Riconoscimento dei figli naturali: ecco come funziona in Italia

Riconoscimento dei figli naturali: ecco come funziona in Italia

LUCCA, 29 maggio – “Dopo tutto, non vi sono figli illegittimi, ma solo genitori illegittimi” (Anthony Burges). In passato il figlio naturale procreato da genitori non uniti in matrimonio era denominato “illegittimo” in maniera dispregiativa, per differenziarlo da quello “legittimo” nato all’interno del vincolo coniugale. 

A seguito della riforma del diritto di famiglia del 1975 tale distinzione è venuta meno sotto molteplici aspetti, salvo che per le modalità di costituzione del rapporto di filiazione.

Affinché si costituisca un rapporto di filiazione per il figlio naturale sono necessari una manifestazione di volontà del genitore (c.d. “riconoscimento”) o l’accertamento ope iudicis mediante dichiarazione giudiziale di paternità o maternità.

Il riconoscimento può essere fatto con una dichiarazione apposta sull’atto di nascita, oppure, in seguito alla nascita o al concepimento, davanti ad un ufficiale dello stato civile (nel Comune in cui è trascritto l’atto di nascita stesso) oppure anche in un atto pubblico (davanti ad un notaio) o in un testamento (art. 254, primo comma del codice civile).

Il figlio naturale può essere riconosciuto dal padre o dalla madre, congiuntamente o disgiuntamente, anche se, al tempo del concepimento, erano uniti in matrimonio con altre persone.

La condizione essenziale perché si possa procedere al riconoscimento, ai sensi dell’art. 250, secondo comma del Codice Civile è l’assenso del figlio qualora abbia compiuto i sedici anni, o dell’altro genitore che abbia già eseguito il riconoscimento, ove il figlio non abbia ancora raggiunto tale età.

Nell’ipotesi in cui il genitore rifiuti di dare il proprio consenso, l’altro genitore potrà ricorrere al Tribunale per i Minorenni al fine di ottenere una sentenza che terrà luogo del mancato consenso, sempre che ciò risponda all’interesse del figlio.

Il figlio naturale, mediante il riconoscimento, acquista il cognome di chi ha compiuto la dichiarazione; se questa è stata effettuata da entrambi i genitori, il figlio assumerà il cognome del padre.

In ogni caso, l’atto di riconoscimento è irrevocabile e, se è contenuto in un atto, qualsiasi clausola che limiti i suoi effetti sarà colpita da nullità.

Altra modalità per ottenere il riconoscimento è la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale che consente la costituzione del rapporto di filiazione in caso di assenza di volontà del genitore.

Tale dichiarazione, prevista dagli artt. 269 e segg. c. c., è un’azione che ha la finalità di accertare i presupposti per acquisire lo stato di figlio naturale e, conseguentemente, attribuire il corrispondente titolo.

Ai sensi dell’art. 270 c.c. legittimato a proporre la domanda, senza limiti di tempo, è soltanto il figlio. Nel caso che questi sia morto prima di averla proposta, l’azione può essere esercitata dai discendenti legittimi, legittimati o naturali riconosciuti entro due anni dalla morte.

Nell’interesse del minore, il procedimento per la dichiarazione giudiziale di maternità e paternità può essere iniziata dal genitore che esercita la potestà o dal tutore; quest’ultimo, previa autorizzazione del giudice.

Qualora il figlio abbia compiuto sedici anni, il genitore o tutore suindicati devono avere il suo consenso per promuovere o proseguire l’azione.

Il procedimento ha inizio con ricorso al Tribunale Ordinario, se il figlio è maggiorenne, altrimenti, se è un minore, al Tribunale dei Minorenni.

La domanda per la dichiarazione di paternità o maternità naturale deve essere proposta nei confronti del presunto genitore o, in sua mancanza, nei confronti dei suoi eredi.

La prova della paternità o maternità può essere data con ogni mezzo, anche mediante presunzioni. Riguardo alla prova della maternità, l’art. 269 terzo comma c.c. stabilisce che essa è raggiunta quando sia dimostrata l’identità di chi si pretende essere figlio e di chi fu partorito dalla donna che si assume essere madre.

Così come la prova della maternità, anche quella della paternità può essere data con ogni mezzo, salva la limitazione contenuta nell’ultimo comma dell’art. 269 c.c., secondo cui “la sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre ed il preteso padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale”.

Tra gli accertamenti dotati di efficacia probatoria vi rientrano la prova del sangue, quella relativa al patrimonio biologico ed ereditario e, in particolare, quella del Dna.

Il presunto padre può anche rifiutarsi di sottoporsi a queste indagini, ma tale comportamento è valutato dal giudice che può trarne elementi di prova laddove il rifiuto appaia ingiustificato.

La sentenza che dichiara la filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento volontario.

Ma di quali effetti si tratta?

Il figlio naturale acquista tutti i diritti del figlio legittimo.

In capo ai genitori sorgono gli obblighi di cui all’art. 147 c.c. e cioè quelli di mantenere, educare ed istruire il figlio secondo le naturali inclinazioni ed aspirazioni dello stesso.

Tra i diversi obblighi a carico del genitore rientra quello avente ad oggetto il mantenimento che, per giurisprudenza pacifica, decorre dal momento della nascita del figlio e non dall’atto del riconoscimento o della domanda giudiziale.

Pertanto, il genitore che per primo ha riconosciuto il figlio e lo ha mantenuto, in seguito all’atto di riconoscimento da parte dell’altro genitore o della sentenza di accertamento giudiziale, potrà agire nei confronti di quest’ultimo per ottenere il rimborso della quota, allo stesso spettante, delle spese sostenute per il figlio. Naturalmente, dovrà essere fornita la prova di tali esborsi nonché del fatto che essi siano stati effettivamente compiuti nell’interesse del figlio.

In ogni caso, non è escluso che, per la difficoltà dell’indagine, il giudice decida secondo equità.

Da tenere presente che l’inadempimento del suddetto obbligo rileva altresì sul piano penale integrando la fattispecie di cui all’art. 570 c.p. che sanziona la “violazione degli obblighi di assistenza familiare”.

Fonti: altalex.it; it.wikipedia.org; overlex.com; diritto24.ilsole24ore.com.

(Ricordiamo ai nostri lettori che ogni articolo di questa rubrica è basato sulle richieste arrivate via mail alla redazione, per porre quesiti su ulteriori questioni legali possono scrivere all’indirizzo: consiglilegali@nullloschermo.it; sarà garantito il pieno rispetto della privacy).

* avvocati

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