Obbligo di rettifica e siti telematici: una battaglia contro la libertà di pensiero

Obbligo di rettifica e siti telematici: una battaglia contro la libertà di pensiero

LUCCA, 9 ottobre – La scorsa settimana avrete sicuramente notato che Wikipedia, l’enciclopedia libera della rete internet, nella sua versione in italiano, ha oscurato per tre giorni le proprie pagine in segno di protesta contro l’approvazione del provvedimento cosìddetto “ammazza blog”.

Si tratta di un disegno di legge finalizzato in primis a regolare le intercettazioni telefoniche, al cui interno è stato inserito un comma (il n.29 dell’art. 1) che estenderebbe l’obbligo di rettifica, previsto dall’art. 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni per la stampa) per i giornali tradizionali (ovvero, cartacei), a “tutti i siti informatici,ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”.

Per comprendere la portata di questa estensione, riportiamo qui sorto il testo dell’art. 8 della legge del 48.

Esso recita: “Il direttore o comunque il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa, le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano attribuiti pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità…”.

In sostanza la rettifica è uno strumento per tutelare la reputazione e la dignità di un soggetto che ritenga di essere stato leso da una notizia o da un’opinione altrui, senza alcun intervento da parte dell’autorità giudiziaria.

Per quanto riguarda le modalità, “il destinatario della richiesta deve pubblicare la rettifica in testa alla pagina del giornale che ha riportato la notizia (art. 8 comma 2), le dichiarazioni o le rettifiche devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono essere pubblicate senza commento nella loro interezza, purché contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni contestate (art. 8 comma 4, come modificato dal disegno di legge)”.

L’obbligo di rettifica deve essere adempiuto entro “quarantotto ore dalla richiesta”, in quanto “la sua mancata o incompleta ottemperanza” comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa da euro 7.500 a euro 12.500.

Il breve arco temporale concesso per l’adempimento dell’obbligo se può non creare alcun problema al direttore di un giornale – ben potendo vigilare costantemente sulle richieste dei lettori – può, per contro, mettere in seria difficoltà il gestore di un blog amatoriale che potrebbe non sempre avere tempestiva notizia della richiesta di rettifica; l’obbligo di rettificare sorge, infatti, al momento della richiesta stessa e non dalla ricezione della stessa da parte del direttore o del gestore del blog.

E’evidente poi che la sussistenza della lesione alla dignità e della non rispondenza a verità della notizia è fatta dipendere dalla mera valutazione soggettiva di colui ritiene di dover essere tutelato. In sostanza, valutazioni che dovrebbero essere compiute da un soggetto competente terzo ed imparziale, sono lasciate all’arbitrio del soggetto che, quindi, si fa giustizia da solo.

L’autorità giudiziaria potrebbe intervenire solo in un secondo momento poiché il soggetto richiedente la rettifica, nel caso in cui questa resti incompiuta, può chiedere al giudice di obbligare il giornale o il blog ad eseguirla.

Resta tuttavia la questione per cui la rettifica, così come disciplinata, se può adattarsi al giornale professionistico, non appare altrettanto idonea ad un sito amatoriale.

Se, infatti, la norma si applicasse ad un sito amatoriale, chi oserebbe scrivere qualcosa in merito ad una persona, avendo la consapevolezza di andare incontro a sanzioni onerose?

Nessuno avrebbe più la possibilità di esercitare il diritto di manifestare il proprio pensiero o il diritto di critica perché la valutazione della lesione alla dignità o della non rispondenza a verità della notizia dipenderebbe dallo stesso soggetto richiedente la rettifica.

Con questo non si vuol difendere il diritto di scrivere qualunque cosa riguardo ad altri, trasformando la rete in una sorta di far West.

L’unica osservazione che può farsi è che la verità o la lesione della dignità non può essere demandata al giudizio del soggetto citato nell’articolo, il quale potrebbe obbligare il sito alla rettifica solo perché semplicemente infastidito (sebbene non effettivamente leso) dalla notizia.

Al riguardo si fa presente che colui che abbia fondato motivo di ritenere di essere stato diffamato può sempre avvalersi della tutela penale nei confronti del responsabile.

Quanto descritto chiarisce i motivi alla base della mobilitazione (naturalmente sempre e solo sulla rete) dei blogger e dello “sciopero” di wikipedia.

