Luca Pagani: da Lucca a Cambridge e ritorno. La strana storia di un ‘cervello in fuga’

Luca Pagani: da Lucca a Cambridge e ritorno. La strana storia di un ‘cervello in fuga’

LUCCA, 4 gennaio Luca Pagani è un ventiseienne lucchese che, dopo una laurea a pieni voti in Biologia conseguita alla Scuola Normale Superiore di Pisa, sta portando avanti un dottorato di ricerca in Inghilterra presso l’Università di Cambridge. Ciò che fa di lui e della sua esperienza qualcosa che vale la pena conoscere – oltre ai racconti dei suoi studi – è che, lungi dall’essere il solito esempio di “cervello in fuga”, si tratta piuttosto del raro caso di uno studioso che invece vuol tentare a tutti i costi la via del ritorno.

Come è finito a Cambridge?

Dopo la laurea volevo completare la mia formazione con un’esperienza di ricerca. Avevo un’offerta in Italia, ma ho preferito orientarmi verso l’estero per due ordini di motivi. Il primo riguarda il fatto che completare la propria formazione all’Università di Cambridge ed ampliare la propria rete di contatti è senz’altro un punto a favore da inserire in curriculum. Il secondo l’ho messo a fuoco al momento di prendere la mia decisione: purtroppo il modo in cui è strutturata la domanda di dottorato in Italia non è competitiva a livello europeo. Innanzitutto le principali Università europee, e non, comunicano l’assegnazione dei posti di dottorato da un anno a sei mesi prima dell’inizio del contratto, al contrario dei due mesi scarsi concessi in Italia. Questo consente al candidato di valutare con largo anticipo le varie opzioni per il proprio futuro e di intraprendere ‘piani B’ in caso di esito negativo. Inoltre in Inghilterra l’assegnazione dei fondi è delegata ad una commissione giudicatrice, i cosiddetti ‘Trusts’, ‘terza’ rispetto ai gruppi di ricerca interessati all’assegnazione stessa, così da garantire una competizione imparziale per l’accesso alle risorse”.

E così dottorato di ricerca…

In realtà si tratta di una collaborazione tra due istituti: l’Università di Cambridge e il Wellcome Trust Sanger Institute”.

In cosa consiste il suo lavoro?

Si tratta di un progetto di Antropologia molecolare. Per ‘Antropologia’ si intende lo studio della nostra storia evolutiva come Homo sapiens. L’espressione molecolare si riferisce al tipo di informazioni utilizzate. Questo ramo, al contrario dell’Antropologia fisica che invece sfrutta le informazioni scheletriche, si serve del DNA delle persone viventi per ricostruire l’epopea umana. Quindi quello che sto facendo è una sorta di lettura delle informazioni genetiche di popolazioni Etiopiche per conoscere le dinamiche che hanno portato un piccolo gruppo di cacciatori e raccoglitori a colonizzare la quasi totalità delle terre emerse negli ultimi 60mila anni. Questo tipo di studi rientra nella cosiddetta ricerca di base, ovvero uno studio che non ha necessariamente risvolti pratici, quindi una conoscenza per la conoscenza, che si contrappone alla ricerca applicata. Questa distinzione, in Italia, viene troppo spesso tradotta, per mancanza di fondi o di visione d’insieme, in ricerca ‘accademica’ e ricerca ‘produttiva’. E non c’è niente di più sbagliato che scadere in questa facile semplificazione. Espandere la conoscenza è la prerogativa fondamentale della ricerca”.

Il suo progetto in Inghilterra durerà ancora un anno; al suo scadere cosa farà?

Mi trovo nella stessa condizione in cui mi trovavo due anni fa: due potenziali offerte, una in Italia e una sempre a Cambridge. Ma per il mio post-dottorato voglio rientrare in Italia. Può sembrare un paradosso lasciare condizioni favorevoli per mettersi nuovamente in gioco nell’incertezza, ma non sono ancora stato contagiato dal clima di pessimismo che sembra regnare in Italia. Il fatto è che per intraprendere il percorso che vorrei seguire io, e cioè diventare un giorno professore universitario, più tardi si rientra in Italia peggio è, mentre per tornare fuori dopo sarò sempre in tempo. Inoltre sono convinto che non siviva di sola carriera e, dopo essermi confrontato con l’internazionalità, posso affermare che l’Italia, gli italiani e il nostro approccio alla vita mi mancano”.  

(Foto di Flavia Costantino per LoSchermo.it)

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com