L’altopascese del Medioevo soffriva di artrosi poliomelite e mal di denti

L’altopascese del Medioevo soffriva di artrosi poliomelite e mal di denti

ALTOPASCIO (Lucca), 29 agosto – Poliomelite, artrosi, artrite e un’elevata incidenza di patologie dentarie. Sono le malattie riscontrate su alcuni dei primi scheletri riportati alla luce nell’ambito della Fieldschool in Medieval Archaeology and Bioarcheaology che si è conclusa in questi giorni, sul sito dell’antica Abbazia di San Pietro di Pozzeveri ad Altopascio (Lucca) e condotta dall’istituto di Paleopatologia dell’Università di Pisa.

Il progetto di studio varato dalla divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa, diretta dal professor Gino Fornaciari, e dal dipartimento di Antropologia dell’Ohio State University, con la supervisione del professor Clark Spencer Larsen, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, ha come obbiettivo l’indagine archeologica estensiva dell’antica abbazia e in particolare lo studio e l’analisi dei resti umani sepolti nelle aree cimiteriali del monastero.

Alla prima campagna di scavo hanno preso parte 23 studenti provenienti dall’università dell’Ohio, da diversi stati americani del nord e del sud, oltre che dal Canada, e 9 tra istruttori e supervisori italiani e americani, più 9 studenti del Master interuniversitario di primo livello in Bioarcheologia, Paleopatologia e Antropologia Forense organizzato dalle Università di Bologna, Pisa e Milano.

L’indagine ha portato alla scoperta di tre diverse fasi cimiteriali, da quella del XVIII-XIX secolo, relativa al cimitero parrocchiale della tarda età moderna della comunità di Badia Pozzeveri, a quella postmedievale di XVI-XVII secolo, fino alle fasi funerarie basso medievali (XIII-XIV secolo).

Il lavoro degli archeologi ha portato alla luce circa quaranta individui completi e articolati, e molti non in connessione. Le prime inumazioni che sono state studiate, comprendenti individui deposti molto sbrigativamente, tra cui un cadavere sepolto con la faccia rivolta verso il suolo, spiega una nota dell’ateneo, “potrebbero essere identificate, sulla base anche di riscontri documentari delle fonti scritte, con la fase cimiteriale del colera del 1855, le fasi immediatamente anteriori mostrano invece un ordine maggiore nella disposizione degli inumati, allineati su file parallele”.

Sono state scoperte anche le tracce di diversi edifici d’età medievale facenti parte del complesso monastico. In particolare, a sud della chiesa attuale, nell’area dove sorgeva il chiostro dell’abbazia, è stato individuato un ambiente in muratura – forse affacciato sul chiostro stesso – di cui si è conservato interamente il crollo del tetto in lastre d’ardesia. Il crollo, avvenuto prima del XVI secolo, sigilla perfettamente i livelli di frequentazione medievale che saranno indagati nella prossima campagna di scavi.

A ovest lo scavo ha consentito di evidenziare la struttura dell’antica chiesa abbaziale romanica, la quale, come è emerso dalle indagini geofisiche effettuate da Adriano Ribolini e da Monica Bini del dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Pisa, aveva uno sviluppo da est a ovest di circa trenta metri.

Le ricerche continueranno nella prossima stagione, con l’ampliamento delle prospezioni geofisiche e con l’approfondimento degli scavi. Il campione bioarcheologico recuperato permetterà di ricostruire malattie, stile di vita e caratteristiche bioarcheologiche della popolazione locale dal medioevo fino al XIX secolo.

1 commento

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

1 Commento

  • Admin
    31 agosto 2011, 19:25

    Quella zona era malsana, intorno vi erano acquitrini.

    RISPONDI

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com