Pare che le proteste abbiano avuto un certo riscontro in quanto la Commissione Parlamentare competente è giunta all’approvazione di un emendamento al comma 29 diretto a limitare l’estensione dell’obbligo di rettifica ai soli “giornali diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione”, eliminando così dal progetto di legge l’espressione omnicomprensiva “a tutti i siti informatici”.

E’ comunque troppo presto per gridare vittoria, visto che l’emendamento deve ancora passare all’esame della Camera.

Resta comunque aperta la questione se possa ritenersi giuridicamente corretta l’applicazione dell’obbligo di rettifica alle testate on line, non essendovi ad oggi una perfetta equiparazione tra queste ed giornali tradizionali (cartacei) i quali, a differenza delle prime, godono di ampi vantaggi e benefici.

Fonti: Iuris data -Giuffrè.

(Ricordiamo ai nostri lettori che ogni articolo di questa rubrica è basato anche sulle richieste arrivate via mail alla redazione, per porre quesiti su ulteriori questioni legali possono scrivere all’indirizzo: consiglilegali@nullloschermo.it; sarà garantito il pieno rispetto della privacy).

16 commenti

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16 Commenti

  • Admin
    9 ottobre 2011, 16:48

    ogni limitazione alla libertà di pensiero quando non questo non è finalizzato all’eversione o alla delinquenza è anticostituzionale e perciò da tenere e ripudiare.

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  • Admin
    9 ottobre 2011, 17:32

    cara signora falchi, credo che lei sia priva della sensibilita’ di capire che una tale norma costituisca il minimo sindacale da chiedere a chi ha in mano il quarto potere ossia i mezzi di informazione. Forse prima di internet poteva essere accettato quanto da lei scritto. Oggi giorno tutto e tutti possono essere travolti da questa continua onda mediatica e internettiana. Le auguro che non incappi mai in qualche vicenda che possa portare il suo nome alla ribalta in modo negativo per un equivoco o perche’ qualcuno le vuole del male. In un attimo la sua vita potrebbe essere distrutta da un fatto attribuitole o da una immagine o da un video o da una telefonata! Lei passerebbe in un nanosecondo alla pubblica gogna e faticherebbe non poco a ristabilire le cose. Per cui l’obbligo di rettifica e’ un obbligo per chi ha la possibilita’ di manipolare le notizie e un sacrosanto diritto di ogni libero cittadino. Quello che fa paura oggi piu di ieri e’ proprio il fatto che tutti noi siamo in pericolo. Il semplice cittadino oggi e’ il protagonista della reality tv. Oggi si ha brama di spiare i segreti del quivis de populo. Tra grandi fratelli, talent show e aime’ cose vere quali processi mediatici il protagonista puo’ essere ognono di noi. 30 anni fa non era cosi’. La fama la celebrita’ era riservata a pochi, a coloro che avevano un talento, che sapevano intrattenere il pubblico. e nei processi non si assisteva a questa mediatificazione dei fatti. Oggi non e’ piu cosi’ ed in pericolo siamo tutti noi. perche’ tutti noi siamo dei possibili parolisi, misseri, sollecito, e potremmo essere mandati in pasto alle bestie. questo accorgimento tende a controbilanciare tutto cio’ e tutto cio’ in una parola mi sembra GIUSTO!

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  • Admin
    9 ottobre 2011, 19:45

    @Paolo, le do la notizia che in Italia esiste già il reato di diffamazione per ciò che lei cita.
    Non prendiamoci in giro con favolette sul fatto che tutti saremmo in pericolo. Come mi giustifica il fatto che per chiedere la rettifica non serva passare da un giudice?
    In questo modo, che ciò che io scrivo sia vero o falso, è ininfluente perchè chiunque potrebbe chiederne la rettifica. Lei potrebbe chiedere la rettifica di un mio scritto, dove magari accuso un determinato politico di un reato allegando anche delle prove. A rigor di logica, dovrebbe essere un giudice a stabilire se ciò che ho detto è vero o falso, non il primo che passa e non è d’accordo.

    E il fatto che -sembra- che il siti che non sono testate giornalistiche siano stati esclusi da questa norma, non cambia di una virgola il discorso. Se l’articolo di Pincopallino sostiene il falso, esiste il reato di diffamazione (e sarà un giudice a condannarlo). Ma se ciò che scrive è vero, la sua libertà non può essere limitata magari da un lettore in disaccordo (quindi non c’è nessun giudice a giudicare se la rettifica sia legittima o meno) che chiede la rettifica altrimenti si becca una multa.

