Il nome e la procedura della sua modifica

Il nome e la procedura della sua modifica

LUCCA, 20 ottobre – Ognuno di noi è titolare di un diritto personalissimo: il diritto al nome che viene assegnato alla nascita e che identifica la persona distinguendola dalle altre. Il diritto al nome è tutelato sia dal codice civile (artt. 6 e seguenti) che dalla carta costituzionale (art. 22).

L’art. 6 del codice civile stabilisce che “ogni persona ha diritto al nome che le è per legge attribuito. Nel nome si comprendono il prenome e il cognome”.

Se un soggetto ritiene di aver subito un pregiudizio dall’uso indebito che altri facciano del proprio nome, egli può chiedere al giudice la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni (art. 7 c.c.).

Tale facoltà può essere esercitata anche da chi, pur non portando il nome contestato o indebitamente usato, abbia un interesse fondato su ragioni familiari degne di essere protette (art. 8 c.c.).

Rientra nella tutela anche lo pseudonimo laddove esso abbia assunto l’importanza del nome (art. 9 c.c.).

Un’altra ipotesi è quella contemplata dall’art. 494 del codice penale che punisce, con la reclusione fino ad un anno, colui che attribuisca a sé o ad altri un nome falso.

La domanda che si pone è questa: possiamo cambiare il nostro nome e, in caso affermativo, in che modo?

La risposta a tale quesito si trova nel secondo comma dell’art. 6 c. c. che recita: “Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome,se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati”.

Il D.p.r. 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127) include alcune disposizioni che delineano sia il procedimento per cambiare il proprio cognome o nome (perché ridicolo, vergognoso o perché da esso emerge l’origine naturale del soggetto) che  quello per aggiungere al proprio un altro cognome (ad esempio per aggiungere al cognome del padre quello della madre di origine nobiliare)

In primo luogo chiunque intenda cambiare il cognome o aggiungere al proprio un altro cognome deve farne richiesta al Ministero dell’interno, tramite domanda al Prefetto della Provincia di residenza, esponendo le ragioni della domanda.

Qualora la domanda appaia meritevole di essere presa in considerazione, il richiedente è autorizzato a fare affiggere all’albo pretorio del comune di nascita e di quello della residenza attuale un avviso contenente il riassunto della domanda.

Il decreto con cui si autorizzano le affissioni può prescrivere che il richiedente notifichi la domanda alle persone che eventualmente interessate al cambiamento richiesto.

 L’affissione deve permanere trenta giorni consecutivi e risultare dalla relazione del responsabile in calce all’avviso.

L’affissione ha la finalità di consentire a chiunque ne abbia interesse di opporsi alla domanda del richiedente, nel rispetto del termine di trenta giorni dall’ultima affissione o notificazione (qualora la domanda sia stata notificata agli interessati). L’opposizione si propone con ricorso da notificarsi al Ministero dell’interno.

Se non vi è alcuna opposizione, colui che ha richiesto la modifica presenta alla Prefettura competente un avviso comprovante l’eseguita affissione e la sua durata nonché la prova delle notificazioni alle persone interessate (quando queste erano dovute).

Se tutto risulta regolare, il Ministero emana e notifica al richiedente il decreto con cui concede il cambiamento del nome o del cognome richiesto.

I decreti che autorizzano il cambiamento o la modificazione del nome o del cognome devono essere annotati, su richiesta dell’interessato o degli interessati, nell’atto di nascita del richiedente, nell’atto di matrimonio del medesimo, nonché negli atti di nascita di coloro che ne hanno acquisito il cognome. L’ufficiale dello stato civile del luogo di residenza, se la nascita o il matrimonio è avvenuto in altro comune, deve dare prontamente avviso del cambiamento o della modifica all’ufficiale dello stato civile – che deve provvedere ad analoga annotazione – del luogo della nascita o del matrimonio.

Attenzione: le domande non sempre sono fondate.

Esistono, infatti, precisi limiti al cambiamento: ad esempio, non può essere richiesta l’attribuzione di cognomi di importanza storica o, comunque, tali da indurre in errore circa l’appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo di nascita o di residenza dello stesso.

(Ricordiamo ai nostri lettori che ogni articolo di questa rubrica è basato anche sulle richieste arrivate via mail alla redazione, per porre quesiti su ulteriori questioni legali possono scrivere all’indirizzo: consiglilegali@nullloschermo.it; sarà garantito il pieno rispetto della privacy).

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