“Gobbi come i pirenei” di Otello Marcacci

“Gobbi come i pirenei” di Otello Marcacci

Largo signori! Arriva Eugenio Bollini! E con il suo prontuario di citazioni e battute è pronto a farvi ridere! Mentre riderete vi renderete anche conto che la risata è anche un po’ su di lui, già, quel mezzo sfigato… Correva in bicicletta, se non sbaglio, (quello sport da drogati!), e non mi sembra abbia mai vinto nulla. Inutile mediocre!

Attenzione però, a volte anche i mediocri hanno la loro rivincita. E forse questa volta potrebbe essere il turno di Bollini. Che sia la volta buona per fare qualcosa per cui essere ricordato di diverso dalla solita parte di merda? Chissà…

Bollini è un gregario nel ciclismo come è un gregario nella vita, dove si riflette la sua mediocrità. Conduce una vita da mediano, tanta fatica, (ora che ci penso però neanche più di tanta) e totale assenza di gloria.

Arrivano però dei momenti in cui sembra si possa uscire dalla condizione di gregariato. Arrivano alcuni momenti in cui anche i mediani segnano quei pochi gol decisivi, e in cui anche i gregari vincono delle tappe.

E quando vincono le loro vittorie rappresentano un po’ tutti loro, tutti i gregari. Questa è la loro forza, la fatica silenziosa e la lontananza dei riflettori forse li uniscono più di molte altre cose.

Bollini è un po’ vincente sfigato e un po’ perdente di successo. Bollini sa fare ma in modo banale. È ciclista professionista, ma non vince mai. Vittima di una pigrizia che non gli permette di godersi le sue conquiste né altre volte di sentirsi troppo in colpa. Un inetto.

E’ un tipo che viaggia con la mente, che ha sempre la battuta pronta, come se se le preparasse la notte e non aspettasse altro che l’occasione per dirla. O come le citazioni. A parte che ogni tanto le sbaglia, a parte che ogni tanto sono fuori luogo, a parte che ogni tanto non servono a nulla, a parte che…

L’ambientazione è il mondo del ciclismo, con lo sporco doping, le luci dei riflettori e l’attenzione dei media per i pochi vincenti.

Ma i luoghi sono Lucca! Colta in tutta la sua lucchesità. In tutta la sua chiusura, provincialità e attenzione per le apparenze a discapito delle sostanze.

Papà siamo a Lucca te ne sei scordato?” dice Bollini a suo padre colto da un momento di verve anarchica in contrapposizione alla tradizionale cultura cattolica della città.    

Bollini quando vuole è anche un tipo deciso, lo testimonia la sua fede, (“Ho sempre tifato per la Viola e odio la Juve dal profondo dell’anima”) che non rinnegherà mai, e che forse schierandosi contro chi ha rubato, lo fa sentire dalla parte giusta.

La prima parte di questo frizzante romanzo ha una funzione preparatoria, dove conosciamo Eugenio, ormai quasi ex ciclista, un po’ come la preparazione atletica per arrivare pronti alla seconda parte che va in scena come la più faticosa corsa a tappe.

Un romanzo non proprio di formazione ma di ri-formazione, di riscatto, di rivincita. E anche di riscoperta di se stessi, e in qualche caso proprio di scoperta vera e propria!

Un libro dall’atmosfera nuova per la Neo Edizioni che con questo ha deciso di inaugurare una nuova collana: Dry. Un ciclista con una maschera messicana e i simboli dell’infinito sugli occhi potrebbero forse fare già capire che il libro ha diversi livelli di lettura, diversi livelli, compresi alcuni spunti di filosofia interiore.

Ogni volta che se ne rilegge un brano c’è qualcosa di nuovo che salta all’occhio, nascosto dietro la prosa spedita, e ai sorrisi, risate a volte, che strappa via via.

Comunque sia Bollini per una volta prova a farcela, a non mollare, a fare pace con se stesso. Lo deve a suo padre che in punto di morte gli chiede una grande impresa. Ci riuscirà? E a che prezzo? Comunque vada è uno spunto per guardare la propria vita, nel bene e nel male, che a Eugenio piaccia o no.

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