    Ma essendo questa legge palesemente incostituzionale, mi auguro non venga approvata.
    Altrimenti credo che il mio hobby diventerà chiedere ogni giorno rettifiche a Libero o Il Giornale. 🙂

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  • Admin
    9 ottobre 2011, 23:06

    Caro Paolo, qui più che di mancanza di sensibilità si tratta di giurisprudenza creativa. Tralasciamo la “non perfetta corrispondenza” tra editoria cartacea e online: addirittura sarebbe l’editoria cartacea, che sopporta costi infinitamente superiori a quelli dell’editoria elettronica, ad essere avvantaggiata. Come se pubblicare una smentita fosse operazione tale da richiedere un vantaggio competitivo per essere portata a termine. Per cortesia, facciamo obiezioni serie o non facciamole affatto. La parte sul cittadino che si fa giustizia da solo è addirittura incommentabile: per sapere se mi sento offeso dal contenuto di un blog, dovrei chiedere ad una autorità terza che mi dica se davvero i contenuti del blog sono in grado di urtare la mia sensibilità o meno. Mi pare ormai chiaro che qualsiasi corbelleria può essere messa in campo pur di avere ragione. Forse qualcuno (più o meno tutti, a giudicare dai commenti) non ha capito che qui non si parla di lesione di diritti soggettivi, che in quanto tale deve essere valutata da una autorità competente, ma di una sorta di “diritto di replica” in mancanza della quale scatta una multa. Punto. In altri termini, la questione non è se il contenuto offensivo sia vero o meno (= diffamazione), ma se sia offensivo. E questo lo può stabilire solo il singolo offeso, esattamente come nel caso della diffamazione, in cui la denuncia parte dal presunto diffamato e non dall’accertamento di una fantasiosa “offensività” da stabilire ad opera degli organi preposti. Finitela quindi per favore di dis-informare le persone e di inanellare chiacchiere a ruota sempre più libera.

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  • Admin
    10 ottobre 2011, 06:49

    X giangi

    il problema non e’ a mio avviso se un articolo sostiene il vero o falso. La diffamazione e’ sempre esistita ma non possiamo dire che oggi i danni che provoca e le conseguenze che da essa derivano oggi con tv onnipresente e internet perennemente acceso, siano le stesse di quando il legislatore penso’ la norma. Diciamoci la verita’. Prima una offesa poteva avere conseguenze ristrette nel proprio ambito professionale o di amicizie ma oggi giorno no! Oggi anche il piu’ piccolo giornale dell’alto adige puo’ essere letto dall’ultimo pescatore di Licata tornato dalla battuta di pesca!! Gli basta un click! La cassa di amplificazione di tv ed internet potrebbe creare dei danni molto superiori ad una persona rispetto a quanto poteva fare prima. E poi si puo’ mai affidare la tutela dei propri diritti alla giustizia piu’ lenta ed inefficente d’europa??? Ci vuole una tutela anticipata dei diritti, una possibil;ita’ di mettere una pezza prima che passinio 10 o 15 anni, prima che un giudice stabilisca che il mio diritto e’ stato violato. Scusate, io di vita ne ho solo uno e non posso aspettare tutto questo tempo0 per avere giustizia!!!

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  • Admin
    10 ottobre 2011, 17:12

    @Paolo, Conosco il potere di internet e siamo d’accordo. Ma, molto semplicemente: non cambia una virgola rispetto al discorso precedente. Se il piccolo giornale altoatesino afferma il falso, esiste il reato di diffamazione. Che c’entra il pescatore di Licata? Come ha potuto leggere l’articolo, potrà leggere l’eventuale condanna di diffamazione inflitta al giornale per quell’articolo che aveva letto tornato dalla battuta di pesca!
    Inoltre scusi, ma non capisco che concetto di Giustizia ha lei. Mi sta dicendo che sarebbe meglio farsi giustizia privatamente? Che è meglio una giustizia privata, anche se non giusta, a fronte di una giustizia più lenta, ma perlomeno imparziale?
    Se lei avesse un proprio blog, o anche una testata giornalistica e io le chiedessi di rettificare uno qualunque dei suoi post o articoli (perchè mi gira di farlo…Mi sono alzato male, non mi è piaciuto il suo post e così le intimo la rettifica), dopo 48h senza rettifica lei si beccherebbe una multa di -supponiamo- 8000 euro. Lei questo lo trova giusto?
    Personalmente no, credo che se il blog (o la testata giornalistica) fosse mio, preferirei che fosse una figura imparziale a decidere se ciò che ho scritto deve essere rettificato o meno. Di certo il giudice non accetterebbe come motivazione il fatto di essersi alzati con la luna storta.
    Oltretutto, per una piccola/media testata giornalistica il rischio di beccarsi una richiesta di rettifica ad ogni articolo non gradito da qualcuno portarebbe ad una rapida chiusura perchè un tale bombardamento di sanzioni da migliaia di euro sarebbe insostenibile.

