“Sabato, addio” di Marco Archetti

“Sabato, addio” di Marco Archetti

LUCCA, 17 ottobre – Con piacere noto il ritorno di Marco Archetti, giovane scrittore italiano di cui negli anni passati avevo letto due libri con molto piacere e divertimento.

Vent’anni che non dormo (2005), fu una folgorazione, una sorpresa incredibile, una scrittura funambolica che ti trasporta tutta d’un fiato in situazioni così paradossali da sembrare vere. Una voce che sorridendo racconta cose anche non proprio allegrissime.

Poi era stato Maggio splendeva (2006), più lieve, pacato, ma sempre con la sua grande scrittura, matura, controllata, consapevole. Più ovattata in questo caso.

Era quindi con grandi aspettative che mi accingevo ad approcciarmi alla sua nuova fatica, trovata in bella mostra in libreria, pur avendo saltato un capitolo della sua produzione: Gli asini volano alto (2009).

Non so cosa contenga quest’ultimo libro che non ho avuto il piacere di leggere ma fatto sta che in Sabato, addio la scrittura di Archetti è completamente trasformata. E purtroppo non in meglio.

Per poche pagine sembra di riconoscere quella voce interessante e particolare che tanto mi era piaciuta, ma proseguendo ci si accorge di aspettare un decollo che non arriva mai. Le buone frasi, la scorrevolezza della prosa, e i piccoli paragrafi che garantiscono un buon ritmo, sono spessissimo vuoti, amorfi, piatti.

La storia di due amici Gigi e Filippo, la storia di vite logorate, di sconfitte, di donne che non sono mai quelle giuste, di qualcosa che non è mai quello che dovrebbe andare. Di fughe pensate e realizzate a metà, del peso della vita che pretende dimostrazioni, che pretende persone all’altezza, che pretende pretende pretende e non da nulla in cambio.

I personaggi si dimenticano subito, nessuno riesce a saltare fuori dalla pagina e prendere vita, nessuno ha un ideale, nessuno sembra pensare, nessuno riesce ad essere se stesso, perché nessuno sa chi è.

Lo stupore per la narrazione è limitato a pochissimi frammenti, per il resto il susseguirsi dei fatti è stanco, banale, mai avvincente.

Attendiamo con calore la prossima prova dello scrittore bresciano, che di certo non deve dimostrare di saper scrivere, quello lo ha già fatto nei libri precedenti. E’ forse invece il momento di NON scrivere, di NON pubblicare un libro a cadenza regolare, di prendersi delle pause e tornare a scrivere solo qualcosa di veramente sentito e significativo.

Sabato, addio da l’idea di una bozza di sceneggiatura, da riprendere, ampliare, approfondire. Libro evitabile questo, ma Vent’anni che non dormo e Maggio splendeva in Universale Economica sono invece ottime occasione per conoscere il miglior Archetti!

Sabato Addio

Marco Archetti

Feltrinelli, I Narratori, 2011

Pagine 146

€ 13,00

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