“Cadere ad Alamo”. Il Texone di Magnus: genesi di una Leggenda

“Cadere ad Alamo”. Il Texone di Magnus: genesi di una Leggenda

LUCCA, 24 agosto– Ci sono opere che diventano leggendarie per gli eventi dovuti alla loro genesi. Nel cinema vi sono diversi esempi come del resto nella letteratura. Molti meno quelli che riguardano il mondo della nona arte. Sicuramente uno dei pochi riguarda “il parto” del Texone realizzato da Magnus. Ora l’opera esce in una nuova, pregevolissima, edizione data alle stampe da Rizzoli Lizard in un bel formato che rende giustizia al minuzioso lavoro di Magnus.

Già, minuzioso o forse è meglio dire certosino.

Sette anni ci vollero al disegnatore di Alan Ford dopo che Sergio Bonelli glielo aveva proposto una Festa dell’Unità del 1989, mentre mangiava un panino.

Per molti la nuova edizione sarà un occasione per rileggere e rivedere l’ultima opera di Raviola. Sarà l’occasione buona per soffermarsi maggiormente su ogni vignetta, su ogni minimo dettaglio che affolla ogni vignetta, riuscendo a capire quanto Magnus si dedicò alla sua realizzazione, arrivando quasi alla mania.

“Ci sono stati dei momenti – dirà, in seguito- in cui ero come preso dalla piena del Po e non sapevo più da dove ero partito o dove volevo andare, nonostante la sceneggiatura fosse lì, tranquillizzante. E intanto montava.”

Molti, quando seppero che gli era stato commissionato il lavoro, pensarono che non ce l’avrebbe fatta anche perchè nel frattempo doveva portare avanti altri lavori:  Le Femmine Incantate, il Lunario, l’inedito Conte Notte.

Altri si meravigliarono che un autore ormai affermato come lui, si inchinasse davanti agli stilemi bonelliani in una sorta di ritorno alle origini. Ma non avevano capito che per lui era l’omaggio a quel personaggio per cui nutriva un “enorme rispetto”.

“Tex – dirà in una bella intervista – l’ho accettato perché per me è come La Fanciulla del West, o se preferite L’Uomo del West. È un melodramma che io posso fare all’italiana. Ed è anche una questione anagrafica: è il fumetto della mia vita, della mia epoca. Ed è sopravvissuto trionfante, prospero. E non miserrimo”.

E poi “è lui l’astro che illumina”, sottolineerà.

È lui che fa girare la testa a tutti, anche se non leggono fumetti. Noi siamo troppo abituati a pensare agli autori, che si inventano le loro storielle di 46 pagine. Ma di fronte a un personaggio e a una saga che ha impegnato tanti autori del calibro dii Galep, Letteri, Nicolò, Ticci, Villa puoi solo metterti al servizio dell’Eroe. E anche se a volte qualcuno ha tirato via tutti hanno dato il loro meglio con Tex”.

Già, anche, un omaggio a chi portava in edicola Tex tutti i mesi anche se la sua scelta era stata precisa: aveva deciso di rifarsi a quello delle origini, “quello che balugina dalle copertine di Galep”.

Erano iniziati così centinaia di studi (una parte dei quali si vedono nel volume della Lizard) in cui addirittura il semplice gesto di Tex che fuma una sigaretta era scomposto in decine di frammenti come un nei fotogrammi di un film. In effetti più che disegnare un fumetto, Magnus, lo ha girato facendolo divenire un Kolossal.

“Bonelli deve morie!” diceva, in maniera scherzosa a significare che l’editore sarebe dovuto rimanere a bocca aperta davanti al lavoro finito.

“Bisogna dare di più” diceva a Giovanni Romanini (la cui prefazione apre il volume) che lo aiutò nel ripasso a china e sopratutto nel disegnare i cavalli perchè Magnus, pensava, di non saperli rendere in maniera realistica.

A Bonelli, in effetti, “venne il sangue al naso, la rabbia e l’angoscia”, per tutta quell’attesa e quei ritardi, ma Magnus serafico rispondeva: “Io rendo conto solo a Tex. Chi è Bonelli? Non lo conosco. Conosco solo Tex Willer e il suo amico, il signor Kit Carson”.

E continuava a disegnare nel suo ritiro di Castel del Rio. A volte succedeva, che rivolesse indietro alcune tavole che aveva già consegnato per “alcune piccole modifiche”.

Lo disegnò con rispetto anche se fu tentato di “disegnare Tex in mezzo a un mucchio di signore che lo invitano a cento feste, ma non posso forzare le situazioni oltre una certa misura. Oltretutto dovrebbe togliersi la camicia e indossare un abito, io l’avevo persino già disegnato in gessato, cioé in completo nero con le righine verticali…”. Ma non lo fece primo perchè l’editore non glielo avrebbe permesso, secondo per il rispetto per la figura del Ranger.

Bonelli deve morire e invece morì lui, prima che il Texone uscisse nelle edicole.

Anche la sua dipartita contribuì a creare la leggenda attorno alla creazione dell’opera e a costellarla di piccoli  presagi.

Aveva detto:“Perché ho deciso di fare Tex? Perchè era una buona bandiera sotto cui cadere. E se dovevo cadere tanto valeva farlo ad Alamo”.

Fort Alamo, un luogo, un simbolo della Libertà.

Aveva visto giusto Magnus che, altra curiosità, si era raffigurato, in un cameo hitchcockiano, nell’ultima vignetta, vestito da boscaiolo che alzava il suo cappello mentre i due Pard lasciavano la Valle del Terrore.

Un saluto. Anzi, col senno di poi, un addio.

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com