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  • Admin
    10 ottobre 2011, 19:41

    @giangi
    Caro signore, mi perdoni l’ardire: lei sa leggere l’italiano, sì? Altrimenti possiamo darle una mano noi; non c’è nulla di male, molti rispettabilissimi immigrati sono in difficoltà con la nostra bella ma difficile lingua anche dopo anni. Intanto le copio parte del decreto: “le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti *di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano attribuiti pensieri o affermazioni* da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità” [l’enfasi è mia]. Vede bene quindi che non è possibile, come lei sembra credere, che chiunque chieda la rettifica di un articolo qualsiasi. Bisogna che nel pezzo “incriminato” compaia l’attribuzione di un pensiero preciso ad una persona precisa, *la quale sola* può presentare richiesta di rettifica. Capirà che questo riduce di molto il campo delle possibilità. Lei sembra inoltre convinto che il termine “rettifica” abbia lo stesso significato della perifrasi “sentenza di condanna per affermazioni calunniose”. Se consulta un dizionario di italiano (credo che ci siano agevolazioni per gli stranieri, qualora decidano di acquistarne uno) vedrà che le cose stanno diversamente. La rettifica non è in grado di stabilire se le circostanze raccontate dall’articolo o post siano vere o false: non è questo il senso della norma, la quale è pensata esclusivamente per permettere a persone di cui sia stata riportata l’opinione di smentire la testata se ritengono che le proprie idee siano state riportate in modo inesatto o travisato. Avrà sicuramente letto casi di questo genere a centinaia sui giornali, e sono sicuro che non ha mai protestato. Non cominci a farlo ora solo perché qualcuno le ha suggerito che dovrebbe saltare a comando.

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  • Admin
    10 ottobre 2011, 21:40

    signor paolo,mi scuso,ma oltre che essere ignorante,dato che non ho “fatto le scuole”,come lei, e “priva di sensibilità”(ohimè) ,ci capisco abbastanza per sapere che esiste il reato di diffamazione come citato da altri interventi e che tutto questo gran casino (scusi la volgarità)molto spesso vien fatto per tenere nascoste le mariuolerie dei padroni del vapore di turno ,a quelli che come me essendo nati nell’ignoranza è bene che ci restino e che non sviluppino coscienza critica o pensieri “eversivi”.Posso dire che a me questo non va oppure sono colpevole di qualche reato? Per quanto riguarda la gogna o l’incriminazione per ciò che lei citava,io le cito un vecchio proverbio del mondo rurale (dal quale provengo):”male non fare,paura non avere”.

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  • Admin
    11 ottobre 2011, 07:33

    Chi più sa, più spiace.

    Eminenti esempi tra questi commenti.
    Il sarcasmo poi lascia intuire una pochezza umana e comunicativa sconcertante.

    Più che diritto di replica, come il protervo Michele vorrebbe farci credere, già ampiamente praticato sulla stampa da sempre, ravvedo l’esigenza di smentire le stesse proprie affermazioni, con il sostegno dell’immediatezza e della sanzionabilità. O di smentire un fatto, se solo il giornalista offre un poco il fianco con un solo aggettivo.

    Discredito alla cronaca, per estensione, perfino al giornalismo più obiettivo. In nome della libertà, liberiamoci ottenendo de iure la smentita di ciò che ci infastidisce.

    L’infelice ma popolare epiteto di bavaglio non è così errato, a voler guardare oltre la prima pagina, tra le sottili pieghe che si formano in costola o a bordo schermo sfogliando quotidiani scritti, diretti, editi e sostenuti in rapporto strettissimo alla politica, la solita normale aberrazione italiana

