non per pura ostinazione ma perché palesemente giuste.

    RISPONDI
  • Admin
    24 giugno 2015, 16:26

    condoglianze sincere

    RISPONDI
  • Admin
    24 giugno 2015, 18:45

    condoglianze per la morte di Pietro Mazzarosa.

    RISPONDI

.

Newsletter