Oannes l’uomo pesce: il primo contatto con una cultura aliena

Oannes l’uomo pesce: il primo contatto con una cultura aliena

LUCCA, 8 agostoOannes non era di questo mondo: apparve una mattina su una spiaggia melmosa del golfo Persico, fra le case di paglia e fango. Uscì da una “cosa” rotonda che poteva ricordare un uovo. Di giorno si intratteneva con gli uomini istruendoli “nelle lettere, nelle scienze e nelle arti di ogni tipo. Insegnò loro anche come fondare città, erigere templi, formulare leggi e misurare i campi. Rivelò loro i semi e la raccolta di frutta, ed in generale diede loro ogni cosa che è connessa con la vita civilizzata” e la notte tornava negli abissi perché aveva bisogno dell’acqua per sopravvivere. Oannes era mezzo uomo e mezzo pesce.

Così Berosso sacerdote caldeo vissuto nel III secolo a.C., descrive nella sua opera “Babiloniaka” (perduta ma riportata da altri autori) l’origine della civiltà presso gli antichi popoli mesopotamici.

“Vi era una gran moltitudine di gente a Babilonia, ed essi vivevano senza leggi come animali selvaggi – si legge in alcuni frammenti – Nel primo anno una bestia, chiamata Oannes, apparve dal Mar Eritreo, in un luogo adiacente a Babilonia. Tutto il suo corpo era quello di un pesce, ma una testa umana gli era cresciuta sotto la testa del pesce, e piedi umani gli erano similmente cresciuti dalla coda del pesce. Esso aveva una voce umana. Questa bestia passava i giorni con gli uomini, ma non mangiava cibo (…). In seguito apparvero anche altre bestie”.

Di fatto il mito di una creatura anfibia connotata come un semi dio che insegna agli uomini i misteri dell’universo non è una rarità.

Il culto dell’uomo pesce, infatti, era diffuso in tutto il Medio Oriente, dal golfo Persico alla costa mediterranea: Oannes è il nome dato dal greco Elladio all’essere mitologico che i popoli accadici chiamavano in realtà Uan mentre presso i Filistei era noto col nome di Dagon (piccolo pesce).

Cedendo a facili suggestioni e parallelismi, ritroviamo tale culto anche in America dove i Maya adoravano un anfibio che chiamavano “Uaana” che significa “colui che risiede nell’acqua”.

Non solo, in Cina Fu Hsi era un uomo con una coda di serpente dalle straordinarie capacità, primo “compilatore” dell’I Ching, il “Libro dei mutamenti” e presso gli induisti uno degli Avatars (il primo) di Vishnu è appunto un pesce.

Venendo a culture più vicine alla nostra, non possiamo non parlare dell’acrostico che i primi Cristiani fecero con la parola “pesce” che in greco suona “ichthys”: Iesous Christos Theou Yios Soter (Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), il cui simbolo veniva usato, nei tempi delle persecuzioni, per marcare le tombe ed i luoghi di riunione o per riconoscere gli amici dai nemici.

Infine un accenno ai Dogon, una popolazione africana stanziata nella repubblica del Mali, proveniente però dalla Mesopotamia, e scoperta dagli antropologi solo nei primi decenni del secolo scorso.

I Dogon conservavano il ricordo di creature civilizzatrici, i Nommo, anch’esse anfibie, che arrivarono sulla terra a bordo di arche volanti. Questi esseri per prima cosa cercarono dell’acqua in cui immergersi e poi insegnarono ai sacerdoti i loro segreti. Incredibilmente i Dogon dimostrarono di possedere precise nozioni di astronomia compreso il sistema multiplo di Sirio – Sirio a, b e c – non visibile ad occhio nudo e scoperto dalla scienza moderna attraverso calcoli matematici solo nel 1997.

E’ ragionevole, da questi miti, che come fili sottili attraversano il fumo del tempo ed uniscono decine di popolazioni lontane fra di loro, ipotizzare un primo antichissimo contatto dei nostri progenitori con una civiltà extraterrestre? Forse no.

E’ però un fatto che il culto dell’uomo pesce doveva essere profondamente radicato se è vero che dopo millenni la mitra, il copricapo usato dai sacerdoti di Oannes, ancora oggi ricopre la testa degli alti prelati.

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5 Commenti

  • Admin
    8 agosto 2011, 14:02

    almeno gli antichi creavano miti che avevano un senso. al giorno gli yankee creano baggianate tipo false autopsie di grigi che fanno ride i polli.

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  • Admin
    8 agosto 2011, 14:13

    Beh, secondo me questo articolo porta (finalmente) su un piano più giusto (oserei più alto) la discussione sugli ufo. Gli antichi, a torto o a ragione, credevano nella venuta di personaggi dal cielo che insegnavano loro qualcosa. La storia ci tramanda, come dice giustamente la giornalista, molti di questi casi ed è giusto parlarne in questa maniera. Senza preconcetti o pregiudizi in un senso o nell’altro.
    Mi piace!
    E, comunque, le false autopsie servono anche quelle e chi dice che i Grigi non siano tra noi?

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  • Admin
    8 agosto 2011, 15:45

    non ho capito perche’ quando si parla d’alieni, entita’ superiori provenienti da altri pianeti etc etc etc c’e’ sempre un alone di scetticismo nell’aria, mentre invece quando si parla di gente risorta il terzo giorno, di moltiplicazioni del rancio e di vergini incinte la maggior parte della gente ci crede senza alcun scetticismo. boh.

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  • Admin
    8 agosto 2011, 16:19

    per jorge da burgos: grazie, mi hai fatto fare la prima risata della giornata! 😀

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  • Admin
    1 agosto 2014, 18:08

    Un articolo molto pseudoscientifico, un uomo pesce che non mangia cibo, che vive di giorno in mezzo agli uomini, addirittura per avvalorare la teoria andiamo a finire nella cultura dei nativi americani, abituati a stare in mezzo alla natura e attribuendo ogni cosa ad essa, poi finiamo in Cina che lo ritraggono con la coda di serpente, poi ancora andiamo a finire ai Dogon ritenuti scoperti da alcuni antropologi solo qualche decennio addietro, mi posso immaginare cosa hanno potuto ritrarre questi antropologi sulle rocce, tanto è vero, che secondo questa popolazione africana, sarebbero addirittura degli anfibi. Dimentichiamo che alcuni testi antichi venivano scritti al solo scopo di narrare e rendere l’eroe più forte, ad esempio Eracle viene ricordato come colui che superò le dodici fatiche. Purtroppo invece si da vita a teorie più strampalate, forme di vita provenienti da altri mondi oppure (chi vuole tenere i piedi a terra) culture semiumane provenienti dal mare. Qui va a finire che ritraiamo ancora Scilla e Cariddi come due mostri marini, in realtà nello Stretto di Messina capita che tira un vento forte che agita le vele, (il presunto mostro che attacca dall’alto) con l’aggiunta delle correnti marine (il presunto mostro che attacca da terra). Poi infine come al solito si finisce sempre nell’infangare le religioni, in questo caso la mitra sarebbe secondo alcune ipotesi, da ricollegarla al dio pesce solamente perché con voluta immaginazione, potrebbe ricordare la testa di un pesce a bocca aperta.

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