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  • Admin
    11 ottobre 2011, 08:25

    signora Falchi,

    lungi da me darle degll’ignorante. non l’ho scritto e nemmeno pensato. ho solo notato una mancanza di sensibilita’ sul tema in argomento che secondo me puo’ derivare solo dai trascorsi di vita di ciascuno di noi. Chi questi fatti li ha sperimentati sulla prorpia pelle passando notti insonni e cercando disperatamente come ristabilire la giustizia ed anche perdendo giornate di lavoro e serenita’ familairi, hanno acquisito una sensibilita’ che altre persone che non ci sono passate non possono avere ma non per loro stupidita’ o minore intelligenza.
    Mi perdoni ma il provebio da lei citato oggi giorno non e’ piu attuabile. Lo era in una societa’ sana, pulita, dove vi era un vero sentire comune. Oggi se piu’ fai del bene, se piu’ ti comporti bene puoi attirare molte invidie che potrebbero portare molti guai.
    Per cui oggi il proverbio potrebbe essere “Fai del bene, ma curati di non darne troppo risalto, perche’ qualcuno ti potrebbe fare del male”

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  • Admin
    11 ottobre 2011, 09:40

    @Michele
    Dispiace trovare sempre i soliti leoni da tastiera, che dimostrano quanto il succo del loro discorso sia una inutile ironia necessaria a compensare il vuoto dei propri post.
    Lei saprà leggere, ma di comprendere non se ne parla eh?
    La aiuto: “da ESSI ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità…”. Rifletta qualche minuto su questa frase, rilegga l’articolo (che già spiega ottimamente, lei purtroppo l’ha saltato a piè pari ed è andato direttamente ai commenti) e rilegga pure i miei post. Si prenda il tempo che le serve per capirli a fondo, vedrà che sarà tutto più chiaro.
    Sono certo che può riuscirci, ma in caso di bisogno sarò disponibile ad aiutarla.

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  • Admin
    12 ottobre 2011, 13:57

    L’epistemologico ha ragione, ma benché mi spiaccia spiacere, devo dare ulteriore prova della mia protervia (e pochezza) ribadendo che è tutto bello e buono, l’osservazione che il comma è strumento di autocorrezione a posteriori è esatta, e tuttavia nihil novum. Parliamo di una aberrazione, ammesso e non concesso che sia tale, che si protrae da appena una trentina d’anni. Trenta anni in cui chi ha voluto vedere ha visto e rivisto come gli strumenti con cui il potente di turno entra a pié pari nella gestione dell’informazione non siano certo due o tre smentite sul giornale. Ma, prescindendo da questo, l’idea che i fatti possano essere raccontati solo a suon di dichiarazioni, lungi dall’indicare una mentalità aperta alla libertà d’opinione, mostra soltanto come sulla dittatura imperante dei media e dell’immagine i presunti nemici della stessa non facciano altro che mettere il cappello.

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  • Admin
    12 ottobre 2011, 14:01

    PS: caro Giangi, non se la prenda per l’ironia fuori posto; un po’ di sarcasmo mette pepe nella discussione, ma se se n’è avuto a male me ne scuso. Continuo però a pensare che difendere la libertà di parola e poi invocare un’autorità dello Stato cui delegare il compito di stabilire se posso offendermi o meno, sia piuttosto ridicolo.

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  • Admin
    12 ottobre 2011, 14:37

    sign.Paolo,mi spiace sinceramente se nella sua vita sono accaduti aveenimenti per i quali ha dovuto lottare per ottenere giustizia.Personalmente cerco di fare del bene (talvolta incompresa o fraintesa),senza paura.Fare del bene,e basta…

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  • Admin
    12 ottobre 2011, 15:07

    @ Paolo
    Cito “Fai del bene, ma curati di non darne troppo risalto, perche’ qualcuno ti potrebbe fare del male” quando uno fa del bene, non nel senso lucchese di fà i soldi, non lo dovrebbe mettere in risalto né tanto né poco, lo dovrebbe fare e basta.

    @ Alessandra Falchi.
    Lei cita il proverbio rurale “male non fare,paura non avere”.
    Nella loro infinita saggezza i contadini si limitano ad invitare a non fare il male, cosa di per sé difficile ma assai più facile che fare il bene. Consci dei propri limiti, si contentano, cosa che parecchi “bleeding heart” di oggi non fanno. E, a proposito di proverbi, ve ne propongo uno anch’io. Di certo è nemo politically correct ma è senz’altro più azzeccato: “Far del male è peccato, far del bene è sprecato.”

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  • Admin
    12 ottobre 2011, 19:48

    Ma si figuri. Capisco (e perdono) la necessità di affidarsi all’ironia.
    Ad ogni modo, non è ciò che cita il compito dell’autorità dello stato e purtroppo non era neanche il punto centrale del discorso.

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