Stato e Avvocatura: un’introduzione alle lettere aperte dell’Ordine degli Avvocati

Stato e Avvocatura: un’introduzione alle lettere aperte dell’Ordine degli Avvocati

LUCCA, 13 novembre – La rubrica di questa settimana si dedicherà al diritto, ma in modo diverso dal consueto e cioè non per approfondire un istituto giuridico o esaminare un caso pratico, ma per aderire ad un’iniziativa promossa dall’Ordine degli Avvocati di Lucca.

Da alcune settimane tale Ordine sta cercando, anche attraverso i giornali locali, di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche che attualmente investono la giustizia, tra cui quella relativa al ruolo dell’Avvocato, soggetto costituzionalmente preposto alla tutela dei diritti dell’individuo.

Si parla ormai quotidianamente delle lungaggini dei processi e dell’impossibilità del cittadino di ottenere giustizia in tempi brevi, al punto da indurlo a rinunciare a priori a far valere le proprie ragioni.

La sempre più diffusa sfiducia nelle istituzioni e nella giustizia ha travolto anche l’Avvocatura.

Tra le varie ragioni vi è senz’altro la convinzione che essa, come le altre libere professioni, sia una delle principali cause ostative alla crescita del nostro Paese.

Che dire degli sprechi della Pubblica Amministrazione, dei privilegi della politica, della crescente pressione fiscale e di un’industria unicamente preoccupata a distribuire dividendi?

Non vogliamo fare propaganda alla nostra professione, ma rendere giustizia alla nostra professionalità.

Per questi motivi riteniamo di grande importanza far conoscere ai lettori dello Schermo.it i contenuti delle lettere provenienti dall’Ordine degli Avvocati di Lucca, affinché possano comprendere e giudicare con maggior consapevolezza le iniziative governative dirette alla “liberalizzazione” della professione forense.

Come noto, gli Ordini professionali hanno il precipuo scopo di assicurare l’indipendenza dei propri iscritti e di vigilare sul comportamento degli stessi, sottoponendoli a regole deontologiche e a sanzioni disciplinari.

Essi inoltre curano la formazione e l’aggiornamento continuo dei propri iscritti, affinché questi ultimi siano professionali e competenti.

“Liberalizzare” significa abolire questa garanzia.

“Liberalizzare” significa anche privare gli avvocati del loro autonomo sistema previdenziale (Cassa Forense), trasformandoli così in un peso per lo Stato.

“Liberalizzare” significa altresì disgregare e, conseguentemente, ridurre la capacità dei professionisti di agire all’interno della società, impedendo loro di contribuire al miglioramento della stessa.

Dalla prima lettera qui sotto pubblicata, emerge chiaramente come gli Avvocati, al pari dei Giudici, si siano battuti per rendere effettivi diritti fondamentali quali, ad esempio, il diritto alla salute, facendo sì che il risarcimento del danno derivante dalla sua lesione sia riconosciuto in maniera uguale a tutti i cittadini.

Ciò è stato possibile attraverso l’elaborazione della categoria del c.d. “danno biologico” e di parametri equi per la sua liquidazione.

Il Governo, con le sue recenti iniziative, sta ponendo nel nulla queste importanti conquiste.

La seconda lettera riguarda l’obiettivo del governo di abolire gli Ordini, “liberalizzando” la professione dell’Avvocato, al quale sarebbe così permesso di costituire società partecipate anche da soci di capitali, con conseguente compromissione dei principi deontologici di autonomia e indipendenza.

La terza lettera rappresenta l’attuale situazione della giustizia, sotto il profilo numerico  ed organizzativo.

Essa mette in luce la carenza di magistrati e di personale ausiliario nei Tribunali e negli Uffici dei Giudici di Pace.

Il Governo si è preoccupato unicamente di “riformare” il processo civile e penale attraverso l’emanazione d’innumerevoli leggi, incrementando vertiginosamente i costi della giustizia (basti pensare che gli importi per instaurare una causa sono stati aumentati ben due volte nell’arco di soli tredici mesi), innalzando così le barriere che sempre più impediscono al cittadino l’accesso alla giurisdizione.

Nella giungla dei provvedimenti in vigore non si riscontra alcun miglioramento delle procedure, né del sistema in generale.

Questa situazione, a dir poco drammatica, non è certamente da imputarsi agli Avvocati né ai Magistrati.

Buona lettura.

Leggi il testo integrale delle tre lettere cliccando qua.

Aggiornamento: leggi anche il testo della quarta lettera aperta dell’Ordine degli Avvocati di Lucca cliccando qua.

Secondo aggiornamento: leggi il testo della quinta e ultima lettera aperta dell’Ordine degli Avvocati di Lucca cliccando qua.

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