“Fare scene. Una storia di cinema” di Domenico Starnone

“Fare scene. Una storia di cinema” di Domenico Starnone

Ocìmmena.

Quel mondo meraviglioso che si schiude quando si scosta la tenda e si entra in quella sala buia, con quello schermo dove appaiono immagini in movimento, con la musica che ti avvolge e decine di occhi attenti a questa cosa che rappresenta storie, italiane, americane, universali.

Napoli. Fine anni quaranta. La guerra finita da poco. Un bambino con gli occhi spalancati dallo stupore di fronte alle immagini, guarda un film dietro l’altro; storie magiche, fantastiche, violente, suggestive, suggestionanti, impressionanti.

Conosce attori come James Stewart e Deborah Kerr, pellicole come Duello al Sole, L’Amante indiana, Le miniere di Re Salomone, Tarzan.

E ancora: Silvana Mangano, Raf Vallone, Vittorio Gassman, Figli di nessuno, Catene, Il Cucciolo.

Ma alla lunga non basta più e con un bel proiettore, ci si fanno le proiezioni a casa. E ancora di più: con l’aiuto di un esperto ci si fa il filmare e si fa il cinema! O almeno ci si è provato…

Questa grande scuola del cinema dal basso è la base della formazione del bambino che farà del cinema il suo lavoro.

E la vita prosegue. Arrivano i decenni successivi fino agli anni di oggi, i bambini di un tempo che sono diventati grandi (?), quel  bambino che guardava i film li ha talmente amati che adesso li scrive.

Ma il mercato attuale ha le sue leggi, le sue dinamiche. Compromessi, raccomandazioni, desolazioni, squallori. Soldi, soldi, soldi.

E dove è finita l’arte? La moralità? Non fanno parte di questo mondo da tempo.

Il libro è spassosissimo, ironico e pungente sopra nonostante la desolazione che sta sotto. E’ interessante vedere cosa c’è sotto il cinema, dietro la macchina da presa. Il luccichio non è che una parte minima, la punta di un iceberg composto da lavoro quotidiano, brutture, tante persone che faticano.

Le soddisfazioni? Qualcuna ogni tanto… ma ben lungi dal ripagare gli sforzi e i rospi da buttare giù.

Un grande Domenico Starnone, che ricordiamo ha scritto tra gli altri Via Gemito (Premio Strega 2001) e Denti (da cui è stato tratto l’omonimo film di Gabriele Salvatores), si ripresenta con uno stile sintetico ed essenziale, con un racconto più che un romanzo, ma di quelli che lasciano il segno.

Una storia di cinema che è un po’ una storia d’Italia in nuce, una storia del costume, della società, di come è cambiato il paese negli ultimi 50 anni: da carico e pieno di sogni e ambizioni a cinico, disilluso, sopravvissuto.

Fare scene. Una storia di cinema

Domenico Starnone

Minimum Fax 2010, Nichel

Pagine 192

€ 13,50

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